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martedì 3 maggio 2016

A quel punto Dio era un po' stanco e creò il Genoano. Esaminatolo, disse: per essere stanco, è venuto benone.

In principio Dio creò il cielo e la terra.  La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.

Poi Diò creò il Sampdoriano. Gli diede una mentalità stupenda, tanta gioia di vivere e i colori più belli del mondo, un arcobaleno di colori bellissimo, ma, per non offendere il Cielo, un po' diverso da quello che dopo i temporali ornava il Creato. A quel punto Dio era un po' stanco e creò il Genoano. Esaminatolo, disse: per essere stanco, è venuto benone.

Il Sampdoriano si aggirava felice per il giardino dell'Eden: era blucerchiato, quindi felice. Il Genoano si aggirava un po' triste e con la faccia sempre rivolta a terra in cerca di una stella, che invece la notte stavano tutte in cielo. Allora Dio, davvero esausto, non sopportando di vedere musi lunghi all'Eden, visto che il Sampdoriano era cosa buona e giusta, separò i destini del Genoano e del Sampdoriano come aveva fatto giorni prima per la Tenebra e la Luce e creò infine il Derby della Lanterna (prima ancora di aver creato la lanterna).  Di derby se ne sarebbero avuti almeno due a stagione, disse il Signore (non prevedendo i lunghi anni di B e C del Genoano), e saranno l' orgasmica gioia del Genoano, che a vincerli tenderà in un anelito costante e anche se spesso li perderà comunque per quello vivrà; al Sampdoriano destinò invece un respiro più ampio: derby più ne vincerai che perderai ma in genere te ne fregherai, per te conterà solo giocare e divertirti, e far fare bella figura a Genova in Ialia e in Europa (prima di Prodi ecco chi parlava di Europa).
Ecco perchè, sin da allora, ad ogni Campionato che Dio manda in terra (grazie Dio per mandarli, eh) il Genoano non ha nessun obiettivo decente tranne quello generico di far bene e quello, vitale, di battere la Sampdoria nel derby (a volte è successo, neanche poche volte in verità) e/o di arrivar prima in classifica (casi rari, ma successi, quest'anno forse seconda volta a fila, si temono disgrazie nel mondo). Ed ecco perchè la Sampdoria ama eccome vincere il derby ma lo partorirà sempre con dolore e, comunque, altre saranno le sue mete.

A questa rievocazione "storica" si aggiunge la grassa particolarità che se nelle ultime 7-8 giornate di un campionato è previsto un derby, e per caso la Samp lo perde o lo pareggia, e poi per caso retrocede o si fa sfuggire un traguardo, il Genoa per decenni si vanta di aver mandato in B la Samp o di averle fatto perdere quel traguardo supponendo che fra i diecimila punti persi in una stagione disgraziata proprio quei tre o quei due siano stati decisivi per la retrocessione. Ed ecco quindi che quest'anno è festa per il Genoano: culla il sogno di vincere il derby che da tre anni non vince e di mandare in B la Samp. Dio vide che questa cosa era stupida e ingiusta e le diede il nome di invidia marcia. Da allora il Genoano gode solo se il Sampdoriano soffre (difatti gode di rado) e soffre se quell'altro sorride ("in piazza solo se perdiamo"): siccome il Sampdoriano cuor contento sorride pure quando non vince granchè, ecco che per il Genoano la vita sportiva è un inferno in pratica; tenuto poi conto che dall'avvento della Storia Moderna il primo non ha vinto nulla e il secondo qualcosa sì (...), ecco che si spiega l'odio (o Dio); si spiega si fa per dire.

Si narra che ai tempi in cui i fratelli Lumière erano due sbarbatelli il Genoa abbia vinto alcuni scudetti, perlopiù giocati nello spazio di un weekend durante una gita fuori porta fra Torino e Milano, e poi, dall'inizio della Modernità, più nulla... e che la Sampdoria, nata nel 1946 da due genitori nati nell'800, abbia invece vinto uno scudetto lungo quanto un treno e una mazzetta di coppe che lèvati: ma come si sa contano solo gli scudetti di un giorno, o i derby vinti, e quindi ecco il Genoano che si vanta dei suoi titoli e sputa su quelli non suoi e sebbene non ne abbia mai visto uno di persona si reca allo stadio convinto si essere il più antico d'Italia, il più nobile e quello che manderà la Samp in B, ché altro davvero non conta. Dio chiamò questa cosa "guardare in casa d'altri e mai nella propria e non saper godere di quel che si ha ma solo di quel che altri, occasionalmente , dovessero avere a perdere". Perchè la vita (e lo sport, che ne è metafora perfetta) è giocarsela con allegria, e solo dopo vincere o perdere, e solo chi sa perdere sa vincere, e chi gode solo se tu perdi ha qualche problema.

