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martedì 19 aprile 2016

Merde al telefono e al campanello

Gli addetti alle vendite che porta a porta o per telefono propongono di cambiare fornitore di energia elettrica, servizi telefonici etc e che imbrogliando ti cambiano operatore senza che tu lo abbia chiesto saranno anche poveri giovani sfruttati con stipendi da fame ma sono e restano delle merde assolute perchè se io ho bisogno di soldi non pugnalo ignari vecchietti o comunque famiglie che non hanno colpa del fatto che siamo governati da incapaci di destra che demoliscono le tutele del mercato del lavoro e non fanno nulla per combattere la disoccupazione.
Quindi non usate facili alibi per dare una parvenza di moralità alla vostra coscienza sporca come una fogna. E i vostri datori di lavoro sono merde come voi, e i politici che ci hanno governato male negli ultimi trent'anni pure, perchè se la corruzione toglie ossigeno alla parte sana del paese e le leggi tutelano i truffatori la colpa non è mia.
Spero che prima o poi qualcuno vi dia una bella lezione.

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sabato 16 aprile 2016

Voto o astensione

Votare è un diritto-dovere. Se poi non voti non ti vengono a cercare a casa né ti multano. Ma ti comporti da cattivo cittadino e quando poi al bar critichi il governo fai solo pena.
Nel caso particolare del referendum, votare è sempre un diritto-dovere ma tecnicamente e indirettamente (per via del quorum da raggiungere) è ammessa l'astensione. Moralmente è però una decisione meschina e scorretta: invalidi la scelta di milioni di persone. Sarebbe corretto invece esprimere la tua scelta, senza depotenziare quella degli altri.
Diverso è ancora il caso di chi, ricoprendo una carica pubblica, invita all'astensione. Si macchia di una colpa grave, vergognosa e disonorevole. E commette un reato bello e buono. Sto parlando di Napolitano e Renzi, tanto per fare due esempi.

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L'Amore per gli animali e i suoi eccessi

Se credete che stia scrivendo questo post una persona che non ama gli animali siete fuori strada perché io vado oltre: io rispetto la Natura. Per me un albero merita rispetto come un gatto. E se non vi sta bene, ditemi perché rispettate il gatto ma non il topo, o il criceto ma non lo scarafaggio.
Detto questo, procediamo. Un albero merita rispetto come un gatto. Un essere umano pure. Anzi, di più. E' qui che, immagino, casca l'asino (speriamo sul morbido).
Io amo gli animali. Amerei il mio gatto, se ne avessi uno. Se mi muore un animale (è accaduto) sono tristissimo. Però, sia detto con chiarezza, la morte di un gatto non è nemmeno paragonabile a quella di un figlio o di un padre: non li comparo nemmeno, come non comparo mele a martelli.
Questo non vuol dire che uno non possa amare un animale o disperarsi quando muore; è successo anche a me. Vuol dire che le due cose non sono paragonabili e che spesso, chi ama gli animali, eccede: in tutte le cose vi sono limiti superati i quali si va nel torto o nella macchietta.
Scrivo questo perché a volte, parlando con chi ha un animale, ascolto discorsi inaccettabili. Più spesso, è vero, da chi ha gatti o cani ma non figli, ma non solo. E perché a volte su Facebook o simili leggo post e devo arrivare alla terza riga per capire se ad essere morto è un bimbo o un cane. Come detto, adoro la Natura e tutte le forme di vita (il ragno mi fa ribrezzo ma, teoricamente, lo rispetto) e so, a differenza di molti di voi, di essere ospite inquinante e stupido su un pianeta un tempo bellissimo e incontaminato. Ma non posso leggere certi discorsi. Non fate come i vegani che confondono uno stile di alimentazione (legittimo) con una religione per la quale fare proselitismo invadente e disturbante.
Perché allora, se insisitete, dovreste dirmi chi salvereste per primo, col dubbio di non potercela fare a salvare tutti e due, fra vostro figlio e il vostro cane entrambi caduti in acqua e in difficoltà. Suvvia... non si nega l'Amore per gli animali, che merita la maiuscola. Si critica una stortura inaccettabile.

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martedì 12 aprile 2016

Amore è libertà

Già a marzo sei distratto, evasivo, vago sul tuo futuro. Noi siamo abbastanza esperti e sensibili per capire cosa ti frulla in testa, anche se tu pensi di no. Ti sentiamo già lontanto, ma non smettiamo di volerti bene. Sappiamo come vanno queste cose: non ci piace, ma lo sappiamo, e comunque, al di là delle ferite che simili eventi possono lasciarci, il nostro amore che travalica persone e stagioni sana tutto, poi.

Per noi la squadra è amore, le coppe un optional: ragioniamo su corde diverse, quelle del cuore. L'anno prima la manfrina era stata simile, fino a giugno inoltrato. Infine decidi: vai in una squadra che ha vinto di più, che paga di più, che spende di più, che in teoria punta a vincere di più. Che è più gloriosa. Che è più "rispettata". Che è sempre sulle prime pagine dei giornali. Ci vai per far avanzare la tua carriera, per vincere ancora qualche trofeo, per migliorare il tuo curriculum, per guadagnare di più, magari il triplo, per poter chiedere alla dirigenza e subito ottenere calciatori più forti, già affermati, molto più costosi, che qualcun altro (a volte proprio noi) ha scoperto anni prima con merito e fiuto e pazienza quando ancora non erano nessuno e ha fatto crescere con amore e diventare quel che sono.

Lasci una squadra con la quale stavi cominciando a raccogliere i notevoli frutti del tuo lavoro, ma che, sebbene seria, ambiziosa, con un passato non glorioso ma molto importante, con una tifoseria unica, una maglia bellissima e una filosofia e uno stile invidiabili e rari a trovarsi in giro, non può certo garantirti, specie nell'immediato, le stesse possibilità di guadagno o le stesse probabilità di vittoria.
Poi ad aprile, dopo essere stato bersaglio per settimane di frecciatine e discorsi poco carini, cadi di sella, non perchè tu non sia bravo, perchè hai doti tattiche notevoli e caratteriali straordinarie, ma perchè in certi ambienti conta vincere, e null'altro, e non esiste la parola pazienza. Ci dispiace, ma la notizia non ci coglie del tutto di sorpresa: certe dinamiche, che non condividiamo, ci sono tuttavia familiari, certe parabole non ci lasciano basiti, solo un po' rattristati.

Tanti ci hanno lasciato, chi prima chi dopo, alcuni al momento giusto, altri un po' troppo presto. A pochi è andata benissimo, penso anche all'indimenticabile Del Neri, in genere, ma sarà un caso, è andata meglio a chi ci ha lasciato al momento giusto e comunque ci ha lasciato bene. Tuttavia una cosa è certa: anche se noi sappiamo nel nostro cuore che a volte ci state lasciando troppo presto, o senza ragioni valide, o che state andando a caccia di qualcosa di bellissimo e incerto lasciando però quel qualcosa di bellissimo e certo che già avevate, vi auguriamo sempre di farcela, con sincera amicizia, consci anche del fatto che trattenere qualcuno controvoglia non ha senso; da noi resta chi ama stare con noi, chi non può stare senza indossare quei quattro colori sulla pelle e chi ancora oggi prova brividi sinceri quando li indossa, e lo vedi da come parla e sorride e corre sul campo se è felice, e noi con lui.

Perchè noi non siamo un'azienda e comunque non siamo solo una società sportiva: siamo molto di più e di diverso, noi scendiamo in campo e rappesentiamo una città, una regione, un modo di essere, orgogliosi a prescindere dalle vittorie che pure, in qualche fase della nostra storia, sono arrivate copiose. Noi, sul rettangolo verde, cerchiamo cose diverse dalla semplice vittoria, cose più difficili spesso da raggiungere, più sottili se volete, meno appariscenti (no, più snob no), ma infinitamente più appaganti; il fatto poi che a volte, assieme a queste e mai senza di queste, arrivi pure qualche soddisfazione tangibile, di certo non ci rattrista ma, nei nostri cuori, oh davvero no, non è questo il punto essenziale.

