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giovedì 25 febbraio 2016

Mi fate pena

Care merde omofobe, retrive, razziste, cattoliche, integraliste di ogni integralismo che giocate con le vite degli altri, che negate i vostri diritti agli altri, che sputate sulla felicità degli altri e sul futuro dei loro bambini,

che dopo aver decretato che Ruby era la nipote di Mubarak, aver salvato dal carcere decine di vostri compari marci, aver brindato a mortadella e spumante fra i banchi di un'istituzione che non siete degni nemmeno di pronunciare per dar vita alla quale migliaia di persone hanno versato il loro sangue, aver cambiato casacca mille volte in cambio di soldi o poltrone, la storia vi sommergerà, butterà le vostre idee di merda e quelle di quegli Italiani che vi votano, sostengono e condividono nell'unico posto in cui meritano di finire: il cesso. Un tizio che ha piu' processi che capelli e uno che ha due elettori in tutto e di secondo nome fa Lodo hanno prevalso grazie a Renzi sulla maggioranza dei senatori che avrebbe votato facilmente la legge per intero. La legge approvata non è meglio di niente: è uno schifo, un'elemosina. Quando verrà il giorno, perchè verrà, eccome se verrà, care merdacce che ora sorridete con espressione idiota, cambierete idea come banderuole negando di aver mai detto, pensato, votato certe ignominie. Non meritate rispetto, né voi né le vostre idee puzzolenti, perchè voi non esprimete un'idea, voi discriminate, voi siete complici di un crimine contro l'umanità. Merita rispetto chi ha un'idea diversa dalla tua, non chi discrimina le persone e gioca con la loro vita in nome di un Dio che qualcuno si è inventato e di dogmi farlocchi come monete da tre euro. Vi consiglio di affittare un cervello che funzioni, magari qualcuno ne è rimasto sul mercato degli affitti, proprio accanto agli uteri.

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Siamo in guerra ma non si dice

Fra un petaloso e l'altro pare che siamo in guerra. La guerra è quella cosa che secondo la Costituzione noi ripudiamo, e poi facciamo regolarmente (cosa ci siamo andati a fare in Afghanistan? - E Iraq, Libia, Serbia, Kosovo)

A quel che ricordo, in una democrazia il popolo dovrebbe saperlo, se siamo in guerra. E magari il Parlamento approvare la decisione. Anzi, dovremmo ripudiarla. Anche se da decenni applichiamo la seconda parte dell'art. 11 nel senso che possiamo entrare in guerra se solo lo decidono cinque o sei ambasciatori. Partono i droni da Sigonella e nessuno ci ha detto nulla. Siamo in guerra con l'Isis e nessuno ci dice niente. Stiamo bombardando l'Isis che si sta espandendo davanti alle nostre coste senza che nessuno ci informi perlomeno sul come.
Ma che democrazia e'? La democrazia renziana, secondo una felice espressione non mia.
Che sia di nuovo una missione di... pace?


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mercoledì 24 febbraio 2016

Il fiore petaloso, "errore bello"

Questa faccenda del fiore petaloso è bella, francamente.

Soprattutto o forse solo perchè l'ha tirata fuori un bambino e si sa che i bimbi sono i più genuini, i più freschi e spontanei, i meno indirizzati: più facile dunque che da loro escano fuori parole o modi di dire nuovi o bizzarre visioni delle cose, che poi bizzarre non sono: sono punti di vista diversi da quelli o quello che noi per abitudine privilegiamo meccanicamente perdendoci un sacco di sfumature o visioni alternative.
Tuttavia il web, come sempre, odora una cosa, la insegue, la afferra, la mangia e in breve ne fa una cosa mostruosa: non ci sono limiti.
Questa cosa del petaloso, con pure il premier di mezzo, sta sfuggendo di mano a tutti.
Purtroppo il web (che gli dei del cielo lo proteggano) non ha il senso della misura.
Il web, dopotutto, siamo noi, forse il peggio di noi, non so, forse noi come massa: e si sa che presi come massa formiamo un qualcosa molto diverso dalla somma di noi come singoli, un qualcosa da cui spesso non ne viene nulla di buono.
Dalla mente fresca di un bel bambino, invece, sì.

