Violentata una ragazza durante il veglione alla Fiera di Roma. Un mese dopo questa aggressione selvaggia portata a termine, accanto ai bagni chimici, da un ragazzo con un tatuaggio sul collo, conosciuto qualche ora prima fra la musica techno e le luci della discoteca, il ragazzo, già sentito in precedenza assieme ad altri indiziati, confessa e viene arrestato: già tre giorni fa negli uffici della Questura aveva iniziato a manifestare i primi segnali di cedimento. Tutti i giornali riportano la notizia. Il colpevole è stato individuato grazie ai precisi ricordi della vittima. Il fatto è avvenuto "anche a causa di un mix di sostanze stupefacenti e abuso di alcol che ha causato", secondo Rizzi, capo della squadra Mobile di Roma, "uno stato di forte alterazione psicofisica". La ragazza è disperata ed è chiusa in casa da settimane. Saputo dell'arresto, la giovane vittima dello stupro ha detto agli agenti di voler vedere in faccia il suo aggressore e ha ringraziato la polizia affermando di essere adesso più serena. Il ragazzo si trova "in stato di profonda prostrazione e pentimento".
Il gip Marina Finiti ha convalidato il fermo del giovane e contestualmente ha emesso l'ordinanza di custodia cautelare presso il domicilio così come sollecitato dal pm Vicenzo Barba. Alla base della decisione di scarcerare il giovane di Fiumicino, la sua buona condotta giudiziaria e il contributo dato agli inquirenti dopo il suo fermo. (Corriere.it, 24/01/2009)
Ora ditemi voi se queste non sono già cronache marziane, senza che io debba neppure intervenire a mettere un po' di colore. Bravo ragazzo, incensurato, violenta con brutalità una ragazza appena conosciuta: così riportano le cronache. Per settimane si nasconde mentre la polizia gli dà la caccia. Durante un primo interrogatorio non confessa. Tre giorni dopo confessa ma si dichiara profondamente dispiaciuto, non sa spiegarsi come possa essere successo, sicuramente c'entra il fatto che era completamente fatto e ubriaco. Siccome è bravo (?), ha una buona condotta giudiziaria (cosa vuol dire?) e ha collaborato con gli inquirenti (a me non pareva, visto che al primo interrogatorio ha mentito, semmai ad aver collaborato è la ragazza che ha fornito particolari decisivi alla polizia), gli vengono concessi subito i domiciliari, quindi è già a casa come la ragazza che ha violentato. Violenza sessuale aggravata, notate bene, visto che era in preda all'effetto di sostanze stupefacenti mischiate ad alcool: ma da aggravante sembra diventare un'attenuante.
Se il gip concede i domiciliari vuol dire che la legge prevede questa possibilità, quindi è semmai la legge a dover essere cambiata: ma il governo in genere sembra avere altre priorità, tipo mettere il bavaglio alle intercettazioni smaschera potenti trafficoni, approvare lodi salvachiappe, ecc. Tuttavia il gip ha applicato la sua discrezionalità, ragion per cui affermiamo che secondo noi ha sbagliato e di grosso.
Ragazzi, aiuto, la penso come Alemanno, sono grave per caso?? Il sindaco di Roma ha infatti detto: "Un segnale sbagliato quello che la magistratura ha lanciato concedendogli gli arresti domiciliari. Comprendiamo le motivazioni che hanno portato a questa scelta, vista la collaborazione e il ravvedimento manifestato da questo giovane. Tuttavia non si può far uscire dal carcere dopo solo 48 ore una persona che comunque ha commesso un reato così odioso e di così grave allarme sociale. Anche la vittima dell'aggressione mi ha chiamato al telefono per testimoniare la sua delusione per questa incredibile indulgenza. Questa ragazza si è sentita abbandonata dalle istituzioni dopo che gli inquirenti erano riusciti ad assicurare alla giustizia il suo aggressore. Per questo chiedo alla magistratura di revocare gli arresti domiciliari all'accusato, di andare verso un processo rapido che accerti definitivamente le responsabilità e di garantire in questo modo certezza della pena" (Corriere.it, 24/01/2009). Condivido in pieno, è una questione di segnale che si lancia. In Cina hanno avvelenato il latte per i bambini, ora taglieranno la testa ai colpevoli rei confessi, state pur sicuri che il prossimo che progetterà di fare una cosa del genere magari un pensierino al suo collo lo farà, prima di agire. Qui bande di stranieri o giovani ragazzi italiani incensurati rubano, spaccano, sequestrano, massacrano, violentano, uccidono e zac, domiciliari! Che cavolo di segnale è? Significa: continuate pure tanto non vi pigliano e se vi beccano ve la cavate con poco.
La gip ci ha pensato a questo aspetto della questione? Qui non si tratta di punire una persona prima che abbia avuto un regolare processo, si tratta di dare il giusto segnale ai balordi che vivono accanto a noi e si tratta di trattare con dignità e rispetto le vittime di tanta violenza.
Gente, il giorno che Fini, Alemanno, ecc. me li ritroverò più a sinistra di me mi ritiro e smetto di occuparmi di politica.
autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)
domenica 25 gennaio 2009
Ti violento, mi nascondo, poi sto in casa per un po'
Traduzioni gratis
Continuiamo con il servizio gratuito di traduzione dal politichese (spesso con inflessioni di ipocritese) all'italiano. Vedrete quanto sono comodi i sottotitoli. Sezione in perenne aggiornamento.
Fine giugno 2009 - Silvio Berlusconi si scaglia con veemenza contro coloro che alimentano «una crisi che è psicologica» e che rischia di peggiorare grazie a quei «signori» che, «sulla base di quello che gli dicono i loro uffici studi» diffondono ogni giorno paura, panico, e pessimismo. A quelli ora «dovremmo davvero chiudere la bocca».
Traduzione: siamo nella merda fino al collo ma non lo deve dire nessuno e chi continuera' a dirlo se la passerà brutta, parola mia.
E, rivolto agli inserzionisti, dice: "ai giornali «catastrofisti» occorre togliere la pubblicità"
Traduzione: ecco, ora vi ho detto come me la pagheranno se continuano a dire la verità sulla crisi.
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Oggi 2 giugno, festa della Repubblica (come quale Repubblica??? ma quella "fondata sul lavoro", no?) traduciamo tre messaggi del nostro premier; vi ricordo che si tratta di un servizio gratuito!
...per Noemi "non c’è più niente da chiarire, ho già chiarito tutto, ora non credo che ci sia nemmeno bisogno di intervenire in Parlamento."
Traduzione: le cose sono andate come ho detto io e basta; resta solo da vedere a quale delle mie versioni contrastanti credere; ve lo comunicherò presto. Se altri dicono altro e magari hanno prove mentono; se altri notano che mi sono contraddetto più volte, mentono; tutta colpa della sinistra stalinista.
(maggio 2009)
Veline e Mills. «Io già chiarito tutto» dice Berlusconi. Veline? «Non vero»; minorenni? «Si immagini»; Mills? «Non vero». Sono tutte «calunnie pure e semplici, che si ritorceranno contro chi le ha agitate».
Traduzione: non è vero niente di quel che si dice su di me tranne che lo abbia detto io e anche lì bisogna vedere caso per caso perchè alcune delle cose che ho detto smentisco ufficialmente adesso di averle dette, e aggiungo che non è vero che smentisco sempre quel che dico, smentisco categoricamente di smentire sempre!, è abbastanza chiaro? Tranquilli, scrivete pure, questo domani non lo smentisco, forse... Le foto fatte a Villa Certosa non esistono, se esistono non sono vere e se per caso fossero vere non provano nulla, il premier ceko non era nudo e se era nudo non era lui o non era ceko, ma insomma ci vedete o no?, non c'erano ragazze minorenni e se c'erano erano le figlie e i figli del premier ceko che però abbiamo appena detto che non c'era o c'era solo vestito; niente scene lesbiche tra ragazze sotto la doccia, cosa vuol dire lesbiche, è una termine della sinistra?, nessuna ragazza in topless, siamo in Italia evitiamo di usare termini inglesi. Le enormi contraddizioni delle mie diverse versioni non esistono, chi afferma cose diverse dalle mie calunnia, Mills chi è?, chi mi calunnia vedrà le sue calunnie ritorcersi contro chi le ha fatte come un boomerang (è inglese, boomerang?), io ho già chiarito tutto. Va bene così o la rifacciamo?
(maggio 2009)
La bufera sui voli di Stato? "Nessun problema. Tutto avviene nel rispetto delle regole. Anche vicende simili in passato si sono risolte con archiviazioni. Sono certo che tutto è avvenuto nell'ambito delle regole che definiscono questo tipo di servizio". Apicella? "Ci sono delle circolari".
Traduzione: se ho portato il mio musicista preferito, alcune ragazze e una ballerina di flamenco sull'aereo di stato pagato dai cittadini è perchè potevo farlo; non c'entra nulla il fatto che io abbia eliminato le regole ferree stabilite da Prodi per i voli di stato raddoppiando le spese annuali per le casse pubbliche; potevo farlo, l'ho comunicato e l'ho fatto, anche perchè una volta che l'areo parte viaggiare da solo o con Apicella o con 40 ragazze o con una coppia di ogni specie di animali esistente sul pianeta (scusami Noè) non comporta alcun aggravio di spesa, quindi è normale, legale e morale che moltissimi venerdì siano arrivati con l'aereo di stato miei amici, parenti o invitati nella mia villa sarda e il lunedì siano poi ripartiti. Le foto non esistono, se ci sono sono false e non provano nulla, se provano qualcosa è qualcosa che potevo fare per legge (lo so perchè l'ho modificata io la legge!), tutta colpa della sinistra, adesso scusate ma mi parte l'aereo.
Dove ho studiato il politichese, dite? Eh, nelle università più prestigiose... Ora lo domino completamente e conosco tutti i nuovi termini che nascono di continuo: "papi", "ciarpame", ecc. Non ci si inventa esperti traduttori, occorre studiare.
Aprile 2009 - Nicholas Negroponte (MediaLab, One Laptop Per Child, ecc) dopo aver criticato la nostra televisione ("quando mi è capitato di guardarla, l'ho trovata imbarazzante"), afferma su "Wired" di maggio: "Da voi c'è una straordinaria attenzione per la tecnologia. Se dovessi scegliere un paese europeo dove far testare un nuovo prodotto, non avrei dubbi. L'Italia è all'avanguardia. Magari si parla più di quanto si investa, ma resta un modello da imitare".
Traduzione: siete un paese di bamboccioni che abboccano sempre all'amo e che, non appena esce sul mercato un nuovo gadget tecnologico, fanno la fila banconote alla mano per poterselo assicurare in anteprima e fare così i ganzi con gli amici. Quanto più inutile e costoso è il gadget, tanto maggiore sarà la loro bava alla bocca e il loro infantile entusiasmo. Manipolare consumatori così creduloni è un gioco da ragazzi. Utilizzarli al fine di testare un prodotto nuovo prima del lancio su scala mondiale è un'opportunità da non perdere. Siete un paese all'avanguardia: nessuno in Europa, e probabilmente nel mondo, è così influenzabile dalla pubblicità e idiota di suo da cambiare l'auto, il cellulare, la tv con frequenza impressionante anche se non vi è alcuna ragione per farlo se non l'irrefrenabile desiderio di bruciare un pò di soldi per potersi baloccare con l'ultimissimo ritrovato della tecnologia per pirla (quella inutile e luccicante).