#samp #miha #milan #etantialtri


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lunedì 11 aprile 2016

Eto'o e Ferrero

Ho letto il resoconto della conferenza stampa di Eto'o. Su alcune cose sto zitto, non conosco i documenti, non ho sentito i discorsi. Non so cosa si siano detti, per me può aver ragione Eto'o come Ferrero. Su altre posso rilevare qualcosa:

1) Eto'o dice che a fine 2015 se ne è andato per volontà della Samp e che ci sono pendenze; la Samp dice che ha assecondato la volontà di Eto'o di cogliere al volo l'offerta turca e che hanno risolto di comune accordo e senza pendenze: un giudice dovrebbe aver vita facile ad accertare come è andata... se davvero come dice la Samp esistono "documenti di risoluzione del rapporto che attestano che nessuna parte ha pretese di sorta nei confronti dell’altra parte, senza alcuna pendenza di alcun genere".

2) Eto'o e i suoi avvocati dicono che sono convinti che la Samp manterrà le promesse a loro dire fatte: allora perchè minacciano di intentare causa sportiva e ordinaria? Per far fretta a Ferrero? Ci sono altri modi, più discreti.

3) Causa la può far chiunque, a vincerla è uno però.

4) Perchè fai una conferenza stampa se ritieni di aver ragione e che ormai non ci sia più modo di accordarsi? Fai direttamente causa... Chi suona la grancassa mi piace poco, i processi non si fanno davanti a un microfono. Se invece pensi ci sia ancora spazio per accordarsi, allora facendo la conferenza pare che tu voglia usare il clamore mediatico per forzare la parte avversa...

5) Prendo atto che la Samp, questa sera, ha affermato di  essersi "sempre mossa nel rispetto degli accordi e dei regolamenti nazionali e internazionali".

Staremo a vedere.
Ora come ora direi di pensare alla prossima partita.

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sabato 9 aprile 2016

Bastardi al volante

Si può morire perché un bastardo si addormenta al volante? Sì, si può.
Puoi perdere un figlio di vent'anni in questo modo? E' successo molte volte.
Ogni volta che vedete un camion correre mettendo a rischio la vostra vita sappiate che al volante del camion c'e' un bastardo che corre per far prima e accontentare un datore di lavoro bastardo che se il dipendente non arriva in tempo lo licenzia e tutto questo per non scontentare un cliente bastardo che se non ha subito quel chiede cambia fornitore. E sappiate che i controlli sui mezzi non vengono fatti o vengono fatti male per risparmiare e che alle revisioni passerebbe anche mia nonna centenaria in coma se le mettessi su quattro gomme decenti. E che la gente mangia e beve e poi si mette al volante fregandosene dei controlli, tanto riesco a guidare.
Ogni volta che vedete qualcuno correre sappiate che è uno stron*o autonomo o uno stron*o tiranneggiato da stron*i: quel che accomuna tutti questi pezzi di merd@ è l'assoluta mancanza di rispetto per la vita umana e l'amore folle per il denaro.
Come puoi affrontare un viaggio notturno di ore alla guida di un pullman se durante il giorno non hai riposato un numero di ore sufficienti o se non stai bene o se hai mangiato un toro con contorno di spinaci a cena? Stai trasportando persone, non metti in gioco solo la tua vita. E persone sono comunque quelle che incroci sulla strada.
Per non parlare poi di quell'autista che alla partenza della gita, alle 6 del mattino, era già ubriaco.
Chi si droga e/o beve e poi guida è ancora più stron*o di chi ha sonno: è una gara fra cloache.
Siate sempre vigili e rompiballe, e tenete sempre gli occhi aperti, perché in giro c'e' pieno di stron*i. E quando siete al volante, ricordate che l'obiettivo non è andare al cinema, o arrivare prima a casa (prima di che?), ma arrivare senza danni. Ricordate: su dieci persone, almeno quattro sono pericoli assoluti, per sé e per gli altri, e due potrebbero diventarlo. Anzi: su dieci persone, la patente andrebbe tolta seduta stante a quattro, ad altri due andrebbe fatta mangiare tutta intera e mai più data, e degli altri quattro almeno due andrebbero monitorati.
Giri per le strade e ti pare che la patente l'abbiano presa tutti con la raccolta punti del supermarket, e nemmeno avevano la tessera piena di bollini.

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venerdì 8 aprile 2016

Stanno lasciando l'età della pietra: applausi!

Si richiama alla Bibbia per il concetto di famiglia (ma l'ha letta?), si scaglia contro la contraccezione, l'aborto l'eutanasia e il suicidio assistito (gravi problemi dell'umanità: ma dove vive?), riconosce che il sesso ha funzioni ulteriori oltre a quella procreativa (ben arrivato, dopo decine di secoli). E poi la perla: solo l’unione esclusiva e indissolubile tra un uomo e una donna svolge una funzione sociale piena. E' una grande vaccata, e trasuda tolleranza ed omofobia. Scusa, eh, papa, ma questa affermazione è vergognosa.

Fra tremila anni questi, forse, saranno ai miei livelli attuali di civiltà.
Il fatto grave non è che abbiano queste idee retrive e inumane; è che cerchino (con successo) di imporle a tutti.
Tutte le religioni sono malattie. I dogmi sono invenzioni umane. Il resto è fantasia.
Se tu ci credi, ok. Se questo ha conseguenze negative sulla mia vita, preparati ad avere guai. Se uniformi la tua vita a determinati principi in cui credi, ok. Se mi arrechi danno e cerchi di uniformare la mia vita o leggi dello Stato a questi principi in cui TU credi, guardati le spalle.
A me non serve la religione; nel caso ho l'etica.

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giovedì 7 aprile 2016

Telefono amico

Come ai tempi di Calciopoli, o dei processi a Berlusconi, o dei tanti scandali che infiorettano la nostra calpestata repubblichetta, le intercettazioni sono le più preziose alleate dei cittadini: ci rivelano ogni cosa, e non possono essere negate. Svelano le persone per quello che sono, non per quello che vogliono farci credere di essere. Siano benedette.
Mi chiedo: ma si può essere così ingenui (prima ancora che così corrotti o scorretti o che so io)? Sì.

L'ultimo caso è quello della Guidi, persona offesa, "tiranneggiata" dal Gemelli Total (se dici trivellata le anime belle ti danno subito del Travaglio -quasi quasi allora lo scrivo:-)
Oh, sia chiaro: se pubblicassero le mie telefonate verrebbe giù il mondo (e vi divertireste un po') perchè tutti recitiamo una o più parti sul grande palcoscenico della vita, e tutti cerchiamo di apparire migliori di come effettivamente siamo quando pensiamo di non essere sotto la lente. Ma... io non sono un politico o un ministro, non sono pagato dai cittadini per rappresentarli con dignità e onore e per fare i loro interessi... e non lo ordina il medico di far politica. E' questa la differenza essenziale.
Se io, poniamo, al telefono col mio assicuratore offendo i triestini, magari per scherzo, posso essere definito inopportuno, ma nulla di più... se uso frasi razziste, posso far la figura del buffone che scherza sempre, per chi mi conosce e sa bene che non sono razzista (mamma mia), o la figura del razzista bastardo, per chi non mi conosce: ma sono uno sconosciuto, non conto una mazza, posso dir quel che voglio al mio assicuratore.
Quindi leggiamo leggiamo leggiamo e prima ancora intercettiamo intercettiamo intercettiamo.

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Calcolate bene gli anni che vi hanno dato


Partendo da un mio tweet di poco fa sviluppo una breve riflessione; chi ha l'acqua sul fuoco può andare.

Chi dice stiamo insieme da 22 anni ma si è sposato dopo 6 di fidanzamento sbaglia: la cifra esatta del tormento è 28. Al di là della battuta (la battuta è quella sull'acqua, eh), non ha senso dire sto insieme a Piera da 22 anni se poi sono 28. Se il fidanzamento era open, cioè ciascuno si faceva chi voleva, allora condivido: ma allora non era un fidanzamento, era un flirt aperto ai t*ombamici, o una copertura socialmente gradevole per orientamenti sessuali che van per la minore: è diverso.