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/02/24/foto/ecco_come_e_nato_petaloso_il_quaderno_di_matteo_alunno_di_copparo-134139766/1/?ref=HRESS-1#1

http://video.repubblica.it/edizione/bologna/ferrara-la-maestra-di-petaloso-credete-nelle-vostre-idee/229935/229312


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venerdì 19 febbraio 2016

I deputati e i senatori sono fuori-legge

Il punto è sempre quello: questo parlamento che ha stuprato la Costituzione (fra l'altro con un pessimo italiano), che sta decidendo da settimane se tutti gli uomini sono uguali (ddl Cirinnà),

che butta dalla finestra 300 milioni per non fare l'election day al chiaro fine di far fallire il referendum sulle trivelle (a meno che non si pensi che il fine sia quello di bruciare il nostro denaro per niente), che demolisce lo Statuto dei lavoratori, che occupa la Rai, che vende fumo e non ha mai fatto vedere nemmeno un pezzo di arrosto, che ha l'appoggio servile del 90% dei media, è illegale.
E' stato eletto con una legge che la Corte Costituzionale ha definito incostituzionale. Quindi avrebbe dovuto gestire l'ordinaria amministrazione per andare poi a nuove elezioni. Invece si è abbarbicato come un koala sull'albero di eucalipto, non gestisce l'ordinaria amministrazione ma addirittura riscrive la Costituzione (la demolisce orrendamente) e per giunta a colpi di maggioranza, cosa che è già di per sé un vergognoso insulto alla democrazia.
Sono illegali, hanno un'autorevolezza pari a zero, e questo ben prima di andare ad esaminarli ad uno ad uno in termini di competenze, fedina penale, condotta, risultati ottenuti. E sono pure voltagabbana.
E il premier non è stato mai eletto da nessuno, ed è il terzo premier di fila che viene messo lì senza elezioni: questa non è più una democrazia sostanziale, ma solo formale, e neppure tanto.
C'e' un modo di violare le leggi senza violarle, ed è questo.
Con il beneplacito del Colle silente.
Tanto lo so che a voi va bene così, dopotutto. Siamo troppo vecchi per scendere in piazza, e ai giovani non frega una mazza della Costituzione (parlo per generalizzazioni, ovvio, ma la maggioranza fa il numero, se scendi in piazza in tre tanto vale che vai a farti una girata in centro), e anche se ci sono tanti ridotti alla fame, ce ne sono anche tanti pieni di soldi e tanti che fra pensioni dei genitori e dei nonni il pane in bocca lo mettono.
L'italiano, poi, è stupidotto, si fa infinocchiare dal salvatore di turno con estrema facilità e ha la memoria di un pesce.
Quindi dopotutto abbiamo quel che meritiamo: uno schifo. Si sta meglio qui che in una dittatura conclamata o in un paese in guerra, questo sì. Ma è tutto.
Se non sei disoccupato, omosessuale, nero e non ti metti contro i poteri forti e non hai una botta di sfiga, etc ti va anche benino, in questo paese incivile a forma di stivale. Altrimenti sei fottuto.

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martedì 16 febbraio 2016

Ha venduto un derby e gioca ancora

Domenica, nelle fila dell'Atalanta che ha giocato contro di noi, c'era Andrea Masiello.
Chi è?