22 aprile 2009 - Silvio Berlusconi ha deciso: dopo ben 14 assenze ingiustificate, quest'anno parteciperà alle celebrazioni per il 25 aprile. Sarà a Onna, paese distrutto dal recente terremoto e teatro di una strage nazista. Apprezzamento per questa decisione è stato espresso da più parti: il premier sembra aver compreso e voler rispettare il significato della ricorrenza e i valori condivisi che ad essa sottendono. Alla domanda "perchè ci sarà?" ha risposto: "Ho preso la decisione di celebrare il 25 aprile perchè di questa festa non se ne appropri soltanto una parte".
Traduzione: per 14 volte non ho celebrato la festa della Liberazione perchè evidentemente non sento il bisogno di doverlo fare; non è che uno si può dimenticare un impegno per 14 anni di fila! Quest'anno però incombono le elezioni europee e dopo svariate passerrelle elettorali sulle macerie non posso perdere l'occasione di lasciare il campo libero alla sinistra in occasione di una ricorrenza così sentita, quindi ci sarò pure io a far propaganda. Non a Milano ovviamente, o in altre piazze a rischio: non mi va di dovermi riparare da fischi e stampelle; scelgo Onna, non penso che i terremotati, che sto aiutando, ai quali ho promesso l'impossibile e che sperano in me per rifarsi una vita, avranno voglia e coraggio di contestarmi, almeno non ancora...
Sabato 21 marzo 2009 - "Appena i tecnici del governo Berlusconi troveranno il modo di intervenire nella difficile realtà del web, arriverà una nuova legge per contrastare gli abusi sempre più frequenti su internet. Come in Youtube, ad esempio. (Antonino Alfano, ministro della Giustizia)
Traduzione: Internet è rimasto l'ultimo media al mondo non controllabile dai governi, l'unica fonte di verità in un desolante panorama di mezzi di informazione anestetizzati e fasulli perchè posseduti, controllati o asserviti ai desideri di chi governa e poichè in questo modo ci sta rompendo assai le scatole impedendoci di fare i nostri porci comodi senza che il cittadino abbia modo di controllare, stiamo studiando il modo di imbavagliarlo, senza farci ridere troppo dietro dal resto del mondo libero e senza per questo stimolare Cina e Birmania a richiedere gemellaggi con l'Italia.
Comodi i sottotitoli eh?
autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)
sabato 24 gennaio 2009
"Italians" di Giovanni Veronesi
"Italians", di Giovanni Veronesi, con Carlo Verdone, Sergio Castellitto, Riccardo Scamarcio, Italia, 2009.
Contrariamente a consolidatissime abitudini ieri sera vado al cinema senza prima leggere nessuna recensione. Scelta precisa? No, il fatto è che decido all'ultimo momento di andare a vedere "Italians", causa pioggia fastidiosa e passeggiata saltata, e il film di Veronesi prevale su "Australia", "Viaggio al centro della terra" e "Milk" (che però vedrò presto): propongo "Italians" (che proprio stasera ha preso il posto di "Yes man" che volevo andare a vedere) anche perchè suppongo che piaccia anche agli amici con cui esco, che già, fra le righe, mi hanno parlato male, per sentito dire, di "Australia": quale esempio di fulgido altruismo, eh?
Ebbene, cosa mi aspettavo? Un film a episodi sulle virtù e i vizi degli italiani all'estero, le solite macchiette insomma, magari confezionate con più cura, ma niente di più. Un "Natale a Rio" più garbato e meno pecoreccio, questo è quel che sotto sotto mi aspettavo, sapendo della presenza comunque rassicurante di Castellitto e di Verdone (Scamarcio però...). Ero disposto a sopportarlo: due risate, magari amare, sugli italiani in vacanza e un'ora e mezza di svago.Cosa ho trovato invece in sala? Qualcosa di meglio. Non sto parlando di Barry Lyndon o di un Hitchcock, proprio no, ma non è questo il punto. Il punto è che non sto parlando però nemmeno di un Vanzina o di un Pieraccioni. Sorpresa positiva, dunque: non è il solito film a episodi sui connazionali che varcate le Alpi o attraversato il Mediterraneo si fanno sempre riconoscere ma anche amare, è qualcosa di diverso. Non è del tutto originale, tratta un tema abusato, ma lo tratta in modo da sembrare almeno in parte qualcosa di nuovo e questo è un merito indubbio. Due storie, una ha per protagonista Castellitto, l'altra Verdone. Il limite: il lieto fine obbligatorio. I pregi: la misura, la scorrevolezza e la capacità di commuovere. Due storie di italiani all'estero per lavoro (nel primo caso si tratta di due ladri che contrabbandano Ferrari rubate, nel secondo di un dentista alienato e depresso che partecipa a un convegno medico), due storie di persone in fondo per bene che alla fine fanno prevalere le ragioni del cuore a quelle della ragione. Un altro limite è la facilità con la quale, specialmente nel secondo episodio, il protagonista matura una scelta di vita: un po' più di cura e di lentezza in questa fase avrebbero giovato alla "conversione", rendendola più meditata e più credibile. In apparenza si potrebbe dunque dire che il film ha un respiro minore rispetto a quello che mi attendevo, invece io parlerei di una scelta felice: "Italians" non è nemmeno il titolo più adatto, data l'aspettativa che automaticamente genera e poi in parte, e per fortuna, tradisce.
Un film diretto con misura e con onestà. Una trama non trascendentale ma buona, alcune disattenzioni, è vero, ma garbo e intelligenza nel far ridere e riflettere lo spettatore. Ripeto: non è il mio genere, di solito sbarco su altri lidi, ma mi è piaciuto dopotutto e quindi lo promuovo. Non dimentico tuttavia che le gag di Verdone, per quanto riuscite, sono sempre le stesse, in un certo senso (riuscite ma ripetute), che a volte il film banalizza troppo i passaggi (il posto di blocco e la prigione sono due chiari esempi), e che un critico malevolo potrebbe non andare troppo distante dal vero affermando che si tratta di una commedia discreta ma incapace di lasciare un segno duraturo. E' tutto vero, il film non sopravviverà molto più a lungo delle due ore di divertimento che ha saputo offrire, tuttavia Veronesi ha fatto un buon lavoro, il film ti lascia una sensazione piacevole, sono due storie interessanti e non schiacciate dai tipici clichè che sarebbe logico aspettarsi.
Una strada che già conosciamo ma che stasera ci è parsa leggermente più panoramica e meno aspra del solito, forse perchè l'autista ci sapeva fare di più.
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autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)
venerdì 23 gennaio 2009
Dottor Povia, lo confesso: anch'io sono stato gay, ma per nove ore e tre quarti solamente.
E' giunto il momento di dire qualcosa di più a proposito di "Luca era gay" di Povia, un'opera destinata a mio parere ad entrare di diritto nel non ristretto numero delle più assurde boiate festivaliere di sempre. So bene che lo scopo di Povia è presumibilmente quello di far parlare della canzone (o perlomeno: il fatto che se ne parli, benché male, non deve far schifo ai suoi discografici) e so bene che questo obiettivo si sta realizzando facilmente: non si discute d'altro da settimane e ancora il Festival non si vede all'orizzonte. E' sempre quello lo scopo, quando fai una canzone sui gay o sull'aborto o su temi analoghi senza saperne nulla e ti preoccupi pure di sparare assurdità. Ma poiché non si può passare sotto silenzio una malefatta solo per il timore di darle nel contempo visibilità (che comunque avrà sul palco), dobbiamo parlarne e dire la nostra. Noi saremo letti da qualche centinaio di persone, Povia sarà ascoltato da milioni di spettatori, la differenza di amplificazione del messaggio è abissale: nei suoi panni tuttavia noi preferiremmo sprofondare sottoterra piuttosto che sostenere su un palco certe ridicolaggini da pernacchia, ma evidentemente lui è soddisfatto così: i gusti sono gusti, si sa (d'altra parte anche lui ha ammesso di aver avuto gusti un po' così, per sette mesi...).
Il Festival di Sanremo ancora non c'è stato, ma già qualcuno ha potuto ascoltare il testo della canzone che sarà presentata da Povia. Il resoconto di chi ha ascoltato il pezzo (Gino Castaldo, Repubblica, 21/01/2009) unito alle anticipazioni degli ultimi giorni, alle interviste dello stesso Povia e al fatto che, se permettete, noi non siamo nati ieri ci permettono di commentare a ragion veduta ancor prima di ascoltare la canzone: non saranno le note sul pentagramma a modificare il significato di un testo.
La storia raccontata non è brutta o bella, non ci interessa in questa sede far critica musicale: semplicemente è basata su teorie non dimostrate dunque fasulle e omofobiche, per giunta trattate con superficialità: questo può essere a mio avviso un appropriato e sintetico giudizio sul pezzo discusso. Consapevolmente o meno (la differenza non conta, dato che Povia è maggiorenne) la canzonetta che allieterà la città dei fiori fa passare un messaggio così riassumibile: Luca era gay perché in famiglia ha avuto cattivi esempi, una madre iper-possessiva e un padre assente e perché ha incontrato un anziano pedofilo che ha sostituito la figura paterna; quando però incontra una lei (che fa rima con gay, e questa rima mi pare la cosa migliore del pezzo...), apre gli occhi e si accorge che l'amore di una donna è in grado di dare maggiore felicità di quello di un uomo: si accorge dunque di non essere gay, o meglio supera quello stato di infelicità e raggiunge una maggiore felicità. Nel testo non si parla di esplicitamente di guarigione o redenzione, ma vi si allude chiaramente, il che è forse peggio, e in ogni caso è palese l'accento sul passaggio dallo stato di gay, descritto come uno stato infelice e causato da disagi familiari infantili e adolescenziali e da incontri sbagliati a quello di uomo, visto come uno stato felice e realizzato. L'omosessualità dunque, anziché essere (come è) un orientamento naturale dell'essere umano, uno dei vari possibili orientamenti e identità sessuali, diviene una fase transitoria, sbagliata e indotta da devianze e mancanze esterne, dalla quale si può ed anzi è auspicabile uscire. Parlando francamente, facciamo fatica a pensare che una persona possa davvero avere idee simili, ma così è.