Se invece parliamo di fidanzamento, o convivenza (non necessariamente presentazione in casa, giri per negozi a scegliere l'arredo etc, ma almeno un anelletto sì), gli anni vanno sommati. C'e' gente che si è massacrata in fidanzamenti di quindici anni e poi, alfine raggiunto l'altare, si è mandata affan*ulo dopo 6 mesi: sono stati insieme 15 anni e mezzo, poche storie. Visto da questa prospettiva l'atto di matrimonio è un pezzo di carta che non crea discontinuità fra un prima e un dopo. Visto da altre prospettive, è una sentenza di condanna!
Quindi due che stanno insieme da 30 anni senza mai essersi sposati (non parlo di Chiesa, eh raga, ma solo e sempre di Comune) battono due pischelletti al settimo anno di matrimonio. Rivedete i vostri modi di raccontarvi perchè non ci siamo.

Nel particolare caso in cui il fidanzamento non abbia avuto il pregio della continuità ma le stimmate del molla e riprendi, allora potete precisare: 28 anni, ma i primi 6 a saltafosso. O, se avete saltato le voragini, ignorare (in quel caso sì) gli anni pre matrimonio o pre inizio convivenza more uxorio (adoro i frutti di bosco).

Quanto al mio caso, io sto a 12 precisi: tutto sommato ancora poco per incaricare l'avvocato di avanzare richiesta per i benefici di legge (sconto di pena, buona condotta, possibilità di uscita diurna, etc).

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mercoledì 6 aprile 2016

Online

Ho fatto un rapido conto, sommando lavoro a tempo libero e device a device: in 24 ore sono connesso, non continuativamente, sulle 7-8 ore di media, a cui aggiungiamo un 1-2 ore di lavoro offline al pc. Intendo non 7-8 ore a spippolare su web e social, ma ore non continue in cui sono online cioè ricevo e consulto aggiornamenti, news, scrivo mail, faccio ricerche, scrivo, pubblico e interagisco. La domenica un po' meno. E ritengo di andarci piano. Di certo sul terreno ci sono due vittime, da 6-7 anni a questa parte (non parliamo poi degli ultimi 3, cioè dalla nascita della maialetta): la lettura di libri, a vantaggio di quella di giornali cartacei e online, e la visione della tv. Se quest'ultima vittima è gradevole che sia tale (la tv, tolte due o tre cosette e qualche evento sportivo live, inquina il cervello) il primo evento è negativo, e presto dovrò porvi rimedio (non so come, sto cercando calendari estesi che contemplino giorni di 36 ore e mesi di 60 giorni), perchè se sono quel che sono (evitate giudizi, grazie: so bene che non tutti fra di voi possono avere gusti ottimi) lo devo in buona parte a quel che ho letto. Anche teatro e cinema hanno bisogno di flebo.

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Ma cara, mi lasci? Ma se ti ho dedicato i migliori giga della mia vita!

Non avendo la fissa dei video, perlomeno non dei girati professionali o del montaggio, né degli archivi di film e solo in parte della musica, i miei valori potrebbero forse essere considerati ridicoli, ma se ci pensate le cose non stanno così, dato che il mio interesse è prioritariamente indirizzato su testi e foto. Non parlo di glicemia o pressione, ma di storage.
Alla verde età di 48 anni quel che conta per me sul pc sta in 40 giga circa, destinati a diventare 50 nel giro di un anno per via di alcune operazioncine di digitalizzazione di vecchie foto in corso.
Intendo quel che mi dispiacerebbe perdere; quel che accarezzo sovente con amorevoli pratiche di backup.
Non è poco, ma è niente in confronto a certi archivi di cui so, restando ovviamente nell'ambito di privati senza patologie mentali accertate (magari solo sospettate, in alcuni casi).
Scopo di questa mio pezzo? In verità, nessuno. Ma perchè, quando al bar prendete un caffè, ne avete sempre davvero un reale, accertabile e indifferibile bisogno?

nota: il titolo è ispirato a Re dei fusi (@leonardorimini)


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Questionari per palati fini

Sono appena stato in banca per la seconda volta in pochi giorni al fine di ricalibrare qualcosa quanto a giacenza su c/c, fondi, etc. Non ci andavo da un po', intendo nelle retrovie.
A parte il fatto che negli ultimi anni tutto è cambiato, quanto al mercato (adesso i tassi fanno schifo al porco -non quelli passivi, eh, quelli ti sbrinano sempre il lunotto anche d'estate), ora prima di poter fare operazioni di investimento anche banali tipo switchare da un fondo azionario (più rischioso) a un fondo obbligazionario (meno rischioso) devi compilare un questionario, presumo partorito da raffinati analisti, che ti impedirà di comprare alcunché, in pratica, a meno che tu non risponda alle domande fingendo di essere un pazzo che intende rischiare buona parte del suo patrimonio senza preoccuparsi più di tanto pur di poter lucrare teorici rendimenti vantaggiosi. In pratica, ante casini vari (Parmalat, Argentina, e tutto il circo a seguire) ti vendevano qualsiasi cosa, anche marcia; adesso prima di farti sedere sulla sedia dell'ufficio titoli ti chiedono di firmare un foglio in cui affermi di assumerti in toto il rischio che durante l'incontro col consulente la sedia possa cedere e tu sbucciarti il gomito. In questo paese quasi nulla funziona bene; non è disfattismo, è realtà, e sono sempre più convinto che quel pooco che va sia merito del caso o di singole persone valide e coscienziose. Se poi potessimo provare sulla pelle, in diretta, giorno per giorno, il confronto con analoghe situazioni di paesi civili come Svezia, Inghilterra etc il nostro livello di orrore sarebbe notevolmente accresciuto. Ma le banche, oltre a fare utili pazzeschi, farti pagare i conti correnti e le operazioni in misura vergognosa e generalmente fare i loro interessi preoccupandosi solo incidentalmente del tuo, hanno altri scopi? Il punto è che sanno di avere le spalle coperte, mai visto un governo non amico dei banchieri.

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domenica 3 aprile 2016

Il marcio quotidiano

Solo sette o otto anni fa chi l'avrebbe detto che il PD, un partito democratico solo di nome, già distintosi per non aver mai fatto vera opposizione al governo del Condannato e aver dunque permesso tutte le porcate che hanno contraddistinto il ventennio del suddetto, sarebbe diventato quel che è oggi? Nemmeno io, che però, guarda caso, mai l'ho votato: non voto partiti di destra. Lungimiranza o fortuna, questo è un fatto. Non ho bisogno di dieci anni per capire quando il nuovo che avanza è solo il vecchio imbellettato che striscia.

Oramai, da decenni, e sempre più, quel che era malcostume occasionale ed episodico che, se scoperto, veniva condannato dagli elettori, punito dalla magistratura ed emarginato dalla parte buona dei partiti, è diventato prassi. Il marcio quotidiano.

Oggi una legge si fa se conviene a qualcuno: una persona (le famose leggi ad personam dell'amico della nipote di Mubarak), un'azienda, una lobby, una confessione religiosa. O non si fanno se dispiacciono a qualcuno (es: la chiesa cattolica romana, gli industriali). Le ragioni ideali, la competenza, la coscienza sono suppellettili divenute inutili, sulla credenza del voto dettato dal segretario che ti ha nominato e da cui dipende la tua rielezione.

Questa non è politica, non lo è più da prima di Tangentopoli (che almeno mantiene una sua dignità: i porci beccati con i soldi in bocca si vergognavano e se ne andavano, non invocavano la presunzione di innocenza anche davanti a intercettazioni chiarissime): questo è marciume. Un verminaio. Il più pulito ha la rogna.

Se ancora viene fuori qualcosa, nonostante il totale asservimento dei media, è perché qualcuno che ci prova, a fare informazione seria o politica onesta, e ad applicare bene le poche leggi giuste rimaste, c'è ancora, ed è perché qualche garanzia e qualche contrappeso ancora funziona, in questa democrazia violentata: in attesa di ottobre, quando si proverà a respingere una riforma che vuole eliminare molti di questi ultimi "fastidi".


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sabato 2 aprile 2016

Siamo noi a dover dare un senso al flusso senza senso del Caso

Proprio chi più crede in un dio dovrebbe smettere di illudersi e di raccontare fandonie a se stesso e soprattutto agli altri e convincersi una volta per tutte che questo presunto dio, anche qualora esistesse, eventualmente dispenserà la sua giustizia dopo la morte terrena ma di certo non si interessa minimamente né minimamente influisce su quello che accade in questo mondo, dalle più piccole alle più grandi cose. Già credere nell'esistenza di un dio che sta nei cieli è qualcosa di notevole, significa abdicare alla ragione, a quel poco che di solito usiamo per vivere, per abbracciare in toto la fede: se fare questo aiuta a vivere si può fare, purchè non si danneggi direttamente o indirettamente la vita di altri (un esempio su tutti l'insopportabile, vergognosa e illegale macchietta del medico obiettore). Addirittura credere in un dio che tutto (pre)determina, dirige o controlla sfiora l'assurdo. Conforta e rassicura, è vero, ma esattamente come una tisana, le parole di un amico o uno psicofarmaco: non cambia la realtà delle cose, quella con cui abbiamo a che fare in ogni istante di questa nostra vita terrena, l'unica di cui ci sia concessa esperienza.