Colui che, segnando APPOSTA e PER DENARO (pare 50.000 o 300.000 euro) un autogol contro la propria squadra, in Bari-Lecce del 15 maggio 2011, decretò la salvezza del Lecce e in pratica spedì in serie B la Samp che stava lottando disperatamente per salvarsi.
Ha un'intera collezione di condanne.
Ammise lui stesso il fatto.
Uno così non dovrebbe nemmeno poter più vedere un pallone in tv, invece gioca. Colpa delle regole di merda che lo consentono, chiaro.
Uno che vende una partita cosa ha a che fare con lo sport? Uno che resta coinvolto in numerosi episodi spregevoli di questo tipo può ancora giocare?
Massimo disprezzo personale.
In Italia uno che ha fatto questo, dopo appena 4 anni e mezzo gioca di nuovo, e titolare in A.
E poi vogliamo uno sport pulito? Se chi sbaglia (e pesantemente e ripetutamente) dopo due dì è lì...
Che gesto infame vendere una partita, un derby per giunta...
Da REPUBBLICA del 2 aprile 2012:
CON IL DERBY FALSATA LA SERIE A - "Quel derby Bari-Lecce ha segnato la fine dello scorso campionato di Serie A, e quindi la sua falsificazione sportiva". La riflessione, condotta nelle prime ore di questa mattina da uno degli investigatori di Bari, è la sintesi perfetta dell'ultimo salto di qualità fatto dall'indagine sul Calcioscommesse. Dopo mesi di indagine, infatti, la procura pugliese guidata da Antonio Laudati e i carabinieri del reparto operativo hanno infatti ricostruito nel dettaglio la "compravendita" del derby Bari-Lecce "operata da Andrea Masiello" al tempo difensore biancorosso (che per quella gara intascò 300mila euro) in complicità con alcuni esponenti della dirigenza del Lecce oltre che di molti importanti scommettitori locali.
Al di là dell'importanza simbolica e del clamore suscitato dall'idea che un calciatore possa vendersi proprio il derby, cioè la partita più importante della stagione per ogni tifoso, quella gara ha anche una fondamentale rilevanza sul piano investigativo. Perché fu proprio con quei tre punti comprati dal più acerrimo rivale che il Lecce riuscì a conquistare la salvezza, falsificando dunque l'intera lotta per rimanere in serie A. Lotta che vide alla fine soccombere una squadra di primo piano come la Sampdoria.


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lunedì 15 febbraio 2016

La tua banca non è tua madre

Una banca ha come obiettivo quello che hanno tutti quelli che lavorano nel mondo degli affari: farli. Cioè vuole generare profitto.
Che poi godano di profitti scandalosi offrendo servizi a volte indecenti e perseguendo pratiche illegali e comunque più confacenti agli squali è un altro discorso.

Tornando a due righe fa, non ci si deve dunque meravigliare se quando interagisci con un banca, essa cerca di guadagnare: è il suo scopo. Come il macellaio che ti vende la carne: non te la vende perché ti vuole bene, ma perchè deve pur mangiare anche lui, no?
Quindi tu cerchi il pezzo di carne che meglio si adatta ai tuoi bisogni e al prezzo che ritieni equo o comunque per te praticabile, lui cerca di vendertelo guadagnandoci (si spera il giusto).
Ma se ti vende un pezzo di carne coi vermi non ci siamo, e se magari illustrandotene le caratteristiche non fa cenno ai vermi anzi magnifica il prodotto.
Il riferimento ai titoli spazzatura mi pare chiaro.
Io da una banca non mi aspetto che faccia il mio interesse a costo di rimetterci, ma che svolga il suo lavoro (curare i miei interessi nel miglior modo possibile, comportarsi onestamente e professionalmente) guadagandoci (il giusto).
Oggi questo molto spesso non accade: devi stare attento perché vogliono imbrogliarti, e questo è un po' diverso dal fare i miei interessi con giusta mercede.
Questa premessa (importante) per dire quel che segue (meno importante):
un bonifico può impiegare più di 3 giorni per arrivare sul mio conto? Fatto venerdì mattina, ancora non c'e'. Obiezione del saggio: sabato e domenica non contanto. Non sono d'accordo, caro saggio: nel 2016 un bonifico non può essere inoltrato automaticamente in una manciata di ore, specie se proveniente da mittente noto, e deve invece aspettare l'avallo manuale? Assurdo. Il servizio è scadente. Se mi fanno un bonifico alle 11 di venerdì, io me lo aspetto al massimo per le 11 di sabato (e sono già tempi inaccettabili dato lo stato della tecnica).
Siamo andati sulla luna, abbiamo cpu immensamente performanti, il progresso corre veloce e ancora ci vogliono tre giorni per trasferire (sulla carta) un migliaio di euro? E ancora me ne chiedi 5 o 7 per bonicarne 300 allo sportello e non dal pannello online?
Ripeto: procedure assurde, costi fuori misura, tempi inaccettabili, servizi scadenti quando non truffe vere e proprie (vedi sopra), ma profitti infiniti.
Brecht disse: cos'e' rapinare una banca, a paragone del fondare una banca? Molto spesso dobbiamo riconoscere che aveva ragione.
Non vi sono controlli, v'è connivenza: gli squali possono sguazzare nel mare e fare i loro porci comodi, i pesci piccoli devono solo cercare di pararsi il cul@. Chi dovrebbe, per nostro conto, sorvegliare, punire, intervenire, regolare, dorme o chiude gli occhi compiacente.