Sia chiaro, non vogliamo certo la censura, ma è indubbio che dare spazio a una simile canzone sia grave, come lo sarebbe permettere l'esposizione di una teoria negazionista, specie se a farlo è quello stesso servizio pubblico che non dà altrettanto spazio alle ragioni avverse e dunque fa disinformazione, né del resto si preoccupa minimamente di contrastare l'omofobia crescente in questo paese (spesso portata avanti da gente così istruita da non sapere nemmeno il significato del termine omofobia, ogni riferimento alla concorrente di un reality è puramente voluto), anzi la asseconda, la accarezza, la blandisce. Ecco quindi che in una società civile (per intenderci, quella che riconosce pari diritti civili a tutti, cosa che oggi non è) si potrebbe anche tollerare un testo come quello di Povia a Sanremo, dove verrebbe ascoltato ma anche bollato facilmente per quello che è; in una società come l'attuale, invece, che è profondamente razzista, che coccola le derive omofobiche e che non dà spazio (se non con l'intento di ridicolizzare) a chi espone pareri diversi, permettere a un Povia di srotolare in prima serata le sue idee bislacche è ingiusto, incivile, discriminatorio e indegno.
In Italia, paese in cui per diventare maitre à penser e pontificare su temi delicati dal pulpito di rivistucole è sufficiente essere famosi (qualunque siala ragione per la quale lo si è), Povia ebbe a dichiarare, fra le altre cose, che "sbaglia chi crede che gay si nasce", "i miei si separarono quando ero piccolo. Rimasi solo in un ambiente tutto femminile, giocavo con le bambole", "T’innamori di un maschio perché è quello che vorresti essere", "Non può esistere stabilità e fedeltà nel mondo gay". Dalle sue interviste emerge chiaramente che Povia è un militante o sostenitore dei gruppi di terapie riparative fondate dall’americano Joseph Nicolosi, anche se non è mai detto. E’ convinto (così si deduce da quel che scrive e dice) che l’omosessualità possa e debba essere sanata e che il rapporto d’amore tra due uomini sia per natura destinato ad essere effimero e compulsivo. Insomma, come afferma Aurelio Mancuso presidente nazionale Arcigay, "il cantante utilizza tutto l’armamentario delle organizzazioni cattoliche integraliste. Quindi la canzone, al di là delle edulcorate parole che saranno state scelte, è il manifesto politico di un movimento religioso, che è stato più volte smentito dalla scienza, dagli Ordini degli psicologi e degli psichiatri e si prefigura come un’associazione atta a propagandare teorie fondate sull’esaltazione del pregiudizio e dell’ignoranza".
Ora, una canzone, per quanto semplice, ha sempre un significato, vuole sempre comunicare un'emozione, un messaggio, così come un quadro, un libro, una manifestazione del pensiero, un'opera d'arte: non è dunque sbagliato o eccessivo voler veder qualcosa dietro al testo di una pur semplice canzonetta festivaliera, tenuto conto poi dell'enorme impatto che ciò che si dice dal palco di un festival così seguito può avere sui giovani e su chi, omosessuale, vive già con difficoltà estrema la sua condizione a causa degli atteggiamenti retrivi e razzisti di chi lo circonda. E quello che vediamo in questo caso, quello che traspare con un'evidenza tanto semplice quanto velenosa è proprio brutto e non ci piace per niente.
Ecco dunque la lieta novella: gay non si nasce ma si diventa, e a diventarlo sono quegli sfortunati che hanno un'infanzia difficile, genitori assenti o inadeguati, anziani che li circuiscono: dobbiamo provare compassione per loro, vanno aiutati, solo con il nostro aiuto potranno tornare ad essere come noi, come è giusto essere. Propongo di fare il prossimo Telethon a favore dei gay! Si può sempre tornare, quindi, allo stato "normale": basta prendere un'aspirina, anzi no... basta incontrare la donna giusta. Lo stesso Povia ha dichiarato di essere stato gay ("per sette mesi" ha detto, sic), ma di aver poi cambiato strada e di aver pure convinto ("convertito", dice) due amici che si credevano gay e che non lo erano, tanto che poi si sono sposati! (come se questo bastasse a definirti non gay). Tanta ingenuità ci divertirebbe, se non ci disgustasse come prendere in bocca un topo morto. Quindi si è gay per sette mesi come si ha la broncopolmonite per venti giorni o la gamba ingessata per quaranta: sono infortuni da cui ci si riprende, che diamine! Basta volerlo, o aver fortuna, o essere aiutati da chi è più fortunato di noi e non è (brrr..) gay.
Ipotesi 1: Povia non pensa quel che sostiene, è tutta una tattica di auto-promozione: disgusta in ogni caso che si possa speculare solo per ragioni commerciali su certi temi che per molte persone si traducono in una vita d'inferno stante l'omofobia del paese in cui viviamo.
Ipotesi 2: Povia pensa quel che dice. E' legittimo credere in quel che si vuole, io posso pure credere che Hitler fosse un santo, tuttavia se lo affermo in pubblico qualcosina rischio, direi... Noi crediamo di più a questa seconda ipotesi (non che Hitler fosse santo, sia chiaro: era solo un sanguinario criminale, ma all'ipotesi che Povia pensi davvero quel che sostiene) e il disgusto non diminuisce.
Ringraziamo Bonolis per la scelta che ha compiuto e gli auguriamo amichevolmente parecchie grane (l'Arcigay non starà a guardare e farà legittimamente sentire la sua voce), la Rai e Mediaset perché tollerano sempre l'omofobia imperante (ultimo caso: la concorrente del Grande Fratello che ha pronunciato frasi intollerabili e gravemente offensive verso milioni di persone non sarà espulsa, ma se avesse anche solo bestemmiato a mezza bocca sarebbe stata polverizzata), ringraziamo Povia per gli insegnamenti che cerca di impartire ai genitori, ci auguriamo che a causa dei suoi deliri nessuna di quelle persone che già oggi sono emarginate e discriminate abbia a soffrire di più di quel che già soffre, senza aver fatto alcunché di male, a causa di queste insensatezze musicate .
Dottor Povia, lo confesso: anch'io sono stato gay, ma per nove ore e tre quarti solamente. E mia madre, che era fuori per lavoro, si è persa questa mia fase. Ora però sono guarito.
Chiudo con un consiglio: copritevi bene, la sera, meglio mettere la maglia di lana; potreste prendervi l'omosessualità, e allora sì che sarebbero cavoli amari, altro che raffreddore.
autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)
giovedì 22 gennaio 2009
"Luca era gay", poi è arrivata lei
Giuseppe Povia, con la sua ancora inedita ma già celebre canzone "Luca era gay" (perchè poi "era", per caso è morto, poverino? no, è guarito...), e in altre esternazioni assortite, si premura di farci sapere cosa non dobbiamo fare come genitori al fine di non far diventare gay nostro figlio.
Nel ringraziarlo per il pensiero, confessiamo però di essere più interessati, come genitori, a sapere cosa non si deve fare al fine di non ritrovarsi alla fine con un figlio con le idee di Povia in materia, perchè questa sì che sarebbe una tragedia.
Quanto all'indignazione che le affermazioni della concorrente del Grande Fratello, di Povia, di ospiti di Buona Domenica e di altri mille esemplari di individui con lacune umane e culturali farcite di pregiudizi e preconcetti, hanno provocato in chi è omosessuale o, più banalmente, in chi non è razzista, la comprendo, ma lancio anche un invito: fate spallucce, certe frasi (s)qualificano chi le pronuncia, non chi le ascolta. Non esiste un Dio con simili idee, e se esistesse non potrebbe avere importanza nella mia vita, nella nostra vita.
A dirla tutta, delle dichiarazioni della concorrente de “Il Grande Fratello” sul tema dell'omosessualità, così come del testo di Povia del prossimo Sanremo, sentivamo la mancanza come di un attacco di vomito o di una caduta dagli sci.
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autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)
martedì 20 gennaio 2009
Barack Obama: pronti, via!
Oggi Barack Obama, 44esimo Presidente degli Stati Uniti d'America, ha giurato e si è insediato a Washington. Il suo discorso inaugurale è stato notevole, anche se non di altissima qualità. Sembra un commento ingeneroso ma non lo è, il fatto è che gioca a suo sfavore il paragone con altri suoi discorsi precedenti: in effetti Obama ha pronunciato in passato discorsi bellissimi che hanno alzato il livello di quel che ci si aspetta da lui ogniqualvolta prende la parola. In ogni caso si è trattato di un discorso chiaro, lucido, appassionato, a tratti poetico e di grande impatto emotivo. Alla fine poi conteranno i fatti, come sempre, e la coerenza, più delle parole, tuttavia chi parla bene pensa bene ed è più probabile che agisca per il bene. Obama rappresenta una grande speranza, per gli Americani, per il mondo, per tutti gli sfruttati e i poveri di questa terra. Alcuni passi in particolare meritano di essere sottolineati, li riportiamo qui:
Costruiremo le strade e i ponti, le reti elettriche e le linee digitali che alimentano i nostri commerci e ci legano gli uni agli altri. Restituiremo alla scienza il suo giusto posto e maneggeremo le meraviglie della tecnologia in modo da risollevare la qualità dell'assistenza sanitaria e abbassarne i costi.
(...)
Quel che i cinici non riescono a capire è che il terreno gli è scivolato sotto i piedi. Gli argomenti politici stantii che ci hanno consumato tanto a lungo non sono più applicabili. La domanda che formuliamo oggi non è se il nostro governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funzioni o meno - se aiuti le famiglie a trovare un lavoro decentemente pagato, cure accessibili, una pensione degna. Laddove la risposta sia positiva, noi intendiamo andare avanti. Dove sia negativa, metteremo fine a quelle politiche.
(...)
Per tanto che un governo possa e debba fare, alla fine è sulla fede e la determinazione del popolo americano che questa nazione si fonda. E' la gentilezza nell'accogliere uno straniero quando gli argini si rompono, la generosità dei lavoratori che preferiscono tagliare il proprio orario di lavoro piuttosto che vedere un amico perdere il posto, che ci hanno guidato nei nostri momenti più oscuri. E' il coraggio dei vigili del fuoco nel precipitarsi in una scala invasa dal fumo, ma anche la volontà di un genitore di nutrire il proprio figlio, che alla fine decidono del nostro destino.
(...)
Forse le nostre sfide sono nuove. Gli strumenti con cui le affrontiamo forse sono nuovi. Ma i valori da cui dipende il nostro successo - lavoro duro e onestà, coraggio e fair play, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo - tutto questo è vecchio. Sono cose vere. Sono state la forza tranquilla del progresso nel corso di tutta la nostra storia.
In particolare tre passaggi rivestono secondo me un'importanza cruciale ed emanano un'accecante luce nuova:
1
"La questione di fronte a noi non è se il mercato sia una forza del bene o del male. Il suo potere di generare benessere ed espandere la libertà è rimasto intatto. Ma la crisi ci ricorda che senza un occhio rigoroso, il mercato può andare fuori controllo e la nazione non può prosperare a lungo quando il mercato favorisce solo i già ricchi" (dedicata a chi crede nel potere del mercato di autoregolarsi e a chi fa del disprezzo delle regole uno stile di vita, in finanza, in politica, in società)
2
"E coloro che gestiscono i soldi della collettività saranno chiamati a risponderne, affinché spendano in modo saggio,riformino le cattive abitudini, e facciano i loro affari alla luce del sole - perché solo allora potremo restaurare la vitale fiducia tra il popolo e il suo governo." (come non pensare alle tangenti, alla corruzione, ai conflitti di interesse, all'inefficienza della pubblica amministrazione, alla miopia di certa politica, alla nostra Casta?)