La realtà tutti giorni si incarica di farci capire questo e chi crede in un dio tutti i giorni continua invece a illudersi del contrario, ma come detto le illusioni non sono solo lecite ma pure auspicabili. Ed essendo convinti del contrario questi individui non si rendono conto, dato quello che accade quotidianamente sotto i nostri occhi, di svalutare essi stessi questo dio, di colorarlo di una luce sinistra, di privarlo di quei poteri che dovrebbe avere e di attribuirgli invece una logica che, per quanto si dica sempre essere incomprensibile alla natura umana, non può comunque che essere definita come insensata proprio perché noi siamo uomini, le cose che accadono su questa terra sono cose di uomini e noi non possiamo che giudicare come uomini.

So bene che pensare che tutto quello che ci accade nella vita sia comunque voluto o non ostacolato da un dio può aiutare qualcuno a superare i momenti difficili che spesso il menù dell'esistenza ci porta in tavola e toglie responsabilità nel caso in cui le cose vadano male, ma purtroppo o fortunatamente per noi tutto quello che accade su questa pianeta e' il semplice anche se a volte perverso, intrecciato o condizionato effetto delle nostre azioni e, naturalmente, di sua maestà il Caso che tutto regola, tutto dirige e tutto sorveglia, naturalmente senza nessuna logica, ma a caso... e che spesso asseconda i nostri sforzi e desideri e spesso li deprime e che sempre ci fa chiedere che cavolo di senso abbia questa vita e la risposta non può che essere sempre la stessa: nessuno.

La vita non ha un senso e non l'ho mai avuto né mai l'avrà: questa affermazione, lungi dall'essere nichilista o disfattista, lungi dal rivelare una mente arida o prettamente materialistica, denota una completa e precisa percezione di quel che ci circonda e sebbene possa sembrare negativa o secca è invece quanto più di positivo e fecondo si possa immaginare quanto ad atteggiamento generale dell'essere umano in questo mondo.
Siamo infatti noi che in quanto essere umani dotati della ragione oltre che di un cuore dobbiamo dare alla vita un senso senza illuderci o pensare che un grande burattinaio tiri i fili perché questo grande burattinaio, ammesso che esista (...), nemmeno ci guarda perché per chi esiste distribuirà premi e castighi nelle vite successive a questo; per coloro per i quali non esiste non ci sarà nemmeno questa speranza o consolazione o terrore, a seconda di come ci si è comportati in vita.

Siamo soli e quel che succede non ha senso, perlomeno non lo ha nel significato che le varie religioni tentano di attribuirgli e non lo ha per quel che consta alla ragione umana, ché altro non abbiamo per esplorare la foresta in cui viviamo. Quel che accade è causato dalle nostre azioni o anche da esse, sempre drogate però dal psichedelico agire del caso. Non ci aspetta una vita migliore o la vera vita, non più di quanto ci aspetti un juke-box che gira senza bisogno di inserire la monetina.
Chi compie azioni malvage non sarà punito in questa vita, se non per caso; chi fa del bene non si aspetti del bene perchè non lo avrà, se lo avrà non dipenderà dal bene che ha fatto e comunque se se lo aspettasse allora potremmo pensare che più che altruismo si tratti di un volgarissimo do ut des. Occorre comportarsi secondo i valori in cui si crede, per dare un senso alla propria esistenza ed illuminare il proprio percorso e quello di chi incrocia il nostro, senza pretendere di cambiare il mondo che tanto non si cambia. la religione non è l'etica e non ne costituisce presupposto, tutt'altro.
Un cuore giusto sa quel che deve fare, lo fa e non si nutre di vane fantasticherie autoassolutorie o insipidamente confortanti.

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venerdì 1 aprile 2016

Sputare sul primo maggio

Ventilata apertura del centro commerciale locale il primo maggio: una notizia che innesca una riflessione più ampia. Il mondo va avanti (attenzione: non ho detto che progredisce, ho detto che va avanti), adesso si apre anche la domenica, la notte (acquistare due etti di crudo alle due di notte è un'esperienza formativa impagabile), si tiene aperto il 25 aprile (!).... Aprire il primo maggio non è una scelta, come quella (per quanto mi riguarda irrispettosa) del 25 aprile. E' un'offesa, un calcio nei denti alla storia, al lavoro. Non vi può essere lavoro, e rispetto per il sacro lavoro, se si demolisce lo Statuto, si inventano contratti di merda, si precarizza il futuro delle persone e si paga l'operaio con quattro spiccioli. Non vi può essere lavoro, e rispetto per il sacro lavoro, se non si rispettano le feste, le sacre feste.

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Tramonto di un paese che non era mai decollato

A giudicare dagli scandali recenti e meno recenti, e dalla condotta di chi ci governa noto che, a distanza di anni, prevale ancora un'idea
del governo come di metodo per sistemare persone e cose che rientrano nella propria sfera di conoscenze personali e lavorative, e non come compito gravoso e disinteressato di gestione accurata e coscienziosa della cosa pubblica... Noto poi sempre più arroganza, e qui il mio riferimento è soprattutto all'ultimo governo, pure se paragonato a quello del recentissimo ventennio che abbiamo subito, scarsissimo rispetto per le Istituzioni e per la Carta (che addirittura si riforma profondamente e male a colpi di maggioranza, raccattando voti qua e là nei modi più svariati, nell'ambito di un Parlamento comunque illegittimo), nessuna voglia di ascoltare le ragioni delle minoranze o dell'altro da noi in generale. Scarsissime competenze, conflitti di interesse grandi come palazzi, nomine effettuate per parentela, conoscenza, vicinanza geografica e non per pura meritocrazia, politiche dell'annuncio quasi mai seguito da fatti concreti. Uno scenario squallido su cui si muove una democrazia ormai solo formale, non più sostanziale, nel silenzio complice di chi qualcosa potrebbe dire, e fare.

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domenica 27 marzo 2016

Viaggiare

Dicono che la mia scarsa propensione al viaggio, acuitasi dopo i trentacinque, sia sintomo di invecchiamento: potrebbe essere, anche se conosco settantenni sempre in giro per il mondo. Dicono che sia pigrizia e basta, ma io pigro non sono. Alcuni presumono che magari io abbia già viaggiato troppo, ma non è così: qualche giretto in Italia e all'estero, ma un quindicenne che va a Ibiza già pareggia il mio conto. Né dovrei ribadire l'assoluta verità secondo la quale si viaggia con la mente più che con le gambe, perché ovunque vai i problemi te li porti dietro, mentre leggere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli: tutto sacrosanto, ma già sentito. Certamente conta il fatto che dopo una giornata o una settimana di lavoro, e mettiamoci pure il fatto di avere una famiglia, la sera o la domenica non sogni Praga ma il divano, o un libro, o solo due ore di pace e silenzio, sempre che il sonno non ti freghi. Tuttavia penso ci sia un'altra concausa: il fatto che da piccolo, una volta, quando moriva uno zio o un nonno, e tu chiedevi dove caspita era finito, ti dicevano sempre: è partito per un lungo viaggio.

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sabato 26 marzo 2016

Incrociarsi e dirsi oddio

Se io, uomo, quando ti incrocio per strada apro la bocca che quasi la mascella sfiora il marciapiede, fischio, ululo, emetto versi inumani, vibro e sbando, tremo e fremo o dilato la pupilla come solo un collirio prima di una visita oculistica riesce a fare, o ti punto e ti guardo fisso quasi instupidito o con la bavetta alla bocca fino a quando non esci dal mio campo visivo, o comincio a saltare isterico e a lanciare fuochi d'artificio che nemmeno alla festa di fine estate sul lungomare, tu, donna, non hai motivo di mostrarti infastidita o di offenderti, anche se tirarsela un minimo e fingere di essere irritata e' sempre raccomandabile al fine di non ingenerare nella controparte la fallace impressione che pur di darla via saresti disposta anche a lanciarla tu stessa da un lato all'altro della strada: cosa che generalmente corrisponde al vero ma che mantiene il suo fascino solo se mascherata da una conveniente per quanto ipocrita copertina di rispettabile altezzosità e di chimerica irraggiungibilità.

