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domenica 11 gennaio 2009

Calciopoli: ci prendono per scemi?

La recente sentenza di primo grado del processo Gea (tutti assolti tranne due imputati condannati comunque lievemente) ha dunque smentito, secondo i principali media, la ricostruzione dell'accusa secondo cui i Moggi e gli altri imputati sarebbero stati responsabili di un'associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza tramite violenza e minaccia. Si trattò "solo" di violenza privata nei confronti di quattro calciatori. Dunque pene più basse di quelle richieste e nessuna conseguenza pratica personale (pensa sospesa).
E subito spunta fuori chi parla di giudizi da rivedere, di giustizia sportiva sommaria, di cupola che non c'era, di "Calciopoli" che non è mai esistita, di scudetti da restituire, di squadre e tifosi da risarcire per gli ingiusti torti subiti...

Io rispetto le sentenze dei giudici anche quando non le capisco o non le condivido, e non metto in discussione la magistratura solo perché eventualmente un giudice non mi accontenta o peggio non mi ispira fiducia: questo mi distingue dal premier Berlusconi, oltre ad altre novantamilaquattrocentocinque cose. Inoltre passeranno ancora quaranta giorni prima di conoscere le motivazioni di questa ennesima sentenza difficile da capire, sicché pazientiamo.

Ma fin da ora vogliamo che sia ben chiara una cosa, che nessuna decisione di nessun giudice, sportivo o no, potrà mai mutare: questa sentenza, e ugualmente lo schifoso esito delle indagini sportive di "Calciopoli" (pene sportive ridicole per squadre e tesserati, poi ulteriormente scontate sino a renderle di fatto inconsistenti), non possono cambiare il mio, il nostro giudizio su quanto è avvenuto per anni (per decenni?) nel nostro campionato di calcio, alle spalle di noi sportivi onesti.
Possono anche assolvere Moggi, farlo santo, possono anche aver di fatto salvato quasi tutti gli altri personaggi coinvolti in "Calciopoli" (Carraro, Mazzini, Lanese, Giraudo, Della Valle, Lotito, De Santis, Dondarini, ecc.) per i quali le iniziali sentenze sportive di condanna (se ci sono state) si sono via via ridotte sino ad esser quasi nulla, possono anche aver inflitto penalizzazioni di media entità ad alcune squadre riducendole poi via via inspiegabilmente, cosicché quel che ad altre squadre meno titolate sarebbe costato la radiazione a queste è costato ben poco, rispetto ai reati commessi. Ma, e ripeto ma, ci sono le INTERCETTAZIONI, cari i miei trafficoni che col mondo dello sport c'entrate come un pinguino ai Tropici. Vi abbiamo sentiti, abbiamo sentito la vostra voce, vi abbiamo ascoltati cercare favori e concederli, implorare aiuti ed ottenerli, chiedere ed avere designazioni arbitrali di comodo e arbitri iniqui, decidere dietro le quinte tutto quello che poteva essere deciso a tavolino per inquinare il risultato sportivo delle partite, scambiarvi favori, tessere tele di inganni e di raggiri. Era la vostra voce, eravate voi, con le vostre meschinità e le vostre arroganze. Non abbiamo il racconto di testimoni, non abbiamo indizi, non abbiamo i soliti sentito dire, abbiamo le vostre voci, quei nastri ributtanti in cui hanno preso corpo i nostri vaghi sospetti di anni e anni di stranezze viste sui campi, di scandaletti, di eventi pomeridiani inspiegabili sempre spiegati poi, la sera, da commentatori sportivi venduti, come frutto del caso, dell'imprevedibilità del calcio e dell'ineliminabile fattore umano. Io vi ho ascoltato tutti e non dimentico. Uomini di sport non dovrebbero nemmeno arrivare a pensare quel che voi avete ripetutamente detto e fatto.

Adesso capite perché i politici ladroni sono d'accordo con la proposta di abolire le intercettazioni: per non essere disturbati quando rubano. Le intercettazioni sono importantissime: si può ben rinunciare a una fetta di privacy pur di beccare sul fatto chi delinque. Fate attenzione, cittadini: il passo per divenire sudditi è breve. Se tolgono anche le intercettazioni, i magistrati avranno armi spuntate con cui combattere il crimine e chi delinque potrà far festa ancora più di quanto non la faccia già oggi.

