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sabato 24 gennaio 2009

"Italians" di Giovanni Veronesi

"Italians", di Giovanni Veronesi, con Carlo Verdone, Sergio Castellitto, Riccardo Scamarcio, Italia, 2009.
Contrariamente a consolidatissime abitudini ieri sera vado al cinema senza prima leggere nessuna recensione. Scelta precisa? No, il fatto è che decido all'ultimo momento di andare a vedere "Italians", causa pioggia fastidiosa e passeggiata saltata, e il film di Veronesi prevale su "Australia", "Viaggio al centro della terra" e "Milk" (che però vedrò presto): propongo "Italians" (che proprio stasera ha preso il posto di "Yes man" che volevo andare a vedere) anche perchè suppongo che piaccia anche agli amici con cui esco, che già, fra le righe, mi hanno parlato male, per sentito dire, di "Australia": quale esempio di fulgido altruismo, eh?
Ebbene, cosa mi aspettavo? Un film a episodi sulle virtù e i vizi degli italiani all'estero, le solite macchiette insomma, magari confezionate con più cura, ma niente di più. Un "Natale a Rio" più garbato e meno pecoreccio, questo è quel che sotto sotto mi aspettavo, sapendo della presenza comunque rassicurante di Castellitto e di Verdone (Scamarcio però...). Ero disposto a sopportarlo: due risate, magari amare, sugli italiani in vacanza e un'ora e mezza di svago.Cosa ho trovato invece in sala? Qualcosa di meglio. Non sto parlando di Barry Lyndon o di un Hitchcock, proprio no, ma non è questo il punto. Il punto è che non sto parlando però nemmeno di un Vanzina o di un Pieraccioni. Sorpresa positiva, dunque: non è il solito film a episodi sui connazionali che varcate le Alpi o attraversato il Mediterraneo si fanno sempre riconoscere ma anche amare, è qualcosa di diverso. Non è del tutto originale, tratta un tema abusato, ma lo tratta in modo da sembrare almeno in parte qualcosa di nuovo e questo è un merito indubbio. Due storie, una ha per protagonista Castellitto, l'altra Verdone. Il limite: il lieto fine obbligatorio. I pregi: la misura, la scorrevolezza e la capacità di commuovere. Due storie di italiani all'estero per lavoro (nel primo caso si tratta di due ladri che contrabbandano Ferrari rubate, nel secondo di un dentista alienato e depresso che partecipa a un convegno medico), due storie di persone in fondo per bene che alla fine fanno prevalere le ragioni del cuore a quelle della ragione. Un altro limite è la facilità con la quale, specialmente nel secondo episodio, il protagonista matura una scelta di vita: un po' più di cura e di lentezza in questa fase avrebbero giovato alla "conversione", rendendola più meditata e più credibile. In apparenza si potrebbe dunque dire che il film ha un respiro minore rispetto a quello che mi attendevo, invece io parlerei di una scelta felice: "Italians" non è nemmeno il titolo più adatto, data l'aspettativa che automaticamente genera e poi in parte, e per fortuna, tradisce.
Un film diretto con misura e con onestà. Una trama non trascendentale ma buona, alcune disattenzioni, è vero, ma garbo e intelligenza nel far ridere e riflettere lo spettatore. Ripeto: non è il mio genere, di solito sbarco su altri lidi, ma mi è piaciuto dopotutto e quindi lo promuovo. Non dimentico tuttavia che le gag di Verdone, per quanto riuscite, sono sempre le stesse, in un certo senso (riuscite ma ripetute), che a volte il film banalizza troppo i passaggi (il posto di blocco e la prigione sono due chiari esempi), e che un critico malevolo potrebbe non andare troppo distante dal vero affermando che si tratta di una commedia discreta ma incapace di lasciare un segno duraturo. E' tutto vero, il film non sopravviverà molto più a lungo delle due ore di divertimento che ha saputo offrire, tuttavia Veronesi ha fatto un buon lavoro, il film ti lascia una sensazione piacevole, sono due storie interessanti e non schiacciate dai tipici clichè che sarebbe logico aspettarsi.
Una strada che già conosciamo ma che stasera ci è parsa leggermente più panoramica e meno aspra del solito, forse perchè l'autista ci sapeva fare di più.
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autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)


3 commenti:

moi ha detto...

Ho avuto la tua stessa percezione in quella parte finale del film in cui il personaggio interpretato da Verdone, ha fatto quella scelta di vita radicale senza troppe esitazioni, per uno cosi complesso pieno di pregiudizi, dubbioso. Sarebbe stato interessante se il regista si fosse come dici tu, soffermato più a lungo su quel "vado o rimango"anche per non trascendere dalla natura stessa del personaggio fin lì interpretato.

mauroarcobaleno ha detto...

ma tu eri mica quella capellona mora che mi sedeva a fianco al cine ieri?????

moi ha detto...

può essere...ricordo uno strano tipo sulla DESTRA, con esattezza la bionda sulla SINISTRA, o meglio la mia cara amica Elena, ancora più a sinistra c'era lele il suo compagno... del resto siamo in democrazia e a ciascuno la posizione politica che più gli aggrada. Moi