Non devi offenderti per il semplice motivo che essere guardata, ammirata, concupita, vivisezionata, spogliata e sbranata con gli occhi e' esattamente quel che desideri, il tuo ardente obiettivo, la tua mission aziendale, il fine inconfessato che ti spinge a dedicare come minimo quattro ore su ventiquattro di ogni giornata della tua vita a prepararti, ogni volta che devi uscire, curando ogni minimo dettaglio del tuo corpo e del tuo abbigliamento.
Tu fai la dieta rinunciando piu' volte al giorno a golose delizie del palato che io invece, debole, ingollo a quattro palmenti; ti levighi la pelle che nemmeno il marmo di Carrara mentre io potrei fare come secondo lavoro la cartavetro in falegnameria; ti vesti provando ogni volta da capo tutti gli abiti presenti nel tuo guardaroba e così a lungo che lo specchio suda per lo stress mentre io mi vesto col primo straccio che becco sul cammino che mi separa dalla poltrona alla porta di casa senza passare dal bagno a meno che non debba cambiare l'acqua al merlo; ti abbronzi con cura senza trascurare un solo angoletto (vabbe', forse un angoletto sì) mentre io il primo giormo mi ustiono e poi per il resto della stagione esibisco un'abbronzatura a scacchi da sfigato; ti accessori con maniacale attenzione al dettaglio mentre io non accordo calzini e cravatta nemmeno per errore; e fai tutto questo anche solo per andare a comprare il latte all'esselunga sotto casa, al solo scopo di essere a tuo agio con te stessa, certo, ma soprattutto di piacere: alla mamma, al sole, ai paracarri, al fidanzato, a tutti, vegetali e organismi anaerobi compresi.

Vuoi che tutta la natura, animata ed inanimata, financo i palazzi, le isole spartitraffico, le persiane e i muretti, al tuo passaggio siano investiti da un turbine di sensualita' avvolgente tale da instupidire all'istante anche il più freddo e razionale essere umano nel raggio di 500 metri. Vuoi che al tuo passaggio una scia di profumo invada la città, che i cartelli stradali e gli alberi si pieghino fin quasi a sfiorarti, che i preti abbiano crisi di coscienza e le suore dedideri di rivalsa, che le brutte (esistono ancora?) si distruggano il fegato per la rabbia, che le passatelle si fiondino in farmacia a cercare una lametta per farla finita, che le milf ti guardino con malcelata invidia e le cougar con istinti violenti; ti aspetti che anche il sole si inchini e ti renda il dovuto merito, e poi ti inquieti se un maschio, vedendoti, è già lì che col pensiero tirà giù le lenzuola? Pensa se nessuno ti guardasse mai, se distogliessero lo sguardo non appena incrociano il tuo, se ti evitassero: penseresti di avere qualcosa che non va, la tua autostima subirebbe contraccolpi notevoli, il tuo umore peggiorerebbe all'istante. Invece esci, cammini ondeggiando e spostando le tue curve da un emisfero all'altro ad ogni colpo di tacco e con la coda dell'occhio ti accorgi che al tuo passaggio lasci una lunga scia di vittime: fai la boccuccia altera e disgustata come da contratto, fai il tipico sguardo da donna superiore che compatisce il maschio sbavatore, ma sotto sotto godi come una capra all'alpeggio. Certo, lo ammetto, è dura la vita della donna con la gonna: arriva anche quel giorno in cui sei girata e non ti va nulla per il verso giusto e invece devi recitare lo stesso la tua parte di femmina, ma direi che il gioco vale la candela e anche il candelabro tutto. La colpa, del resto, non è del maschio, almeno non più di quanto è colpa del girasole se, poveraccio, gira sempre la testa in cerca del sole: è la natura, bellezza! Se fossi nata uomo faresti la stessa cosa e rischieresti di slogarti la mascella invece del sedere.

La natura, quella stessa inclinazione naturale, quella stessa predisposizione dell'acido desossiribonucleico che ti ha dotato di due gambe atte a sopportare la tortura medievale di due tacchi vertiginosi senza procurarti danni ortopedici permanenti dopo soli due isolati, che ti ha fornito di un posteriore che anche quando sei ferma ondeggia come un budino poggiato su una lavatrice in centrifuga provocando nel maschio instupidito rari fenomeni di slogatura della cornea, che ti ha omaggiato di due gambe che appena un po' scoperte attirano l'occhio del masculo a chilometri di distanza, anche in presenza di nebbia che nemmeno sulla Cisa, come un barattolo di miele attira gli orsi, che ti ha favorito con due airbag anteriori che anche se di prima misura tu riesci comunque, con artifizi ingegneristico-sartoriali e con una gestione sapiente e ammirevole della respirazione, a rendere sporgenti come un terrazzino ed interessanti come una finale di Champions League, che ti ha reso primitivamente capace di raddrizzare tutto quello che dritto non è... questa stessa natura perfida e maligna è anche quella che ci spinge a raccogliere gli occhi caduti sul marciapiede dopo che nel nostro campo visivo di cacciatori, nel nostro radar di allupati, sul mostro schermo televisivo a soli tre canali sesso-calcio-auto, sei passata tu, catalogo di curve e di promesse varie, depliant erotico a passeggio, hot line da struscio, reclame vivente del weekend a Capri tutto passato in albergo, insegna luminosa ed accecante dei più sfrenati sogni erotici del maschietto perennemente loggato su youporn.

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giovedì 24 marzo 2016

E' meglio essere sottovalutati o sopravvalutati?

Essere sottovalutati è sgradevole ma comunque più comodo e divertente dell'essere sopravvalutati: in quest'ultimo caso infatti puoi essere vittima dell' ansia da prestazione indotta dalle aspettative che si creano sulle tue performance, nel primo invece hai meno rogne a lungo termine e puoi anche comportarti da stupido in alcune occasioni nelle quali non intendi investire particolari risorse, tanto più che non puoi danneggiare una reputazione che già barcolla nell'opinione altrui; hai solo qualche effetto collaterale tipo perdite di tempo o mal di testa flash, ma col tempo riesci sicuramente a gestire anche questi aspetti non desiderabili.
D'altra parte se ti sottovalutano lo capisci solo se vali di più rispetto al livello cui l'interlocutore, in maniera esplicita o indiretta, ti pone, altrimenti non ti potresti accorgere dello spread fra la valutazione espressa da chi ti sta valutando e lo stato reale come da te percepito di una certa tua performance, riguardi essa l'affidabilità, la precisione, o altri aspetti rilevanti, sul lavoro e nella vita, per giudicare il valore di un individuo da un punto di vista prettamente operativo.
Alla lunga, è vero, l'emergere frequente di disagi come questo può essere scocciante e può ingenerare in te il dubbio che gli altri possano avere una qualche ragione, dopotutto. Dubitare di se stessi, del resto, è facoltà solo di chi vale, e non di chi pensa di valere. Tutto questo ti spinge allora, di tanto in tanto, quasi come se si trattasse di ritarare periodicamente gli strumenti di autodiagnosi, ad esaminare alcuni casus belli nel dettaglio, al fine di verificare punto per punto e con accuratezza se puoi ancora considerarti vittima dell'ennesima e sciocca sottovalutazione delle tue sia pur moderate capacità o se per caso tu debba rivedere un po' al ribasso la percezione che hai di esse. Alla fine arrivi quasi sempre alla conclusione che a dover rivedere qualcosa non sei tu, e questo è rassicurante ma anche, francamente, antipatico, tanto più quanto più spesso e con quante più persone la vicenda si ripete.
Sicuramente il fatto di avere un atteggiamento neutro, di mantenere un profilo basso, di viaggiare a luci spente, favorisce l'insorgere di situazioni di questo tipo: chi ha le luci spente può essere facilmente scambiato per uno che non le ha o che le ha guaste... mentre chi gira con due fari potentissimi sempre sparati a mille, ad un occhio grezzo e frettoloso apparirà sicuramente come superiore a chi prefersisce muoversi fra le linee senza seminare arroganza e amor di sé a destra e a manca.
Sottovalutare l'altro da noi è tipico dell'essere umano, che generalmente coordina le sinapsi sugli spartiti dei pregiudizi, dei preconcetti e delle prime impressioni; quando però diventa abitudine e quando ha per oggetto individui che si conoscono da tempo insorge sicuramente una colpa che travalica quella che può essere una innata per quanto deprecabile caratteristica del nostro essere persone.
Sopravvalutiamo l'altro, invece, o quando siamo davvero poco dotati di autostima e tendiamo a "buttarci via", e allora tutti appaiono ai nostri occhi migliori o più fortunati di noi, un po' come agli occhi di un'anoressica il suo corpo smagrito tenderà sempre ad apparire come vittima dell'adipe assassino, o quando mitizziamo qualcuno (un cantante, un attore, uno sportivo) e allora la nostra ipervalutazione è rivolta verso persone specifiche e, sebbene spesso irragionevole, tenuto conto delle reali qualità dell'adorato, di certo più spiegabile e fondata di quella erga omnes che invece, a mio parere, nasconde una patologia.