3
"Imbriglieremo il sole e i venti e il suolo per alimentare le nostre auto e mandare avanti le nostre fabbriche." (pensi all'Italia, che vuole rilanciare il nucleare e che da trent'anni dibatte sulle energie alternative senza fare niente, e ti invade tanta tristezza...)
Forza Obama, pertanto. Il tempo dirà se erano solo parole o se c'era dell'altro. Ma gli Americani, stasera, vanno a letto con la speranza nel cuore; noi, dopo aver visto i politici blaterare a Ballarò, pensiamo ai parlamentari, ai ministri, agli imprenditori, ai finanzieri e cerchiamo il cuscino per nasconderci la testa.
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Ecco il testo originale dei passi citati (entrambe le versioni provengono da www.repubblica.it):
We will build the roads and bridges, the electric grids and digital lines that feed our commerce and bind us together. We will restore science to its rightful place, and wield technology's wonders to raise health care's quality and lower its cost. We will harness the sun and the winds and the soil to fuel our cars and run our factories.
What the cynics fail to understand is that the ground has shifted beneath them - that the stale political arguments that have consumed us for so long no longer apply. The question we ask today is not whether our government is too big or too small, but whether it works - whether it helps families find jobs at a decent wage, care they can afford, a retirement that is dignified. Where the answer is yes, we intend to move forward. Where the answer is no, programs will end. And those of us who manage the public's dollars will be held to account - to spend wisely, reform bad habits, and do our business in the light of day - because only then can we restore the vital trust between a people and their government.
Nor is the question before us whether the market is a force for good or ill. Its power to generate wealth and expand freedom is unmatched, but this crisis has reminded us that without a watchful eye, the market can spin out of control - and that a nation cannot prosper long when it favors only the prosperous.
For as much as government can do and must do, it is ultimately the faith and determination of the American people upon which this nation relies. It is the kindness to take in a stranger when the levees break, the selflessness of workers who would rather cut their hours than see a friend lose their job which sees us through our darkest hours. It is the firefighter's courage to storm a stairway filled with smoke, but also a parent's willingness to nurture a child, that finally decides our fate.
Our challenges may be new. The instruments with which we meet them may be new. But those values upon which our success depends - hard work and honesty, courage and fair play, tolerance and curiosity, loyalty and patriotism - these things are old. These things are true. They have been the quiet force of progress throughout our history.
autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)
lunedì 19 gennaio 2009
I libri fanno la felicità
Quando penso a tutti i libri che mi restano da leggere, ho la certezza di essere ancora felice.
(Jules Renard)
domenica 18 gennaio 2009
Decameron di Luttazzi a Cascina (PI)
Ieri sera ho assistito con Moi a "Decameron", il monologo di Luttazzi, a Cascina (Città del Teatro). Due mesi per trovare i biglietti (telefonate ogni 5-7 giorni sempre vane, poi finalmente sono stati messi in vendita dall'organizzazione solo 7 giorni prima della data prevista per lo spettacolo), sala di 700 posti gremita. Andata con i R.E.M. di Monster a deliziarmi mentre guidavo (album di parecchi anni fa, ma certa musica non passa mai di moda), ritorno a cavallo di due giorni con una raccolta dei Clash (vedi parentesi precedente) acquistata il pomeriggio a Cascina in un negozietto che vende libri e audiovisivi usati oltre a noleggiare film. Moi preferiva il melodico, ma i Clash ieri sera ci stavano a misura. Giretto per Cascina, Corso Matteotti suggestiva con le luci della sera a illuminare i portici, monumento ai caduti imponente: prima volta a Cascina, piccola ma non male, centro storico off-limits per le auto, che rombano nel circuito esterno che circonda il corso principale, parcheggio non difficile da trovare. Pizza dal "Re della pizza", e poi lo spettacolo: eccezionale. Dunque, giornata perfetta.
Lo seguo da moltissimi anni ed è la quinta volta che assisto a un suo spettacolo dal vivo (Carrara, La Spezia, Genova, La Spezia, Cascina), quindi so bene quel che mi attende, ma ieri sera è stato, se possibile, più bravo di sempre. Due ore e rotti di verità assolute presentate in maniera che definire spassosissima non rende l'idea. E' stato incontenibile, esilarante, devastante. Preciso come un bisturi, distruttivo come uno tsunami. Un'orgia di comicità che fa riflettere mentre ti costringe a piegarti dalle risate. Un fiume in piena, un treno lanciato a velocità warp contro le ipocrisie del mondo moderno, contro questo governo che ci sta lobotomizzando col nostro entusiastico consenso, contro tutte le religioni e quella della Chiesa cattolica di Roma in particolare. Ora capiamo perché hanno censurato Decameron, anche se hanno voluto farci credere che fosse per l'innocua battuta su Ferrara: il Papa, in Italia, è intoccabile.
Luttazzi è la satira, Luttazzi è un uomo libero. Censurato più volte, cacciato più volte, osteggiato ed evitato da tutte le tv, non si piange addosso: va avanti per la sua strada, grazie al suo immenso talento di autore, di scrittore, di comico satirico, di cantante e di musicista, riempie i teatri, fa quel che sente e che deve, segue il suo cammino.
Sul suo sito così lo stesso Luttazzi definisce il suo "Decameron" (censurato da La7 per ragioni assurde dopo poche puntate, il processo è in corso): "Il monologo SATIRICO più FEROCE E divertente che abbiate mai visto! DUE ORE di risate efferate al cui confronto tutto il resto è comicità televisiva BLEAH. Liberate la vostra libido! Diffondete la buona novella! SPARGETE il seme!" E ha ragione!
Eravamo in 700 e senza timore di peccare di superbia possiamo dire di essere speciali. Perché assistere a uno show di Daniele Luttazzi senza sentirsi offesi o disgustati, e anzi divertendosi come matti, significa essere privi di pregiudizi, di condizionamenti, di lacci e lacciuoli quali possono essere ad esempio un fanatismo politico, una religione, un perbenismo bigotto travestito da buone maniere. Significa avere convinzioni precise, magari anche più incrollabili di quelle di un estremista, ma non aver chiuso ancora il cervello in una gabbia; essere dunque aperti al confronto e voler sapere la verità, tutta la verità, anche quella scomoda, anche quella che riguarda i nostri miti. Significa saper ancora ragionare con la propria testa, non accontentarsi di questa realtà disgustosa e desiderare ardentemente di vederla cambiare, di aiutare a cambiarla. Questo non vuol dire che coloro i quali erano fuori da quella sala (tutto il mondo meno 700, a occhio) siano idioti o schiavi di idee immutabili; vuol dire che chi c'era è diverso, come lo è chi lo segue altrove, chi lo legge, chi lo guarda in tv, chi lo studia sul blog, chi lo apprezza senza cadere nel trito giochetto di definirlo volgare solo perché non ha limiti come la fantasia.
Resistere è difficile, "mentre tutti intorno fanno rumore". Oggi, poi, resistere a questa decadenza morale e culturale tanto progressiva quanto inavvertibile ai più è quasi eroico. Rischi di passare per matto (o per comunista; ma non è la stessa cosa?), rischi di fare il noioso, ma la vera noia sarebbe osservare la cavità cranica di chi ti trova noioso solo perché ripeti sempre le solite... verità. Daniele Luttazzi è uno di quelli che ci aiuta a non mollare, a non consegnare le chiavi del nostro cervello a un esistente deprimente e senza speranza.
-"Ho 47 anni e ho capito una cosa: se la risposta é Cristo, la domanda é sbagliata!"
-"Veltroni arriva sempre un po' dopo, è come l'acqua calda quando apri il rubinetto, che non viene giù subito..."
-"Come va?? Bene? Per caso sapete qualcosa che io non so????"
-(mostrando una foto di Papa Ratzinger sorridente) "Riderei anch'io se la mia ditta non pagasse le tasse..."
autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)
Pericolo scampato
Quando azzecco una previsione mi sento come si deve sentire Dio... anche se, dato l'argomento di questo post, forse non si tratta del paragone più adatto! Avevo detto (leggi) che non avrebbero mai consentito ai due bus genovesi di girare per il centro cittadino per un mese con quei messaggi "offensivi", "ingannevoli" (?) ed "eversivi" appiccicati sopra che alludevano alla possibile non esistenza di Dio (oibò), e così sarà, dato che la concessionaria della pubblicità sui mezzi Amt ha annullato il contratto, o respinto la richiesta, insomma fate voi: il gran baccano ha avuto effetto. Le belle parole del sindaco sono destinate a restare belle parole e basta, le dichiarazioni esilaranti se non proprio ridicole di questo e quello sono riuscite a scongiurare l'immane pericolo che si stava addensando sulla nostra civiltà: la libertà di pensiero e di espressione. I cattolici adesso dormiranno sonni tranquilli: loro potranno continuare a farsi gli affari degli altri (contraccezione, diritti civili, embrioni, ecc.), gli altri dovrebbero continuare a subire in silenzio.
autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)
Paese civile a chi???
"La tv di Stato indegna di un Paese civile"
"In tv, soprattutto nei programmi di seconda serata, mi basta al massimo cinque minuti per sentire dire qualcosa contro di me". Silvio Berlusconi torna a puntare l’indice, riferendosi soprattutto alla tv pubblica, sul modo di fare satira e di attaccare il presidente del Consiglio. In realtà, il premier spiega che questo modo di fare tv non colpisce solo lui: «C’è una volontà - dice - di colpire chi si impegna allo strenuo per il bene del Paese, per gli interessi di tutti i cittadini e colpisce anche quelli della sinistra». Per il presidente del Consiglio, questa situazione «non accade in nessuna tv nazionale del mondo, di nessun Paese civile del mondo".
(Il Secolo XIX, 18/11/2009)
Per un attimo, leggendo il titolo, ho pensato: si riferirà per caso al TG4?