Cari dirigenti, arbitri, giornalisti finiti nel calderone di Calciopoli, potrete anche finire impuniti, magari addirittura riabilitati e beatificati, ma noi abbiamo avuto accesso alle intercettazioni, ai nastri, e vi abbiamo sentito prenderci in giro per anni: tu andavi allo stadio la domenica, spendendo quattrini ed investendo tempo, energie e sentimenti, tifavi per la squadra del tuo cuore, magari con accanto il tuo figlioletto di sei anni, e loro tramavano alle tue spalle per tutta la settimana, ti fregavano, baravano spudoratamente, manovravano tutto di nascosto, manipolavano designazioni arbitrali, risultati, campionati, calciomercato, perfino le trasmissioni sportive e le moviole, perfino quelle. E ora vorrebbero farci credere che ci siamo sbagliati, che sono stati vittime di una montatura giustizialista. Si dimenticano che noi abbiamo le loro voci su nastro... Hanno sporcato un sogno, hanno insozzato una cosa bella. La loro ingordigia ha divorato tutto, la loro disonestà colava da ogni parte.

Non farete un giorno di galera, non sarete espulsi dal mondo dello sport nel quale non meritate di rimanere un secondo di più: in Italia, si sa, nessuno paga mai, tranne gli innocenti. Ma la vergogna vi accompagnerà sempre, nella memoria di chi vi ha sentito parlare al telefono. Perché una persona onesta, una persona per la quale i sani valori dello sport sono una seconda pelle, nemmeno le pensa, quelle cose che voi avete detto e fatto per decenni.

Se il mio vicino di casa entra in casa mia durante la mia assenza e mi ruba l'impianto stereo e l'argenteria e io per puro caso lo sento parlare al telefono col suo complice mentre si vanta di quel che ha fatto, se lo ascolto mentre ignaro di essere spiato parla liberamente delle sue malefatte facendo nomi e cognomi, ebbene mille tribunali di questo mondo possono condannarlo o anche assolverlo, non mi interessa e non mi interessa il perché, ma per me è e resta colpevole. Se durante lo svolgimento del processo o alla fine del processo (magari con assoluzione per prescrizione!) il mio vicino suona al mio campanello, io non lo faccio entrare (se non faccio di peggio): il fatto che ancora un giudice ordinario non si sia pronunciato sul caso a causa delle lungaggini della giustizia in Italia o il fatto che si sia pronunciato con una sentenza di condanna mite o di assoluzione non cambia le carte in tavola per me: non è che lo faccio entrare lo stesso e gli dico prego si accomodi, rubi pure ancora quel che vuole, dato che è risultato innocente. Troppo spesso si confonde la sentenza con la colpa: sono due cose ben diverse. Quando la colpa è manifesta, la sentenza può solo fare giustizia (il che non è poco, ma ormai ci siamo disabituati), ma non può aggiungere o togliere nulla alla lampante verità dei fatti. E dire quelle cose, fare quelle cose, per un appartenente al mondo dello sport e' grave quanto per un maestro abusare di un alunno. Non serve provare i fatti, anche se indubbiamente potrebbe essere auspicabile: bastano quelle parole per renderti indegno di vivere in questo mondo (quello sportivo intendo) a cui il sotterfugio e l'inghippo dovrebbero essere alieni.