(M.O., "Lettere a me stesso", 2001)

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mercoledì 23 marzo 2016

Ratti

Prendono in affitto piccoli appartamenti che sono come tane, con dentro acetone, chiodi, esplosivi, viti, acqua ossigenata, detonatori, un computer, un cellulare. Sono come tane e loro sono come ratti, che infestano questo mondo e uccidono a caso persone; sono insulsi agglomerati di pelle, carne e ossa che non possiamo più definire persone perché non hanno nulla dentro questa pelle e questa carne e queste ossa, solo occhi spenti, cuore secco, mente folle che centrifuga sempre le stesse marce e puzzolenti idee. Stanno rintanati, sono sempre braccati come topi, vivono nell'oscurità, comunicano con mezzi di fortuna, hanno paura, sono confusi, scappano sempre, sono furtivi, guardinghi, si muovono come ombre, proprio come topi scivolano negli angoli, si infrattano nei ritagli di buio. Sono fra di noi, magari in fila al super due posti avanti a noi, o nell'appartamento di sopra. Dicono di aderire all'Islam ma non è questo il loro tratto distintivo: nel mondo ogni mese ci sono decine e decine di attentati, e la maggior parte delle vittime sono musulmane. Non c'entra la religione, che comunque è sempre una malattia, di qualunque fede si parli; c'entra l'odio che li ha consumati sino a farne involucri ripugnanti. Non è Islam contro Occidente: è ratti contro uomini, è violenza cieca e folle contro vita e amore. Sono vigliacchi che uccidono bambini, donne, neonati, sparando nel mucchio, facendosi esplodere. Non sono nostri nemici, come non sono nostri nemici i batteri. Sono batteri. Non sono meglio o peggio di noi, sono proprio un'altra cosa, di umano non hanno più nulla.

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martedì 22 marzo 2016

Un vigliacco al giorno

Non hanno paura di morire, forse hanno paura di soffrire però.
Non hanno paura di morire perchè quella malattia detta comunemente religione infetta le loro menti deboli e li trasforma in zombie al servizio di deliri, automi teleguidati da follie disumane, involucri senz'anima. Ma secondo me hanno paura di soffrire. Dice: la tortura è illegale. Spappolare bimbi, donne e uomini innocenti cos'è? E non mi interessa se anche là le bombe intelligenti che poi sono coglione uccidono decine di innocenti: non le mando io le bombe, ma tristi figuri che non ho eletto e che sono al soldo di chi produce armi e si diverte ad usarle. Perchè se i droni ti hanno ucciso gli amici o i parenti vieni a cercare e ad uccidere me? Non lo dice il tuo testo sacro, te lo inventi tu, cara la mia testa gloriosa orfana di neuroni. Ripeto: perché vieni da me? Partono forse dal mio cortile i droni? Sono forse venuto io ad esportare la democrazia nel tuo paese o a gestire finte missioni umanitarie del cacchio? Tu vieni da me, cittadino occidentale tendenzialmente pure laico perchè è pù facile uccidere inermi passeggeri di un aereo o avventori di un bar o spettatori di un concerto piuttosto che prendersela con chi davvero comanda... perché sei un vigliacco. Farsi saltare in aria su un bus è facile, ce la puoi fare anche tu... fare altro, cosa che ti qualificherebbe comunque come sanguinaria bestia assassina, è più difficile... Non hai cuore, non hai una vita, non sei niente e pensi così facendo di andar di là e diventar tutto, l'ennesima illusione della tua triste vita. E i cattolici convinti tacciano, di grazia, ché nei sei secoli passati la nostra bella religione ne ha fatto di ogni.
Anche oggi il vigliacco di turno ha sterminato decine di persone.

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domenica 20 marzo 2016

Quella sensazione fredda e sottile


Sì, la testa che non c'e'... la confusione... la mancanza di compattezza e di sana ferocia sportiva...la giornata storta di alcuni interpreti... qualche errore tattico... la sfortuna nera (pali, salvataggi sulla linea)... gli avversari diretti che il calendario destina su campi di team spacciati... e gli arbitrini che senza strafare applicano due regolamenti paralleli, con te inflessibile con loro giocare giocare... il solito mix di sempre, dai.., a volte mi pare davvero di vivere sempre la stessa giornata, su certi campi.

Fra tutte queste pastigliette avvelenate, l'ultima è sempre quella che digerisco meno e mi lascia meno tranquillo (Ferrero è clamorosamente odiato dall'immondo marciume che bivacca sullo squallido trono del calcio) e meno capisco: un fallo non visto, un rigore giudicato male, un offside per 10 cm, li capisco... possono farmi imbestialire sul momento, certo, ma li capisco perfettamente, ci stanno, non ne ho mai fatto malattia né ragione fondante di invettive o grida di complotti... ma una direzione a due binari paralleli ma non coincidenti, protratta per 95 lunghissimi minuti, come fai a pensarla rientrante nel beato regno della casualità? Nemmeno la fantasia basta, per quanto la realtà spesso si incarichi con successo di superarla......non ho gli strumenti cognitivi per capirla, una cosa così... potrebbe anche trattarsi di un mio limite, non lo nascondo, e non solo e necessariamente la spia di un qualcosa che con lo sport nulla ha a che fare, un rigurgito di quel vomito che ben conosciamo... certo, a volte l'incapacità e la mancanza di serenità del giudicante sono tali da far ingenerare sospetti brutti laddove si dovrebbe solo stendere un velo pietoso e basta, senza far dietrologie ma solo sentiti compatimenti, e questo volendo restare nel tutto lecito tutto sano, si capisce. Di sicuro c'è solo il fatto che certe interpretazioni complessive di una gara non ti impediscono di vincere il giorno in cui sei in stato di grazia ma diventano una coltre fitta e insuperabile in quei giorni in cui già zoppichi di tuo...

Gli errori tattici so di chi sono, la mancanza di concentrazione so bene cos'è e non posso né intendo scusarla, il palo ci sta (la colpa è sempre di chi lo coglie), la sfiga è prevedibile, e poi ci sono anche gli altri 11 che giocano, quelli con le maglie coi colori diversi dai tuoi... ma quella sensazione sottile e strisciante, sinuosa e infingarda, spinosa e un po' gelida che per 95' ti dice sottopelle e a bassa voce ma come questo non me lo passi e quello glielo passi, questo a me vale un giallo e a lui no, questo è alzati non ti ha fatto niente e quello è fallo e giallo, per 95'... una brutta sensazione, un po' freddina, appuntita, che ti mette a disagio, che è infinitamente peggiore e disturbante rispetto a quella al confronto trascurabile di una normalissima e semplice sconfitta di gioco, ché un gioco è. Appunto, un gioco dovrebbe essere.... solo un gioco, ma quando girano centinaia di milioni, per quanti ancora riesce ad essere solo un gioco? Non tutti provano disagio, con quella sensazione, questa è una cosa che sappiamo bene. Che se poi fosse incapacità sarebbe grave ugualmente, a questi livelli... davvero non si sa cosa dire, sarebbe forse altrettanto clamorosa, la cosa, sebbene non parimenti grave.