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domenica 14 febbraio 2016

Adolescenza

Al bar, quattro tavolini più in là, sento le voci di tre o quattro ragazzi, un maschio e due o tre femmine. Ovviamente a tutto smartphone. Non li vedo, sono coperti dal muro. Ma, come detto, li sento, non posso farne a meno. Adolescenti. Che età scema. Io non l'ho vissuta in pieno. L'ho scansata in buona parte. Non faceva per me. Ci devi nascere, per l'adolescenza. Non esiste età in cui i neuroni sono meno utili. È come avere un motore da 170 cavalli e al volante un bambino: ecco l'adolescenza. Una miscela instabile, insensata, pericolosa. Dicono serva per crescere. Non sono del tutto d'accordo: io sono cresciuto lo stesso. Indubbiamente sbagliando s'impara. Ma dipende dal tipo di errore averne la possibilità... Se penso a mia figlia? Certo. Da almeno vent'anni con costanza, benché non ne abbia ancora tre.

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venerdì 12 febbraio 2016

Non ha nemmeno il coraggio delle sue idee di merd@

"Se avessi un figlio omosessuale, lo brucerei nel forno": avrebbe detto in faccia ai rappresentanti dell'associazione Agedo, Associazione dei genitori degli omosessuali, il consigliere De Paoli al termine di un incontro in Regione Liguria.

Come si giustifica il De Paoli? 1) Non l'ho detto, anzi ho detto l'opposto: se avessi un figlio gay, NON lo brucerei. 2) "Io non chiedo scusa a nessuno, io non parlavo di loro, parlavo di cose mie, di cosa avrei fatto io, parlavo della mia posizione. E la commissione era finita". Boh.
E aggiunge: "Cosa farei se avessi un figlio omosessuale? Se fosse una malattia lo curerei, ma invece penso sia un vizio e non ci sarebbe nulla per guarirlo." Per chiudere: "Sono viziati, viziosi, e mi fanno solo pubblicità".
Uno che non sia omofobo secondo voi al genitore di un figlio omosessuale dice: se io avessi un figlio omosessuale non lo brucerei?
Frase omofoba, non dovrebbe solo dimettersi, ma trasferirsi su Marte. La scusa è puerile e non credibile: una balla. Quattro persone hanno sentito tutto e confermano. Il resto sono farneticazioni razziste. Che infinita pena mi fa, il vero malato è lui: infettato irrimediabilmente da idee che al confronto una merd@ di cavallo è un dolcetto per buongustai.
La scusa 1 mi pare quella di quel genio che settimane fa, accusato di stupro, disse di essere scivolato.

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lunedì 8 febbraio 2016

Repressi, razzisti, omofobi: idee da immondizia

Chi, parlando del ddl Cirinnà, o chi, parlando di educazione sessuale nelle scuole, tira fuori le parole "utero in affitto" o, nel secondo caso, "gender", o non ha capito nulla o e' in perfetta malafede. E' un sistema infallibile per capire chi hai davanti.
Oppure è pieno di pregiudizi da fare schifo, ma questa ipotesi direi che racchiude le prime due.
Non è necessario essere cattolici o comunque aderenti a un credo religioso fra quelli che van per la maggiore per essere tutto ciò, anche se, francamente, l'esperienza dimostra che aiuta.
Io non discrimino, sia chiaro: se uno ha i neuroni ostaggio di una confessione religiosa, può benissimo iscrivere suo figlio alla scuola che preferisce e può impartirgli i dogmi farlocchi che qualche clero si è inventato di sana pianta secoli fa spacciandoli per parola del salvatore di turno. Io combatterò sempre chi cerca di obbligarmi a uniformare la mia vita di cittadino laico alle sue idee represse, retrive e schifose del meng@.
Siamo tutti uguali (generalmente abbastanza stupidi, ma siamo esseri umani, più di tanto non possiamo dare) e abbiamo tutti gli stessi diritti. L'amore è uno.