Poi ho letto la dichiarazione: no, non parla del TG4... ma non ho capito lo stesso, sicuramente non stava pensando all'Italia, ma allora a quale paese e a quale tv si stava riferendo? Mah... Non può essere l'Italia che, come è noto, non è un paese civile: ti pare che in un paese civile il titolare di un così grandioso conflitto di interessi potrebbe candidarsi, essere eletto, governare e costruirsi pure l'immunità assoluta con un "lodo" (come impropriamente viene definito) che gli disattiva tutti i processi personali? Mi dicono però che si riferisse a Santoro, quindi il caso è oscuro. Ma caro premier, cerca di essere più chiaro quando parli: se dici "paese civile" si pensa subito a uno di quelli che ci sopravanzano nella classifica della libertà dei mezzi di informazione (più di 40) o a uno di quelli in cui i diritti civili sono garantiti a tutti, omosessuali e neri compresi. Bastava dire "tv indegna di una repubblica delle banane" e avremmo capito subito tutti, perdincibacco!
autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)
venerdì 16 gennaio 2009
Santoro, i post fantasma e la stupida guerra
Ieri sera c'era Santoro in tivù (Annozero), ho ascoltato Travaglio (i suoi dieci minuti valgono più di cento tg) poi ho spento perché dovevo lavorare al pc. Spigolando qua e là passano le dieci e apprendo, dai commenti postati a getto continuo sul blog di Beppe Grillo (da molti usato come chat, in effetti), che ad Annozero è successa una gran baraonda, che Lucia Annunziata ha litigato con Santoro dopo di che se n'e' pure andata e leggo post su post che definiscono Travaglio e la stessa Annunziata con epiteti ingiuriosi solo perché non così filopalestinesi come ieri si è (legittimamente) rivelata la linea editoriale del programma. Oggi poi divertimento puro, con Petruccioli, Fini (terza carica dello Stato, ci pensate?), ambasciatore israeliano (davvero in questo momento non ha altri pensieri che la tv?) e un bel po' di altre personalità che dicono la loro e generalmente spalano un po' di fango su Santoro, reo, come sempre gli capita, di essere un po' troppo libero nel presentare un'opinione: è comprensibile, siamo abituati ai burattini catodici, quindi ogni volta che ci imbattiamo in uno che non è attaccato a nessun filo rimaniamo sconcertati, e lo dice uno che, pur apprezzando le qualità professionali di Santoro, non gli ha mai risparmiato critiche e di certo non lo apprezza acriticamente ed integralmente.
Allora invio un messaggio pure io (messaggio "non certificato", dato che non sono iscritto ma devo ogni volta spiattellare i miei dati), poi lavoricchio ancora un po', mi faccio la solita dormitina sul "qwerty" e infine spengo tutto e vado a letto. Stamane cerco il mio post e non lo trovo. E' la seconda volta che mi capita in pochi mesi, due volte su due se contiamo le ultime volte: censurato? Non so, mi sembra così stupido, sia perché obiettivamente nulla da censurare ho scritto, sia perché censurare in genere è stupido, e poi proprio a casa Grillo... un po' come bestemmiare in chiesa. Allora scrivo un secondo post per far presente la cosa, rispondono in due, una per dirmi che anche a lei capita sempre, un altro per dirmi che probabilmente mi sto sbagliando (cosa che non escludo). Stasera rifaccio la solita ricerca e trovo due post, quindi anche il primo che non trovavo... Mah, che dire: ho il sospetto, come la volta precedente, corroborato dalle lamentele di molti sulla gestione un po' così del blog; tuttavia non ho la certezza e il post c'e'...
Ora, direte voi, dicci almeno cosa avevi scritto, dopo averci fatto due scatole così sulle tue avventure notturne in giro per il web. Ecco qui:
"Vedo stasera un gran fiorire di post in cui passa l'equazione: travaglio e annunziata espongono le ragioni di israele = travaglio e annunziata persone di merda, che fanno schifo, ecc. Vi rendete conto di quanto siete ottusi e illiberali? Chi nega le ragioni di Israele o il suo diritto ad esistere non ha titolo per parlare della questione, si squalifica da solo. Vedere le cose da una sola angolazione è comodo ma poco produttivo, per capire occorre invece tutto sapere, tutto vedere. Accetterò il grido "Palestina libera" solo quando accompagnato da un altro grido: "Israele libero". Negare le nefandezze di Hamas squalifica l'enfasi che ponete su quelle israeliane, toglie ogni credibilità ai vostri assunti, peccato per voi e peccato per la persa occasione di una sana ed equilibrata analisi dei fatti." (postato su http://www.beppegrillo.it/2009/01/minerva_1.html#page_3 at 15.01.09 23:24)
Il succo della storia qual è? Magari non c'e', non so. Oppure è sentire Fini che sculaccia Santoro anziché occuparsi di cose più adatte ai suoi incarichi istituzionali, la meglio società che sputacchia sul presentatore mangia-bambini bramando come sempre di poter chiudere il programma in un pozzo e buttar via la chiave (gli stessi che trovano il TG4 obiettivo), i filopalestinesi che non capiscono che anche di fronte ad evidenti crimini di guerra israeliani continuare a negare il diritto di Israele a esistere e a difendersi e continuare a nascondere le cattive azioni dei palestinesi non giova né alla loro causa né alla possibilità di una pacata e ragionevole discussione, vedersi bannato su un sito che dovrebbe usare ben altra politica e poi avere la sensazione che il messaggio era lì ma tu non l'hai visto perché il motore di ricerca del tuo browser era, diciamo così, brillo...
Su Israele e Gaza ritorneremo a parlare, nel frattempo la guerra infuria e come tutte le guerre (penso che siano in assoluto una delle manifestazioni più lampanti della stupidità, della sete di sangue e della miopia del genere umano) porta morte e distruzione senza risolvere davvero un bel niente che non si potesse risolvere con un bel po' di funerali in meno. Senza contare che di guerre o guerriglie in corso ce ne sono circa 26 nel mondo, attualmente, ma i tg parlano solo di Gaza perché è quella più à la page e perché, ça va sans dire, noi abbiamo un'informazione seria, indipendente, equilibrata.
autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)
giovedì 15 gennaio 2009
Perché si può dire che Dio esiste e non il contrario?
L'Unione degli atei e degli agnostici razionalisti (Uaar) ha regolarmente acquistato gli spazi pubblicitari su due autobus di Genova. Il messaggio che vi dovrebbe comparire a breve, e per un mese, è "La cattiva notizia è che Dio non esiste, quella buona è che non ne hai bisogno". Islamici ed ebrei, sentita la notizia, non hanno fatto una piega o quasi (anche loro credono in un Dio, ci avete mai pensato?), al più hanno parlato di "folklore". A Londra fu fatta un'analoga iniziativa, i bus coinvolti furono 800 (non 2...), non vi fu nessun problema. In Italia, come era prevedibile, è scoppiato un casino immane, punteggiato dal solito ridicolo carnevale di dichiarazioni prive di senso, a tratti esilaranti. Tanto che alla fine vedrete che il contratto verrà stracciato, con buona pace della libertà di espressione.
Ma perché privarci di dichiarazioni così divertenti?
-"Ennesima offesa ai credenti" (PDL; pensassero ai veri problemi...)
-"Non sapevamo nulla, ma niente censura" (Amt di Genova; vedrete che con qualche scusa si rimangeranno la parola)
-"Far viaggiare sotto gli occhi di tutti, bambini compresi, uno spot pubblicitario che nega l´esistenza di Dio e invita a farne senza è una pubblicità ingannevole e quindi può essere bloccata" (Giorgio Bornacin, senatore e coordinatore regionale di An; quindi Bornacin ha le prove dell'esistenza di Dio, le renda pubbliche per favore e vedrete che anche l'Uaar chiederà scusa...)
-"Il motivo dichiarato è quello di colpire il cardinale Bagnasco, reo di essere presidente dei vescovi italiani e attraverso di lui la Chiesa, rea di esistere" (Sir, agenzia di stampa religiosa; almeno Bagnasco esiste di certo...)
-"Se avesse ragione lo spot, il 90% del mondo sarebbe in errore perché crede" (Azione cattolica; fenomenale)
-"Dio esiste", nome del gruppo lanciato su Facebook dal teologo Antonio Frungi
-si invita a "non pagare il biglietto" (Edoardo Rixi, leghista, invita i cattolici a boicottare l´Amt e il Comune; boicotti il Comune quindi te stesso, molto lungimirante...)
-si tratta di "un gesto folkloristico non rilevante"; inoltre non si crede possibile che "una persona che abbia una sua maturità di pensiero si faccia influenzare da una scritta su di un bus" (Giuseppe Momigliano, rabbino capo della Comunità ebraica di Genova; un po' di equilibrio, finalmente)
-è un gesto "eclatante", "folkloristico", del quale "non si sentiva il bisogno" e che "lascia qualche perplessità" (Yunus Distefano, portavoce della Comunità Religiosa Islamica Italiana; è un'opinione, dopotutto)
-"...il sindacato darà tutela agli autisti che non saliranno su quei bus" (Andrea Gatto, segretario nazionale del sindacato Faisa-Cisal; ecco dunque la nuova figura dell'autista-obiettore di coscienza, alla pari del farmacista che ti nega il condom: li troveremo due autisti atei??)
-"...pretendo che in Italia sia rispettata la religione cattolica, per la quale Dio esiste" (sempre Andrea Gatto; quindi d'ora in poi non facciamo salire sui bus le donne che usano la pillola)
-"...poiché le scritte mettono in discussione valori alla base della convivenza civile e dei rapporti tra gli uomini, non può rientrare nella pubblicità ingannevole?" (Giorgio Bornacin e Gianni Plinio; quindi gli atei sono incivili)
-si tratta di "sterilità intellettuale" (Aldo Praticò, capogruppo An in consiglio comunale: in effetti l'idea è carina ma abusata, ci voleva più fantasia)
Chiudiamo con le sagge parole di Silvano Vergoli (responsabile genovese di Uaar): "Per la Carta Costituzionale, l'Italia è uno stato laico. Possibile che 800 bus a Londra non creino problemi e a Genova e' scoppiato il solito putiferio?" Mi sembra che racchiudano tutto quanto si può dire in merito a questa burletta. Il problema in fondo è sempre lo stesso, sia che si parli di uno spot ateo su un paio di autobus sia che si affrontino questioni un po' più rilevanti come l'educazione sessuale, la contraccezione, l'inseminazione artificiale, i diritti civili per le coppie non eterosessuali e per quelle di fatto, ecc.: i cattolici vogliono decidere come tutti devono vivere e fanno di tutto per ottenere questo scopo, a volte riuscendoci a volte no, ma già il tentare in questo caso è un atteggiamento prevaricatore e scorretto.
Rispondo a Vergoli che si chiedeva se tutto ciò è possibile. E' possibile, Vergoli. Io l'avevo previsto, appena letto il lancio di agenzia: ma la realtà supera sempre la fantasia. Uno legge queste cose e si vergogna di essere italiano. Siamo ridicoli, provincialotti, stupidi, schiavi di gabbie mentali e di pregiudizi, illiberali, pronti ad infervorarci su questioni di nessun rilievo e a tralasciare le vere emergenze. Quanto abbiamo da imparare, quanta strada abbiamo da fare! Ci crediamo cattolici e siamo solo bigotti, ci crediamo religiosi e siamo solo ipocriti.
"La linea del Comune di Genova è difendere democrazia e laicità in una città con una forte presenza della Chiesa e di personalità intelligenti come il cardinale Bagnasco; non il laicismo. La pubblicità degli atei è senza dubbio una provocazione, ma non è riferita a nessuna religione particolare, né Cristo, né Buddha, né Allah. Perciò è importante difendere la libertà di espressione; noi lo facciamo ospitando il Papa e dicendo sì anche al Gay Pride come alla costruzione della moschea" (Marta Vincenzi, sindaco di Genova; parole bellissime, le aspettiamo però al varco dei fatti)
"." (Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di An; non riporto le sue dichiarazioni perché faccio obiezione di coscienza anch'io... dico solo che ha definito "persona scadente" la Vincenzi e ha avuto altre espressioni fuori luogo, fuori tema, offensive e basta. Non ci ha stupito, insomma.