Concentrarsi sui propri errori, certo. Non accampare scuse tipo sfiga, assodato. Cercare di lavorare e di migliorare: è la nostra filosofia, tranquillo. Fare i complimenti agli avversari che comunque è anni che fanno cose egregie, davvero. Tirare una riga e ripartire... ma a noi quella sensazione disturba proprio, non ce la spieghiamo, non vorremmo sentirla, ce la portiamo dietro per settimane, mentre una sconfitta, sereni come siamo per quei colori che portiamo, noi a livello di malumore sappiamo archiviarla in un quarto d'ora. Grande Chievo, naturalmente. #chievosamp

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lunedì 14 marzo 2016

Le prospettive cambiano

"Chi non ama gli animali non ama le persone"
"Più conoscono gli uomini più amo gli animali"
Cosa hanno in comune queste due frasi?

Sono essenzialmente stupide, o spesso usate in modo stupido.
Il punto infatti, quanto alla prima, non è non amare gli animali: è non privilegiarli rispetto ai nostri simili. Potrei quindi essere anche d'accordo se la interpretiamo nel senso che chi è capace di far male a un animale potrebbe facilmente farlo anche a un essere umano (premesso che tutti siamo capaci di uccidere), ma non condivido l'assunto se il senso è che gli animali sono più importanti di un essere umano.
Sulla seconda che dire? E' vero che noi umani facciamo schifo, ma gli animali sono migliori, spesso, solo in quanto seguono più l'istinto e meno il cervello, cioè agiscono spesso su coordinate semi-prefissate, e comunque agiscono secondo dinamiche molto più basiche delle nostre: un cane che potesse ragionare come un uomo, e potesse vivere come lui, diventerenne come lui, con totale certezza.
E comunque ho seri dubbi che trattare un cane come una persona sia amarlo... non dico tenere un alano in 80 mq, parlo di situazioni normali.

Tutto questo per commentare questa notizia letta oggi, col cappuccino in mano:
"Incinta, si getta nel fiume per salvare il cane"
Non mi interessa il caso specifico, quindi le mie osservazioni non sono rivolte alla protagonista del fatto, non la conosco, non so l'età, non ne ricordo nè il nome né il cognome, nemmeno la località; mi interessa la fattispecie.
1) Nel caso in cui ad essere in difficoltà fosse stata una persona, si sarebbe buttata (nell'acqua gelata fra l'altro e immagino vestita)? Forse no, e comunque avrebbe fatto bene a non buttarsi.
2) Sei incinta... quinto mese per giunta... dal momento in cui lo sai la tua vita cambia... non sei più la persona più importante della tua vita, adesso è lui o lei... quindi fare una cosa del genere è stupido, vuol dire mettere a rischio la vita di tuo figlio. Non posso rischiare di uccidere un bimbo in grembo per salvarne un altro, o un animale. E' mancanza di rispetto per la vita di una persona. Che, IN OGNI CASO, anche se in acqua ci fosse il gatto di Buddha e venti metri più in là, Hitler, è più importante per una persona della vita di qualsiasi animale. E questo non vuol dire non amare gli animali, vuol dire amarli (io li amo) ma non essere fanatici al punto da perdere di vista l'esatta proporzione delle cose.
3) Potrei dire: e poi, per salvare un cane... anche se molti lo pensano, non lo dirò, perchè io potrei decidere di rischiare la mia vita anche per salvare il cane di un estraneo, ma la mia, di vita (e comunque non se ho un figlio!), non quella di mio figlio, che è pure figlio di mio marito o di mia moglie fra l'altro, e non è "mio", ed è pure nipote dei miei genitori, etc, ed è UNA PERSONA che va protetta e la cui vita per vent'anni almeno dipenderà da quanto saremo bravi noi... per me avrebbe sbagliato a buttarsi anche se avesse voluto salvare una persona, al limite anche un altro suo figlio, guarda! ragionando per assurdo, arrivo a dire questo. Come tutti i ragionamenti per assurdo, va preso con le molle, ma il senso è quello giusto.
4) Possibile che nessuno si sia buttato al posto suo? Pare ci fosse gente... non lo hanno fatto perchè era un cane e lo avrebbero fatto se fosse stato un bambino? Non so.
5) Se sei incinta, non porti a spasso da sola un "pitbull di taglia grande". In riva al fiume poi, ma comunque da nessuna parte. Nemmeno se hai un bimbo piccolo. Errore grave, e gli errori spesso presentano il conto. Portare a spasso un cane come quello (o anche un cane e basta) da sola in quelle condizioni è già sbagliare.
6) Era al guinzaglio? Se non lo era, doppio errore grave.

Mi spiace molto per il cane e per l'affetto che la padrona provava per lui, ma in questa storia tante cose mi hanno dato fastidio.



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domenica 13 marzo 2016

Abbiamo eliminato la malvagità

Mi drogo e bevo, poi taglio in 46 piccoli pezzi il portalettere, dopo averlo torturato il giusto.

In quell'istante ero incapace di intendere e di volere (il mix di droga e alcol può avere effetti pazzeschi) quindi me la cavo con poco. Ormai, se ti affidi a un pool di avvocati capaci, hai ottime speranze di farcela.
Come ha detto Crepet a "Otto e mezzo" ieri sera (di rado concordo con lui) ormai o esiste il timorato di Dio o il folle, e l'abbraccio mortale tra psichiatria e giustizia ha reso l'infermità mentale un escamotage; invece, e sono d'accordo, esiste anche il malvagio, la persona che fa il male perché vuole fare il male.
Se tu mi droghi e ubriachi contro la mia volontà è un conto, gli estremi per mitigare la pena ci sarebbero tutti; in caso contrario tu meriti la pena massima non quando uccidi (sia che tu uccida per vedere l'effetto che fa -sic- sia che tu uccida perché con l'auto metti sotto uno) ma quando ti droghi e bevi: è in quell'istante che meriteresti già di salire gli scalini della forca, quel che viene dopo lo hai comunque deciso tu prima.
Il malvagio deve essere condannato con severità estrema, direi quasi con severità feroce.
Oggi non accade, ed è uno dei motivi per cui stiamo scendendo questa china sempre più orrida.

http://www.la7.it/otto-e-mezzo/rivedila7/otto-e-mezzo-13-03-2016-177465

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giovedì 10 marzo 2016

Questa e' TIM

-Testo dell'sms ricevuto-
Cambiano le condizioni economiche del tuo profilo base:a partire dal 10/4,con 49cent/sett in piu' avrai chiamate e SMS illimitati vs un numero TIM. Inoltre potrai richiedere gratis i vantaggi esclusivi x i clienti TIM Prime:ogni settimana biglietti cinema 2x1,assistenza diretta di un operatore TIM al 800.000.916,possibilita' di vincere smartphone con Ricarica+,abilitazione alla velocita' 4G.Puoi recedere senza penali o passare ad altro operatore entro il 9/4.Per info o rinuncia alle novita' e mantenere le attuali condizioni chiama il 409162.Scopri i vantaggi e inserisci il numero amico su www.tim.it/prime

Che bello!!!!! (ma fammi il piacere, piuttosto mettete persone a rispondere al telefono -pagandole bene- ché non si riesce mai a parlare con nessuno)

-Analisi del testo dell'sms ricevuto-
Cambiano le condizioni economiche del tuo profilo base:a partire dal 10/4,con 49cent/sett in piu' (praticamente 25 EURO ALL'ANNO) avrai chiamate e SMS illimitati vs un numero TIM (inutile, nell'era dei piani tariffari da 600 o 1000 minuti e di Whatsapp). Inoltre potrai richiedere gratis i vantaggi esclusivi x i clienti TIM Prime: ogni settimana biglietti cinema 2x1 (ma per favore),assistenza diretta di un operatore TIM al 800.000.916 (sarebbe superflua se gli operatori rispondessero, diventa appetibile solo perchè nessuno risponde mai tanto che quando hai un probelam urgente devi cliccare su "furto e smarrimento" perchè qualcuno si degni di rispondere),possibilita' di vincere smartphone con Ricarica+ (sai che roba),abilitazione alla velocita' 4G (si vabbè).
Puoi recedere senza penali (vorrei vedere) o passare ad altro operatore entro il 9/4 (ma chi vuole passare ad altro operatore??? From padella to brace, e poi i disagi del passaggio, quasi come cambiare sesso). Per info o rinuncia alle novita' e mantenere le attuali condizioni (l'opzione più logica la mettono in fondo) chiama il 409162. Scopri i vantaggi e inserisci il numero amico su www.tim.it/prime (adesso ci vado eh)