Il Sampdoriano gode se si porta il derby a casa, certo, vincere fa sempre piacere, se naturalmente lo si fa in accordo coi valori in cui si crede e rispettando gli avversari, ma, sebbene sia nato umile e per decenni non abbia mai vinto nulla né potesse avere la speranza di vincere alcunché (tranne le cose più importanti che di certo non sono le coppe -e lo dice chi ne ha vinte) non baratterà mai un derby o una sterile supremazia (?) cittadina con il piacere di giocare e, anche restando all'argomento materiale ma non disprezzabile delle vittorie, con il piacere di portare il nome di Genova e della Liguria a testa alta in Italia e nel Mondo, magari giocandosi qualche trofeo importante, altro che sul Bisagno! Hai la supremazia cittadina se a Londra o a Oslo dici Sampdoria e dicono ah, yes, Sampdoria of Genoa, e dici Genoa e dicono ah yes, Sampdoria!
Perchè è bello battere tuo fratello a scala 40, ma alla lunga poi devi guardar le stelle e uscire dal recinto del giardino di casa tua; e soprattutto non gioire se tuo fratello cade, e non soffrire come un cane se spesso è felice e tu meno, e non cercare in tutti i modi di fargli pesare la tua festa, quando riesci a farla, o di rovinare la sua, quando è lui a farla.

Perchè a noi non danno fastidio i 9 scudetti vinti dal Genoa, di cui la metà almeno portati via giocando due partitine sotto il sole della domenica, nè il fatto che siano nati per primi in Italia (noi due anni dopo appena), sebbene fondati da inglesi che giocavano più a cricket che a football e non da italiani; a noi dà fastidio che il Genoano goda solo se a noi va storta, ci pare così misero... Noi, è vero, un sorrisetto ilare ce lo facciamo scappare se al Genoa va storta la domenica, una battutina (io mai, ma insomma non siamo tutti uguali) e qualcuno dei nostri (anche fra i nostri si annidano alcuni idioti eh) esagera con la rivalità, le mele marce stanno ovunque, ma vi assicuro, nella media, il Sampdoriano vive per sé, il Genoano per i cugini, tanto che una famosa boutade dice che fra genoani e sampdoriani non ci sono differenze perché entrambi la domenica la prima cosa che chiedono è: cosa ha fatto la Samp?

Insomma, un conto è essere giocosamente rivali, sportivamente avversari, e guardarsi un po' in cagnesco la settimana che porta al derby, un altro conto è questa paranoia perenne che ti divora l'anima, ti guasta la vita e ti rende una macchietta, caro Genoano Tipico e caro Sampdoriano Atipico. Di questa paranoia i genoani sono generalmente infetti, i sampdoriani generalmente immuni; casi particolari a parte, come detto. Peccato perchè, in generale, a Genova davvero la sportività è alta, più che altrove, e spesso il derby si svolge in tranquillità, non dico armonia perchè non voglio esagerare.

Per me il derby è una partita come le altre (mi interessa di più battere il Milan, per dirla tutta), non vivendo più a Genova sento poco la tensione cittadina... capisco però che a Genova è diverso, l'ho vissuto, e quindi so che non è una partita come le altre perché sebbene dia sempre e solo tre punti al massimo può avere però ripercussioni sul morale di giocatori e ambiente, negative in caso di sconfitta ma a volte negative pure in caso di vittoria. Ma al di là di questo, son tre punti, e ribadisco che vincere il derby o fare più punti del Genoa può essere un obiettivo solo nel quadro di una stagione di cacca, ed in effetti questa ci si avvicina, dato che noi avevamo altri obiettivi, posti all'incirca 15 punti più su. Al di là di stagioni flop, in cui ti consoli per averle date ai cugini, mai potrò fare del derby quel che dà il senso a una stagione: io voglio giocare con fairplay, divertirmi, se possibile vincere un titolo, portare con onore il nome della città in giro per il Mondo. Quest'anno è ancora diverso, i punti in palio contano per noi ai fini permanenza, ma sarebbe lo stesso se ci fosse la Lazio, conterebbero sempre tanto.

Ma tanto lo so, voi Genoani Tipici e Sampdoriani Atipici non cambierete il vostro un po' squallido e molto ristretto modo di pensare. Continuerete gli uni a cercare la stella senza guardare le stelle, e gli altri a rendere pan per focaccia, quando invece il più bel modo di vivere lo sport, mi spiace dirvelo, è il nostro, quello dei Sampdoriani Tipici (quale sono io) e dei Genoani Atipici, che mi sono simpatici.


autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it) Per tornare alla home page clicca qui. Se questo blog ti interessa e vuoi essere aggiornato sui suoi contenuti iscriviti al mio feed oppure seguimi via mail. Se vuoi segnalare questo articolo clicca sul titolo del post e vai a fondo post.


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