Il bello è che se io, privato, acquisto uno spazio pubblicitario e scrivo sui bus "Dio esiste", nessuno mi accuserà di fare pubblicità ingannevole e non troverò un laico (o semplicemente un non cattolico) che mi dirà che così facendo rischio di influenzare negativamente suo figlio.
Il punto è sempre quello: i cattolici vorrebbero che tutti si comportassero secondo i loro dettami, mentre chi è laico (e magari più religioso di alcuni cattolici) non ha nulla in contrario a che un cattolico uniformi l'intera sua vita privata alle credenze che ritiene più opportune, e altrettanto vorrebbe poter fare lui. La maggioranza poi di coloro che si indignano per questi messaggi non ci pensa un minuto a farsi un bell'esame di coscienza perché bestemmia, tradisce la moglie, insulta un extracomunitario, trascura la famiglia, mantiene un'amante, si risposa tre volte: tutte attività, guarda caso, non proprio in linea con gli insegnamenti della Chiesa. L'ipocrisia regna sovrana a braccetto con la stupidità, in un trionfo senza precedenti di idiozia bipartisan.
Pagate il biglietto, piuttosto, voi cittadini atei e credenti. E voi, soloni che ci (mal) governate, fate sì che i bus arrivino puntuali, quel che c'e' scritto sopra lo leggeremo a tempo debito. Dio (se esisti, beninteso:-), perdona la stupidità, l'unica cosa umana alla quale non vi è limite. O poni un limite ad essa.
autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)
martedì 13 gennaio 2009
La vita è...
La vita è quello che ti capita mentre stai facendo altri progetti.
(John Lennon)
domenica 11 gennaio 2009
Calciopoli: ci prendono per scemi?
La recente sentenza di primo grado del processo Gea (tutti assolti tranne due imputati condannati comunque lievemente) ha dunque smentito, secondo i principali media, la ricostruzione dell'accusa secondo cui i Moggi e gli altri imputati sarebbero stati responsabili di un'associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza tramite violenza e minaccia. Si trattò "solo" di violenza privata nei confronti di quattro calciatori. Dunque pene più basse di quelle richieste e nessuna conseguenza pratica personale (pensa sospesa).
E subito spunta fuori chi parla di giudizi da rivedere, di giustizia sportiva sommaria, di cupola che non c'era, di "Calciopoli" che non è mai esistita, di scudetti da restituire, di squadre e tifosi da risarcire per gli ingiusti torti subiti...
Io rispetto le sentenze dei giudici anche quando non le capisco o non le condivido, e non metto in discussione la magistratura solo perché eventualmente un giudice non mi accontenta o peggio non mi ispira fiducia: questo mi distingue dal premier Berlusconi, oltre ad altre novantamilaquattrocentocinque cose. Inoltre passeranno ancora quaranta giorni prima di conoscere le motivazioni di questa ennesima sentenza difficile da capire, sicché pazientiamo.
Ma fin da ora vogliamo che sia ben chiara una cosa, che nessuna decisione di nessun giudice, sportivo o no, potrà mai mutare: questa sentenza, e ugualmente lo schifoso esito delle indagini sportive di "Calciopoli" (pene sportive ridicole per squadre e tesserati, poi ulteriormente scontate sino a renderle di fatto inconsistenti), non possono cambiare il mio, il nostro giudizio su quanto è avvenuto per anni (per decenni?) nel nostro campionato di calcio, alle spalle di noi sportivi onesti.
Possono anche assolvere Moggi, farlo santo, possono anche aver di fatto salvato quasi tutti gli altri personaggi coinvolti in "Calciopoli" (Carraro, Mazzini, Lanese, Giraudo, Della Valle, Lotito, De Santis, Dondarini, ecc.) per i quali le iniziali sentenze sportive di condanna (se ci sono state) si sono via via ridotte sino ad esser quasi nulla, possono anche aver inflitto penalizzazioni di media entità ad alcune squadre riducendole poi via via inspiegabilmente, cosicché quel che ad altre squadre meno titolate sarebbe costato la radiazione a queste è costato ben poco, rispetto ai reati commessi. Ma, e ripeto ma, ci sono le INTERCETTAZIONI, cari i miei trafficoni che col mondo dello sport c'entrate come un pinguino ai Tropici. Vi abbiamo sentiti, abbiamo sentito la vostra voce, vi abbiamo ascoltati cercare favori e concederli, implorare aiuti ed ottenerli, chiedere ed avere designazioni arbitrali di comodo e arbitri iniqui, decidere dietro le quinte tutto quello che poteva essere deciso a tavolino per inquinare il risultato sportivo delle partite, scambiarvi favori, tessere tele di inganni e di raggiri. Era la vostra voce, eravate voi, con le vostre meschinità e le vostre arroganze. Non abbiamo il racconto di testimoni, non abbiamo indizi, non abbiamo i soliti sentito dire, abbiamo le vostre voci, quei nastri ributtanti in cui hanno preso corpo i nostri vaghi sospetti di anni e anni di stranezze viste sui campi, di scandaletti, di eventi pomeridiani inspiegabili sempre spiegati poi, la sera, da commentatori sportivi venduti, come frutto del caso, dell'imprevedibilità del calcio e dell'ineliminabile fattore umano. Io vi ho ascoltato tutti e non dimentico. Uomini di sport non dovrebbero nemmeno arrivare a pensare quel che voi avete ripetutamente detto e fatto.
Adesso capite perché i politici ladroni sono d'accordo con la proposta di abolire le intercettazioni: per non essere disturbati quando rubano. Le intercettazioni sono importantissime: si può ben rinunciare a una fetta di privacy pur di beccare sul fatto chi delinque. Fate attenzione, cittadini: il passo per divenire sudditi è breve. Se tolgono anche le intercettazioni, i magistrati avranno armi spuntate con cui combattere il crimine e chi delinque potrà far festa ancora più di quanto non la faccia già oggi.
Cari dirigenti, arbitri, giornalisti finiti nel calderone di Calciopoli, potrete anche finire impuniti, magari addirittura riabilitati e beatificati, ma noi abbiamo avuto accesso alle intercettazioni, ai nastri, e vi abbiamo sentito prenderci in giro per anni: tu andavi allo stadio la domenica, spendendo quattrini ed investendo tempo, energie e sentimenti, tifavi per la squadra del tuo cuore, magari con accanto il tuo figlioletto di sei anni, e loro tramavano alle tue spalle per tutta la settimana, ti fregavano, baravano spudoratamente, manovravano tutto di nascosto, manipolavano designazioni arbitrali, risultati, campionati, calciomercato, perfino le trasmissioni sportive e le moviole, perfino quelle. E ora vorrebbero farci credere che ci siamo sbagliati, che sono stati vittime di una montatura giustizialista. Si dimenticano che noi abbiamo le loro voci su nastro... Hanno sporcato un sogno, hanno insozzato una cosa bella. La loro ingordigia ha divorato tutto, la loro disonestà colava da ogni parte.
Non farete un giorno di galera, non sarete espulsi dal mondo dello sport nel quale non meritate di rimanere un secondo di più: in Italia, si sa, nessuno paga mai, tranne gli innocenti. Ma la vergogna vi accompagnerà sempre, nella memoria di chi vi ha sentito parlare al telefono. Perché una persona onesta, una persona per la quale i sani valori dello sport sono una seconda pelle, nemmeno le pensa, quelle cose che voi avete detto e fatto per decenni.
Se il mio vicino di casa entra in casa mia durante la mia assenza e mi ruba l'impianto stereo e l'argenteria e io per puro caso lo sento parlare al telefono col suo complice mentre si vanta di quel che ha fatto, se lo ascolto mentre ignaro di essere spiato parla liberamente delle sue malefatte facendo nomi e cognomi, ebbene mille tribunali di questo mondo possono condannarlo o anche assolverlo, non mi interessa e non mi interessa il perché, ma per me è e resta colpevole. Se durante lo svolgimento del processo o alla fine del processo (magari con assoluzione per prescrizione!) il mio vicino suona al mio campanello, io non lo faccio entrare (se non faccio di peggio): il fatto che ancora un giudice ordinario non si sia pronunciato sul caso a causa delle lungaggini della giustizia in Italia o il fatto che si sia pronunciato con una sentenza di condanna mite o di assoluzione non cambia le carte in tavola per me: non è che lo faccio entrare lo stesso e gli dico prego si accomodi, rubi pure ancora quel che vuole, dato che è risultato innocente. Troppo spesso si confonde la sentenza con la colpa: sono due cose ben diverse. Quando la colpa è manifesta, la sentenza può solo fare giustizia (il che non è poco, ma ormai ci siamo disabituati), ma non può aggiungere o togliere nulla alla lampante verità dei fatti. E dire quelle cose, fare quelle cose, per un appartenente al mondo dello sport e' grave quanto per un maestro abusare di un alunno. Non serve provare i fatti, anche se indubbiamente potrebbe essere auspicabile: bastano quelle parole per renderti indegno di vivere in questo mondo (quello sportivo intendo) a cui il sotterfugio e l'inghippo dovrebbero essere alieni.
A chi mi potrebbe rispondere dicendo che le intercettazioni da sole non possono automaticamente trasformarsi in sentenze di condanna rispondo con un esempio al fine di chiarire meglio un punto che per me e' cruciale. Se Luca, Paolo e Luigi lavorano alle dipendenze di un'associazione che si prende cura delle persone con disabilità e se in alcune intercettazioni li sentiamo parlare più volte in toni gravemente offensivi di queste persone e vantarsi di sgarbi commessi nei loro confronti per puro spregio e senso di disprezzo, e' evidente che l'associazione dovrà esaminare con estrema urgenza la questione, avviare una sorta di verifica interna, sentire le parti e addivenire a una decisione che potrà essere, supponiamo, quella di punire con una sanzione pecuniaria i colpevoli e di licenziarli in quanto assolutamente sprovvisti delle qualità umane e morali necessarie al fine di svolgere con profitto un lavoro così delicato e socialmente rilevante. Naturalmente si provvederà anche a denunciare le tre persone, che dunque, coi tempi più lunghi tipici della giustizia ordinaria, saranno processati anche da questa. Alla fine i giudici, sentite le parti, accolte le eccezioni degli avvocati della difesa che spesso impostano la loro azione processuale esclusivamente su cavilli e carenze legislative, potranno decidere di condannare lievemente gli imputati, di riconoscere le attenuanti generiche, di concludere che si trattava di episodi isolati e non continuativi, ecc. e gli stessi imputati potranno magari beneficiare di una delle numerose ciambelle di salvataggio che questo stato garantista butta continuamente in mare: indulto, prescrizione, sospensione della pena, sconti per buona condotta, ecc. L'eventuale mitezza della condanna ordinaria tuttavia non toglie assolutamente che come si evinceva dalle numerose intercettazioni Luca, Paolo e Luigi sono assolutamente indegni di svolgere un tale lavoro, inadatti perché sprovvisti di quei valori che si richiedono ai membri dell'associazione in questione. Allo stesso modo i coinvolti in Calciopoli (dirigenti, arbitri -il che e' ancora peggio, e' come se fosse accusato di pedofilia un maestro-, addetti vari, squadre per il principio della responsabilità oggettiva -che io ho sempre ritenuto un aborto giuridico ma che finché esiste va applicato) potranno uscire con le ossa più o meno rotte dai processi ordinari che li vedono e vedranno coinvolti, ma tutto questo non toglie che, sulla base di quel che sappiamo con certezza, grazie anche alle intercettazioni, si tratta di persone sicuramente non in possesso di quei sani valori sportivi che sono indispensabili per poter appartenere e operare in un mondo come quello dello sport e quindi devono essere espulsi o puniti con estrema severità. Il fatto che poi se la potranno cavare a buon mercato da un punto di vista penale non cancella le loro affermazioni e i loro comportamenti e soprattutto la loro indegnità sportiva.
