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sabato 10 gennaio 2009

L'ospite inatteso (The Visitor)

Ho visto il film "L'ospite inatteso", regia di Tom McCarthy, con Danai Gurira, Haaz Sleiman, Hiam Abbass, Richard Jenkins, anno 2007, The visitor. Alcune critiche che avevo letto prima di vederlo ne parlavano in toni entusiastici, tranne una de "Il Foglio" che bofonchiava di sentimentalismo e buone intenzioni e che, a posteriori, posso definire non centrata e comunque del tutto non condivisibile. Le critiche mi aiutano sempre nella scelta di un film, non potendo per ragioni economiche e di tempo vedere tutti i film in uscita mi è utile sapere cosa ne pensano altre persone (amici, critici, ecc.) e soprattutto perché ne parlano bene o male, e chi è a parlarne bene o male. Si tratta di tre elementi utili a formarsi un'idea prima di gustarsi una pellicola: cosa va e cosa non va, perché va e perché non va e chi lo dice. Si è detto che è il primo film "obamiano", può essere. Di certo evidenzia in maniera netta la follia che ha preso gli Usa dopo l'11 settembre, e più in generale l'ingiustizia e la disumanità crescenti dei moderni stati sempre più autoritari che facendo leva sulle paure dei cittadini, spesso alimentate ad arte, impongono misure sempre più restrittive in vari campi limitando di fatto in modo intollerabile la libertà personale, la privacy e alcuni diritti un tempo fondamentali, tutti sacrificati sull'altare di una malintesa necessità di sicurezza nazionale. E' una storia misurata, ben scritta e ben diretta, davvero interessante, quasi imperdibile. Lascia un po' di tristezza ma anche la soddisfazione di aver visto un bel film. Un film di sentimenti, non di sentimentalismi: la differenza è spesso sottile ma va saputa cogliere. Un racconto garbato che non perde mail il tono giusto e che impressiona per la naturalezza con la quale si srotola. Semmai, a voler essere pignoli, non abbiamo apprezzato la repentinità con la quale l'incontro con l' "altro", con la complicità del linguaggio universale della musica, trasforma l'esistenza del professore, aprendola al mondo: avremmo trovato maggiormente credibile una trasformazione più graduale. Il regista è alle prime armi o quasi se non erro ma la perfezione tecnica del film è sorprendente, non vi sono sbavature, semplicità e linearità si alleano virtuosamente e parlano al cuore dello spettatore. E' costato pochissimo: come è noto le idee buone e il talento possono fare a meno di budget imponenti, mentre questi ultimi senza una buona dose dei primi partoriscono solo mega produzioni perdibili. Da vedere assolutamente.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)


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