-Osservazioni ulteriori-
1) Che ca**o di sistema è quello per cui tu, operatore, ti svegli la mattina e imponi una variazione ("prime") e io ti devo chiamare se non la voglio? Tu me la proponi (e già così potenzialmente mi disturbi, comunque) e io semmai ti chiamo se la voglio, questo avverrebbe in un paese civile la cui legislazione non tiene bordone a simili giochetti squallidi. Questo è un sistema truffaldino che la legge pero' non considera truffa, perchè molti nemmeno lo leggeranno il messaggio (anziani, per esempio) o non sapranno come fare o si ingarbuglieranno e alla fine, non facendo nulla o facendo male, si troveranno senza operatore dalla sera alla mattina oppure pagheranno 25 euro in piu' l'anno.
2) La possibilità di recedere è indicata in fondo a tutto il papiro: malafede.
3) Addirittura è proposta per prima l'ipotesi di recedere da TIM così la gente si prende paura e accetta il "prime" pur di non perdere l'attuale contratto o pur di non avere noie o rischiare di far danni con premi il tasto 1, premi il tasto 5 e premiti un po' quel che sai.
4) Chiamo per rifiutare 'sta roba. E già perdo 5 minuti della mia vita, che potrebbe finire fra 6. Solita pappardella, poi elencazione delle possibilità... premi 1 se ti va bene, premi 2 se te ne vuoi andare e restare per strada, premi 3 non mi ricordo francamente, premi 4 se vuoi rinunciare a questa opportunità e restare col tuo contratto attuale. Tu premi 4 e una voce ti dice: premi 1 se vuoi restare col contratto attuale. Ma non l'ho gia' scelto???? Devi ribadirlo. Cosa volete, la sigla col sangue?

Questi sono comportamenti scorretti, maleducati, fastidiosi, ingannevoli, davvero brutti. da parte di operatori che già realizzano utili mostruosi offrendo servizi base. Saranno legali, ma fanno schifo.
E attenzione, non mi pare che gli altri operatori siano diversi.
Perchè secondo voi in Italia ci sono leggi che tutelano davvero i consumatori? E c'e' vera concorrenza?
Muauauauauauauaua.

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martedì 8 marzo 2016

Dagli al Ferrero, il nuovo sport nazionale


Come prevedibile, si invocano le dimissioni di Ferrero, per la condanna patteggiata per episodi extra calcio e ante calcio, applicando ottusamente una regoletta nel paese in cui nessuna regola viene mai applicata. Aspettavo questa mossa da quasi due mesi, certe mosse sono prevedibili dopotutto. Vorrà dire che Ferrero farà come un certo premier quando cedette il giornale al fratello, no?...
Chiedere l'applicazione di una regola contro X, quando le evidenze suggerirebbero di interpretarla nel senso più favorevole, e far passare invece sotto silenzio i casi scandalosi di Y, Z e W è il miglior modo, fra quelli conosciuti, per bastonare uno applicando però un regolamento e facendosi belli di tanta correttezza. La regola, ogni regola si può interpretare, se in un caso la applichi e in altri no, o non ne applichi di peggiori, in entrambi i casi sei formalmente a posto, perchè potrai sempre dire di aver interpretato caso per caso, nei fatti hai premiato chi volevi e punito chi dovevi. Ci sono in giro presidenti che hanno comprato partite (sentenze definitive), ribadisco: comprato partite e ancora presiedono... e altri che mai hanno sconfessato i predecessori che lo hanno fatto, e tanti altri bei casi di persone che hanno commesso violazioni vergognose per un uomo di sport. Curioso, vero? Fallo di mano tuo? Volontario. Suo? Non ci vedo l'intenzione... Mi offendi? Rosso! Mi offendi? Ho preferito stemperare, un arbitro deve saper mediare, a volte estrarre il cartellino peggiora le cose. Il solito giochetto.
Sono curioso di vedere come finirà.
Il fatto è solo uno. Ferrero, che ha mille difetti, forse anche mille e uno, nel calcio rompe le balle, perchè è nuovo del giro e dice sempre quel che pensa, e in un ambiente così marcio, corrotto e paludato questa è una colpa gravissima. E scherza sempre, su tutti, e qualche presidente suscettibile se la lega al dito. Tutto qua.
Tanto per dire, e cambiando argomento, Tavecchio, presidente FIGC, sulle cui disavventure giudiziarie non dico nulla non avendo i dettagli sottomano (vedi comunque Wikipedia) ha pronunciato in diverse occasioni frasi di inaudità gravità, ma io non ho saputo di squalifiche in Italia (in Europa e nel mondo è stato punito con 6 mesi di squalifica per le stesse frasi giudicate poca cosa in Italia).
D'altra parte Ferrero, dopo i primi due mesi di simpatia, è da mesi e mesi oggetto di una campagna di stampa negativa davvero bizzarra (ha debiti, fallisce, vende la società, etc etc, che continua imperterrita nonostante le smentite al solo scopo di destabilizzare e delegittimare). Stessa cosa a maggio scorso: due mesi di fango per impedirgli di andare in Uefa. E la squalifica di tre mesi (!) per aver dato del filippino a un presidente indonesiano, poi annullati per sopraggiunta vergogna, quando per frasi omofobe c'e' gente a cui è stato fatto un buffetto?
Si prospettano giorni interessanti.
Io non difendo Ferrero, lo conosco poco. E sarei il primo a chiedere la sua testa se colpevole di reati sportivi. Accuso queste manovrine ipocrite messe in atto da un ambiente di gente tale per cui il più pulito ha la rogna mentre Ferrero, per ora, rimandendo al discorso calcio, è intonso, oltre che un bell'elemento di novità e una ventata d'aria fresca.


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Ennesimo otto marzo


Oggi su Facebook e social assortiti il solito diluvio di post sull'8 marzo.
Donne ringalluzzite che chiedono fatti e non mimose, uomini che non sanno se fare gli auguri (ipocrita!) o far finta di nulla (stronz*!), regalare mimosa (banale!) o non regalarla (tirchio!).
Come tutte le feste di questo tipo (della mamma, della nonna, del babbo, degli innamorati, etc) è una festa commerciale il cui senso originario è ormai perso, molti nemmeno l'hanno mai saputo, e dopotutto che senso potrà mai avere festeggiare in un locale di spogliarellisti una festa come questa non saprei dire. Alcuni pensano ancora che l'origine di questa festa sia il sacrificio di quelle fantomatiche operaie...
Evitiamo dunque di caricarla troppo di senso e se proprio dobbiamo festeggiare questi eventi, festeggiamo pure questa, e che sarà mai. Direi che per festeggiare la donna non serve un motivo, dopotutto.
Sui locali che stasera traboccheranno di donne con gli ormoni impazziti non dico nulla di più.
Sul fatto dei diritti, assodato che uomo e donna devono godere degli stessi diritti (cosa che ancora oggi non è, neppure nel nostro paese), così come dovrebbero godere degli stessi diritti bianchi e neri, etero e omo e via discorrendo, inviterei però a non confondere l'uguaglianza dei diritti con l'uguaglianza dei soggetti, perchè uomo e donna sono diversissimi fra loro, penso che ci siano più punti di contatto tra un elefante e un bullone. Sono diversi e non c'e' nulla di male che sia così.
Un pensiero va a quell'85% di medici obiettori che si rifiutano di applicare una legge dello Stato (la 194): avete sbagliato mestiere, vi invito a cambiarlo. Non avete compreso il significato della vostra missione, un vostro problema (grave) non può diventare un nostro problema.
Ecco, donne, se proprio volete combattere, non prendetevela con noi maschi inadeguati che vi regaliamo la mimosa mentre Dempsey vi mostra la tartaruga o Di Caprio il suo bel faccino; fatevi sentire contro queste vergognose storture, o ribellatevi senza indugio quando qualcuno vi prospetta l'idea di poter trarre indebito vantaggio dalla vostra avvenenza.
Per il resto, buona festa delle donne, anche a quelle cattive e a quelle così simili agli uomini, purtroppo per loro...

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