Senza considerare che certi personaggi hanno sempre continuato ad esercitare (e tuttora esercitano) un potere di influenza immenso nel mondo del calcio, anche dopo essere stati squalificati. In genere le inibizioni, le condanne, le squalifiche, le radiazioni, nel mondo del calcio, non hanno mai impedito a nessun dirigente di continuare a fare esattamente quel che faceva prima, magari sotto copertura, in attesa di poter ricominciare a farlo allo scoperto allo scadere della condanna ricevuta.
Quindi accettiamo correttamente la sentenze ordinarie, per quanto ci possano apparire inspiegabili, e attendiamo di vedere quali saranno le motivazioni, accettiamo quelle precedenti con cui la giustizia sportiva ha prima blandamente punito e poi inconcepibilmente blandito gli autori di uno dei più grandi scandali sportivi di tutti i tempi, accettiamo che simili personaggi siano ancora nel mondo dello sport al pari di chi invece ha sempre tenuto un comportamento immacolato, accettiamo che l'esempio dato ai giovani sportivi con tutta questa vicenda sia pessimo e aggravato dalla mancanza di pene certe e serie per i responsabili, accettiamo tutto, anche l'inaccettabile e l'ingiustificabile, ma non cercate di prenderci per scemi: sappiamo chi siete e cosa avete fatto, davanti a noi abbassate gli occhi, c'è sempre tempo per riacquistare un briciolo di dignità. Se l'aveste, sarete spariti da soli in silenzio, accontentandovi di non essere chiamati a pagare per quel che avete fatto; invece siete ancora qua a pontificare, a dare lezioni, a sbraitare, a far la voce grossa, a spadroneggiare, a tramare alla luce del sole o, se colpiti da temporanea squalifica, nell'ombra.
autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)
sabato 10 gennaio 2009
Gli intelligenti sono double-face
Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)
Gli intelligenti dunque sono double-face, come gli impermeabili che andavano tanto di moda una volta; gli imbecilli no.
E attenzione: come diceva Napoleone, in politica la stupidità non è un handicap.
Un ombrello diviso in due
In due sotto lo stesso ombrello: ti bagni, ma è tremendamente romantico.
In due sotto lo stesso ombrello: è tremendamente romantico, ma ti bagni.
Come si vede, basta invertire le affermazioni e il senso ruota di centottanta gradi.
Nel primo caso sei un inguaribile romanticone, un eterno adolescente col cuore sempre in tumulto, un individuo disposto a bagnarsi tutto un fianco pur di non rinunciare alla poesia di una camminata a due sotto quella pioggerellina fine che fa tanto coppia di innamorati persi (un diluvio rovinerebbe l'immagine, non lo consideriamo neppure).
Nel secondo caso apprezzi di sfuggita la bellezza del quadretto di quei due cuoricini stretti stretti mentre infuria la tempesta (?) ma come si apprezza la fioritura degli oleandri che fanno da spartitraffico sull'autostrada racchiusi tra due guard-rail (a centotrenta all'ora non ti ci soffermi troppo, è già tanto se vedi l'oleandro); badi al sodo e il sodo è che non hai la minima intenzione di inzupparti per niente: ciascuno si apre il suo ombrello e buonanotte al secchio, per le romanticherie (irrinunciabile preliminare a una notte d'amore per lei, ineliminabile e fastidioso valico di frontiera per passare nel paese del Fast Sex per lui) ci sarà tempo stasera.
La potenza delle parole...
autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)
L'ospite inatteso (The Visitor)
Ho visto il film "L'ospite inatteso", regia di Tom McCarthy, con Danai Gurira, Haaz Sleiman, Hiam Abbass, Richard Jenkins, anno 2007, The visitor. Alcune critiche che avevo letto prima di vederlo ne parlavano in toni entusiastici, tranne una de "Il Foglio" che bofonchiava di sentimentalismo e buone intenzioni e che, a posteriori, posso definire non centrata e comunque del tutto non condivisibile. Le critiche mi aiutano sempre nella scelta di un film, non potendo per ragioni economiche e di tempo vedere tutti i film in uscita mi è utile sapere cosa ne pensano altre persone (amici, critici, ecc.) e soprattutto perché ne parlano bene o male, e chi è a parlarne bene o male. Si tratta di tre elementi utili a formarsi un'idea prima di gustarsi una pellicola: cosa va e cosa non va, perché va e perché non va e chi lo dice. Si è detto che è il primo film "obamiano", può essere. Di certo evidenzia in maniera netta la follia che ha preso gli Usa dopo l'11 settembre, e più in generale l'ingiustizia e la disumanità crescenti dei moderni stati sempre più autoritari che facendo leva sulle paure dei cittadini, spesso alimentate ad arte, impongono misure sempre più restrittive in vari campi limitando di fatto in modo intollerabile la libertà personale, la privacy e alcuni diritti un tempo fondamentali, tutti sacrificati sull'altare di una malintesa necessità di sicurezza nazionale. E' una storia misurata, ben scritta e ben diretta, davvero interessante, quasi imperdibile. Lascia un po' di tristezza ma anche la soddisfazione di aver visto un bel film. Un film di sentimenti, non di sentimentalismi: la differenza è spesso sottile ma va saputa cogliere. Un racconto garbato che non perde mail il tono giusto e che impressiona per la naturalezza con la quale si srotola. Semmai, a voler essere pignoli, non abbiamo apprezzato la repentinità con la quale l'incontro con l' "altro"
mercoledì 7 gennaio 2009
Sarkozy "sun chi mi" e cronache marziane
Ieri ho bisticciato con mio fratello, furiosamente. Urla e spintoni. In serata il presidente francese Sarkozy ha elaborato un piano di pace affermando fiducioso che noi due lo avremmo firmato entro oggi all'ora di pranzo.
Ovunque, nell'orbe terracqueo, scoppi una rivolta, una guerra o anche una semplice baruffa di condominio arriva lesto lesto Sarkozy "sun chi mi" ed elabora in tutta fretta un bel piano di pace, articolato in tre-cinque punti principali, che prevedono impegni e garanzie varie e reciproche e un cessate il fuoco immediato. Che dire? Ammirevole, e mi fermo qui. Ma anche un po' presenzialista e risolvo-tutto-io, no? Francia "America d'Europa", poliziotta "de noantri".
Nel frattempo Frattini (Ministro degli Esteri) ha affermato giorni fa di aver avuto rassicurazioni circa il fatto che non vi sarebbe stata un'offensiva di terra israeliana...e abbiamo visto tutti come è andata: esercito israeliano penetrato in massa a Gaza, e senza bussare...ma d'altra parte Frattini aveva pure detto che io avrei sbollito in fretta la rabbia della serata e invece stanotte alle tre in punto mi sono alzato e ho dato una padellata in testa a mio fratello che un risveglio così non lo scorda finché campa (ma campa?). Il PD, infine, ha affermato che Hamas ha ragione, ma anche Israele dopotutto. E forse anche chi sogghigna non appena pensa a D'Alemoni (D'Alema+Veltroni). Mia madre, dal canto suo, tende maggiormente a dar ragione a mio fratello, riguardo ai fatti incresciosi di ieri sera: la sua politica estera è meno ondivaga di quella dell'opposizione, ehi...! (opposizione a chi, a proposito?)
In serata Berlusconi ha detto che Hamas prende soldi dai comunisti, poi Bonaiuti ha smentito: il Presidente intendeva dire dai correntisti, anzi non parlava proprio di Hamas ma degli artisti futuristi: i soliti giornalisti hanno stravolto le sue parole. Calderoli ha portato il suino a fare i bisognini, con tanto di paletta. Il Papa ha preannunciato una visita a Praga (adesso a Gerusalemme non è aria, sembra abbia bisbigliato prima di cena). L'estrema sinistra, se ci fosse, manifesterebbe contro Israele. Obama osserva in silenzio dall'alto dei cieli: accanto a Bettino, si direbbe, se diamo retta allo special trasmesso da Canale 5 due sere fa... Al Quaeda lancia anatemi in confezione famiglia mentre la Russia fa un nodo ai gasdotti e gli sceicchi minacciano di chiudere il rubinetto del petrolio: passeremo una fine d'inverno al freddo ma almeno i nostri polmoni riscopriranno l'ossigeno.
Mio fratello poi è tornato a dormire, a colazione l'ho convinto che si trattava di un sogno, era un po' dubbioso. La vita è sogno, come diceva Calderón de La Barca.
autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)
martedì 6 gennaio 2009
Qualcosa di bello succederà
"Non sorridiamo perché qualcosa di bello è successo, ma qualcosa di bello succederà perché noi sorridiamo."
(Costanza D'Altavilla)
Letta sul menu di un raffinato ristorante giapponese di Firenze (www.aji-tei.it), che consiglio di visitare.
Frase davvero illuminante. Che consiglio di seguire.
domenica 4 gennaio 2009
Discriminare e perseguitare non è un "errore politico"
Ho appena postato su www.antoniodipietro.it, a commento di "L'altra metà della mela": rispondo a chi, prima di me, commenta (Daniele B. 04.01.09 12:35) parlando delle leggi razziali e dicendo che furono un errore "politico" ma non furono quel che si pensa e che comunque gli insegnanti ebrei precepivano lo stesso lo stipendio e che vi erano scuole per bimbi ebrei e che non ci fu sterminio o antisemitismo. E' domenica mattina, ma mi sembra troppo lo stesso.
"Leggo di distinguo sulle leggi razziali, nemmeno mi ci addentro troppo. Le leggi razziali furono una vergogna incancellabile per chi le pensò, le promulgò e le applicò e per chi non fece nulla per opporvisi (parlo dei vari poteri... e dei singoli sudditi). Fare distinguo non ha senso. Furono la notte della ragione, la fossa delle marianne dell'umanità. In Germania come in Italia. Il solo pensarle fu disumano, a che serve parlare di articoli, eccezioni, ambiti di applicazione?"
Quel simbolo che ho postato (e l'utilizzo che se ne fece) resterà per sempre un bel marchio di infamia per la razza umana. Non è mai ridondante o fuori luogo ricordare quel che avvenne in quegli anni, perchè la memoria storica degli uomini è corta, quella degli italiani poi dura 90 giorni al massimo...
autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)
"Pigliate 'na pastiglia, siente a mme..."