A chi mi potrebbe rispondere dicendo che le intercettazioni da sole non possono automaticamente trasformarsi in sentenze di condanna rispondo con un esempio al fine di chiarire meglio un punto che per me e' cruciale. Se Luca, Paolo e Luigi lavorano alle dipendenze di un'associazione che si prende cura delle persone con disabilità e se in alcune intercettazioni li sentiamo parlare più volte in toni gravemente offensivi di queste persone e vantarsi di sgarbi commessi nei loro confronti per puro spregio e senso di disprezzo, e' evidente che l'associazione dovrà esaminare con estrema urgenza la questione, avviare una sorta di verifica interna, sentire le parti e addivenire a una decisione che potrà essere, supponiamo, quella di punire con una sanzione pecuniaria i colpevoli e di licenziarli in quanto assolutamente sprovvisti delle qualità umane e morali necessarie al fine di svolgere con profitto un lavoro così delicato e socialmente rilevante. Naturalmente si provvederà anche a denunciare le tre persone, che dunque, coi tempi più lunghi tipici della giustizia ordinaria, saranno processati anche da questa. Alla fine i giudici, sentite le parti, accolte le eccezioni degli avvocati della difesa che spesso impostano la loro azione processuale esclusivamente su cavilli e carenze legislative, potranno decidere di condannare lievemente gli imputati, di riconoscere le attenuanti generiche, di concludere che si trattava di episodi isolati e non continuativi, ecc. e gli stessi imputati potranno magari beneficiare di una delle numerose ciambelle di salvataggio che questo stato garantista butta continuamente in mare: indulto, prescrizione, sospensione della pena, sconti per buona condotta, ecc. L'eventuale mitezza della condanna ordinaria tuttavia non toglie assolutamente che come si evinceva dalle numerose intercettazioni Luca, Paolo e Luigi sono assolutamente indegni di svolgere un tale lavoro, inadatti perché sprovvisti di quei valori che si richiedono ai membri dell'associazione in questione. Allo stesso modo i coinvolti in Calciopoli (dirigenti, arbitri -il che e' ancora peggio, e' come se fosse accusato di pedofilia un maestro-, addetti vari, squadre per il principio della responsabilità oggettiva -che io ho sempre ritenuto un aborto giuridico ma che finché esiste va applicato) potranno uscire con le ossa più o meno rotte dai processi ordinari che li vedono e vedranno coinvolti, ma tutto questo non toglie che, sulla base di quel che sappiamo con certezza, grazie anche alle intercettazioni, si tratta di persone sicuramente non in possesso di quei sani valori sportivi che sono indispensabili per poter appartenere e operare in un mondo come quello dello sport e quindi devono essere espulsi o puniti con estrema severità. Il fatto che poi se la potranno cavare a buon mercato da un punto di vista penale non cancella le loro affermazioni e i loro comportamenti e soprattutto la loro indegnità sportiva.
Senza considerare che certi personaggi hanno sempre continuato ad esercitare (e tuttora esercitano) un potere di influenza immenso nel mondo del calcio, anche dopo essere stati squalificati. In genere le inibizioni, le condanne, le squalifiche, le radiazioni, nel mondo del calcio, non hanno mai impedito a nessun dirigente di continuare a fare esattamente quel che faceva prima, magari sotto copertura, in attesa di poter ricominciare a farlo allo scoperto allo scadere della condanna ricevuta.

Quindi accettiamo correttamente la sentenze ordinarie, per quanto ci possano apparire inspiegabili, e attendiamo di vedere quali saranno le motivazioni, accettiamo quelle precedenti con cui la giustizia sportiva ha prima blandamente punito e poi inconcepibilmente blandito gli autori di uno dei più grandi scandali sportivi di tutti i tempi, accettiamo che simili personaggi siano ancora nel mondo dello sport al pari di chi invece ha sempre tenuto un comportamento immacolato, accettiamo che l'esempio dato ai giovani sportivi con tutta questa vicenda sia pessimo e aggravato dalla mancanza di pene certe e serie per i responsabili, accettiamo tutto, anche l'inaccettabile e l'ingiustificabile, ma non cercate di prenderci per scemi: sappiamo chi siete e cosa avete fatto, davanti a noi abbassate gli occhi, c'è sempre tempo per riacquistare un briciolo di dignità. Se l'aveste, sarete spariti da soli in silenzio, accontentandovi di non essere chiamati a pagare per quel che avete fatto; invece siete ancora qua a pontificare, a dare lezioni, a sbraitare, a far la voce grossa, a spadroneggiare, a tramare alla luce del sole o, se colpiti da temporanea squalifica, nell'ombra.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)


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