Città del Vaticano — La pillola contraccettiva classica «funziona in molti casi con un vero effetto abortivo», viola «cinque diritti umani» e già che c’è «ha effetti ecologici devastanti», seminando «tonnellate di ormoni nell’ambiente» e contribuendo così all’«infertilità maschile in occidente». Lo sostiene un articolo comparso ieri sull’Osservatore Romano e firmato da Pedro José María Simón Castellví, presidente della «Federazione internazionale delle Associazioni dei medici cattolici». Tesi controverse, considerate con prudenza anche in ambito cattolico, che hanno già provocato la reazione di addetti ai lavori come il professor Gianbenedetto Melis, vice presidente della Società italiana della contraccezione: «Sono affermazioni fantascientifiche ».
(La Repubblica, 4 gennaio 2008)
Sappiamo bene come la pensa la Chiesa Cattolica di Roma sulla contraccezione ("contraddice all’integra verità dell’atto sessuale", Giovanni Paolo II nel '95) e sull'aborto ("distrugge la vita di un essere umano"), visti "molto spesso" come "frutti di una medesima pianta" (stessa fonte). Non vogliamo aggiungere altro, sono opinioni. Ma sulle affermazioni "scientifiche" occorrerebbe un po' di cautela, specie quando si tratta di conclusioni ancora considerate come assolutamente controverse in ambito medico (anche in quello cattolico). Parlare di "effetti ecologici devastanti" è fare un po' di terrorismo, mi pare: andrebbero citate perlomeno anche le tesi di chi confuta queste teorie, per completezza di informazione.
Le opinioni le accettiamo, sebbene sia nostro diritto criticarle, considerarle anti-umane, retrive e foriere di danni incalcolabili; le affermazioni ancora tutte da verificare spacciate per verità dimostrate le rigettiamo e pensiamo che siano l'ennesimo aspetto di un'ingerenza inaccettabile e scorretta di una confessione religiosa nella vita sociale, culturale e politica di uno stato laico. Anche la nostra è un'opinione.
Sta a vedere che la pillola causa pure le stragi del sabato sera o la bassa qualità dei palinsesti tv, si spiegherebbero molte cose.
A quando una rubrichetta sugli effetti devastanti (in termini sanitari e umani) del no al profilattico e della mancanza di un'adeguata e corretta educazione sessuale?
autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)
Ogni tanto nasce un fiore
Con una straordinaria vittoria dei principi della Dichiarazione universale dei diritti umani (Dudu), 66 nazioni in sede di Assemblea generale delle Nazioni Unite hanno sostenuto il 18 dicembre 2008 una dichiarazione innovatrice, riaffermando che le forme di protezione internazionale dei diritti umani includono l'orientamento sessuale e l'identità di genere. È la prima volta che una dichiarazione di condanna degli abusi dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (Lgbt) è stata presentata all'Assemblea generale.
I paesi che hanno sottoscritto la dichiarazione dell'Assemblea Generale sono i seguenti:
Albania, Andorra, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Belgio, Bolivia, Bosnia ed Erzegovina, Brasile, Bulgaria, Canada, Capo Verde, Cile, Cipro, Colombia, Croazia, Cuba, Danimarca, Ecuador, Estonia, Finlandia, Francia, Gabon, Georgia, Germania, Giappone, Grecia, Guinea Bissau, Irlanda, Islanda, Israele, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, (ex Repubblica iugoslava di) Macedonia, Malta, Mauritius, Messico, Montenegro, Nepal, Nicaragua, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Paraguay, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Repubblica Centrafricana, Romania, San Marino, Sao Tomé e Principe, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Timor Leste, Ungheria, Uruguay e Venezuela.
La coalizione di organizzazioni internazionali per i diritti umani che hanno promosso la dichiarazione congiunta comprende:
Amnesty International, ARC International, Center for Women's Global Leadership, COC Netherlands, Global Rights, Human Rights Watch, International Committee for IDAHO (the International Day Against Homophobia), International Gay and Lesbian Human Rights Commission (IGLHRC), International Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender and Intersex Association (ILGA), International Service for Human Rights, Pan Africa ILGA e Public Services International.
Leggi qui per saperne di più. Ogni tanto nasce un fiore...
autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)
Vi abbiamo massacrato ma è come se non lo avessimo fatto
Finalmente sono state rese pubbliche qualche settimana fa le motivazioni della sentenza su quanto avvenne a Bolzaneto in occasione del G8 del 2001. Più di 400 pagine che aspettavamo da quest'estate, da quando cioè dopo nove ore di camera di consiglio furono comminate pene lievi a 15 "servitori dello Stato" per gli incredibili e gravissimi fatti accaduti nella caserma genovese (altri 30 imputati furono inaspettatamente prosciolti). Fatti indegni di una democrazia quale ancora osa definirsi con superbia questo paese.
Ricordiamo a chi ci legge che "a Bolzaneto ci fu tortura da parte di secondini e carcerieri in divisa ai danni di inermi prigionieri. Pratiche di sadismo, violenza fisica e psicologica, minacce di stupro per le donne e feroci umiliazioni di carattere sessuale per gli uomini" (fonte: ccsnews). Inoltre "quella notte, nella caserma di Bolzaneto, ci furono "espressioni di carattere politico, già di per sé intollerabili, sulla bocca di appartenenti a Forze di polizia di uno Stato democratico, che pone il ripudio del nazifascismo tra i valori della propria Costituzione (…) Quelle espressioni sono risultate nella situazione specifica, tanto più ripugnanti e vessatorie in quanto dirette contro persone tutte appartenenti sia pure con sfumature e posizioni differenti tra loro a un’area politico-sociale che si ricollega ai principi del pacifismo, dell’antifascismo e dell’antirazzismo... (fonte: le motivazioni della sentenza). Leggere questo documento (e in particolare la descrizione dettagliata dei comportamenti tenuti da poliziotti e personale sanitario) è quanto mai illuminante.
Si tratta di una pagina nerissima della nostra storia, una vergogna incancellabile che avrebbe richiesto pene durissime e che invece rimarrà sostanzialmente impunita. Per non parlare della mancata individuazione di colpe e di responsabili fra i vertici delle Forze dell'ordine. Una soluzione all'italiana, insomma: i piatti nostrani sono sempre i più apprezzati.
I giudici, nel motivare la sentenza, esprimono amarezza per l'omertà e affermano che i fatti accaduti e provati "hanno inferto un colpo gravissimo non solo alle vittime, ma anche alla dignità della Polizia". Amnesty International ha definito la vicenda di Bolzaneto come "la più grave sospensione dei diritti umani avvenuta in Europa dalla fine della Seconda Guerra mondiale": mi sembra che siano parole sufficienti a chiarire che questi servitori dello Stato si sono in realtà comportati da perfetti criminali; aguzzini che si sono comportati non come poliziotti ma come delinquenti e che l'hanno fatta franca solo perché nel nostro sistema penale non è previsto il reato di tortura e dunque, come scrivono gli stessi giudici, questo vuoto legislativo "ha costretto l'ufficio del pm a circoscrivere le condotte inumane e degradanti (che avrebbero potuto senza dubbio ricomprendersi nella nozione di tortura adottata nelle convenzioni internazionali)".
La sentenza di quest'estate fu scandalosa, come quella di pochi giorni fa relativa alla Diaz. Ora conosciamo le motivazioni e possiamo dire che a Bolzaneto ci fu tortura, ma il nostro codice non prevede la tortura, quindi come non detto, scusate per il disturbo; a Bolzaneto agirono sadici torturatori in divisa che l'hanno fatta franca, quindi come dire: vi abbiamo massacrato, ma è come se non lo avessimo fatto. E nessuno ci ha ordinato di farlo, abbiamo deciso tutto noi, senza l'avallo di un qualsivoglia superiore, anzi disobbedendo alle direttive e alle volontà degli insondabili e impalpabili vertici. Insomma, noi poliziotti di solito, se ancora non s'è capito, agiamo di nostra iniziativa, gli ordini non ci toccano.
Chi vuole crederci, si accomodi, noi usciamo dalla sala perché già non c'è più un posto a sedere...
Ogni poliziotto onesto sente sulla coscienza il peso di questo macigno. E da quel giorno ogni cittadino onesto non ha più la stessa incondizionata fiducia nella Polizia.
autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)
giovedì 1 gennaio 2009
Un tipico flop all'italiana
Chi ce l'ha ma è vuota e non lo sa: alla cassa non viene accettata con il conseguente imbarazzo e disagio di chi ha già dovuto umiliarsi un pochino esibendola davanti a tutti. Al momento di pagare l'incauto e, possiamo dirlo a ragione, povero malcapitato scopre che il credito sulla carta è pari a zero perchè non ne ha diritto (la carta viene data a tutti, solo dopo vengono fatte le verifiche ed eventualmente viene accreditata la somma stabilita) e nessuno gliel'ha detto; quanto al numero verde predisposto per l'occasione riuscire a parlare con un operatore è come vincere al bingo. O perchè per caricarla sono necessari due giorni in teoria, piu' di due giorni in pratica. Senza contare di chi si lamenta perchè se uno compra alimenti per 40 euro o meno tutto ok, ma se effettua acquisti per più di 40 euro sembra che non gli sia permesso di pagare con la carta i 40 euro e integrare la differenza con i contanti: o paga cash per intero o deve mettersi davanti alla cassiera a scegliere a cosa rinunciare fra quello che ha già messo nel carrello: lascio qui i fagioli o il tonno? E così per le bollette, sembra: se consumi luce per più di 40 euro, sei fritto. Potrei citare altre disfunzioni e altre assurdità ma non lo farò.
Il giudizio sulla social card, che del resto già anticipammo tempo fa (vedi il relativo post del 27/11/2008), resta invariato. Si tratta di un'iniziativa certamente lodevole ma sbagliatissima nei modi e nella forma. Un classico flop all'italiana. Si dice: ma le obiezioni sollevate non sono vere, per pagare con la carta e integrare col denaro devi fare così e cosà (immagino...), puoi chiamare il numero verde per sapere se hai credito o no, la colpa è delle persone che non si informano: come se si potesse chiedere di più a persone anziane che già hanno dovuto riempire moduli astrusi e fare code per ottenere la ridicola elemosina statale: un assurdo campionario di passaggi burocratici, attese, inghippi e umiliazioni assortite.
La social card fa acqua da tutte le parti: era un'idea sbagliata, l'applicazione sul campo ha confermato tutte le critiche preventivamente avanzate dai suoi detrattori. Dai nostri governanti ci aspettiamo qualcosa di meglio, di più efficiente, serio, essenziale. E invece questi qui si trastullano tutto il giorno col federalismo e col presidenzialismo, senza adottare misure concrete contro precarietà, disoccupazione, crisi economica. E il presidente Napolitano osserva tutto dall'alto e di tanto in tanto monita, come per esempio ha fatto ieri sera su un'Italia più giusta.
autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)