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sabato 6 febbraio 2016

Non fate finta di saperla lunga, tanto ce l'avete corto (il cervello)

Mi piacciono i fanatici della natura. Quelli che se non c'e' in natura allora no, oppure quelli che la natura non sbaglia mai.
Dice: due uomini non devono poter adottare un figlio, se non possono farlo un motivo c'e', la natura non sbaglia. Allora se tu perdi una gamba io non ti salvo la vita con una protesi, ti lascio senza gamba tutta la vita. E se stai per morire non ti tengo in vita artificialmente... E non faccio produrre uova alle galline di notte coi neon sempre accesi 24 ore...
Il matrimonio è per procreare, come fanno due donne senza poter mai avvalersi delle facoltà di un pipino? E allora gli sterili, o chi è in menopausa, o chi non vuole figli, come mai possono sposarsi? Ma per crescere bene un bimbo ci vogliono figura paterna e figura materna. Ma, in tema di figure, pensate alle figure di merda che la famiglia "tradizionale" colleziona a iosa... e poi scusate, leviamo i figli, specie se piccoli, ai vedovi, divorziati, ragazze madri, ragazzi padre? Dateci un taglio, è meglio. L'amore omosessuale è contro natura, dice il genio. Contro natura sei tu, che usi i neuroni in modo non naturale: li hai messi sul gelato come mirtilli e adesso non ne hai più nella scatola cranica. In natura l'omosessualità abbonda addirittura. Trovate altri argomenti... non datevela da scienziati. Molto meglio un sano e deficiente "non possono adottare perché son fr@ci e io non voglio", che queste minchi@te pseudocolte: tanto la vostra stupidaggine, il vostro egoismo e la vostra omofobia emergono in ogni caso.

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Poste, sempre la solita storia

Vai sul sito delle poste italiane e trovi: servizi finanziari / assicurativi / postali. Basterebbe già questo dettaglio (i servizi postali messi in fondo) per cominciare ad alzare le difese e indietreggiare con cautela sino all'uscita e senza mai dare le spalle.
Ma è un fatto che conosciamo: spedire costa sempre di più, i tempi di consegna sono generalmente non buoni o penosi, il criterio di evasione della coda negli uffici postali quantomeno crticabile, etc. Negli ultimi anni sanno vendere prodotti di investimento, assicurativi, misti, libri, cartoleria, aspirapolveri e tv ma un po' meno fare quel che dovrebbe essere la loro mission: recapitare un plico integro e in tempi ragionevoli e a prezzi consoni.
Al di là di questo, di recente ho notato che sul sito poste.it si è consumata una trasformazione inspiegabile che ditemi voi quale scopo può avere se non quella di confondere l'ignaro cliente (e se non è uno scopo, è comunque l'effetto criticabile di una scelta errata).
La posta prioritaria nacque in questo modo: vuoi spedire una busta ma desideri che arrivi in 1-2 giorni anzichè 3-4 giorni o 6 decenni? Ok, spedisci prioritaria e non normale, paghi 10 o 20 centesimi in più et voilà. Si trattava, come da subito dubitammo, di un aumento mascherato: chiunque avrebbe scelto la prioritaria, pur di non rischiare tempi di attesa biblici. Nel tempo poi anche la consegna della prioritaria è diventata una burletta, ma tant'e'.
Adesso la prioritaria, quella che costava 0,80 non molto tempo fa e da ottobre te l'hanno schiaffata a 0,95 (a fronte di nessuna variazione apprezzabile nella qualità del servizio, ca va sans dire) non si chiama piu' prioritaria e anzi, ecco il colpo di scena, col nome di prioritaria (per la precisione "Posta1 - prioritaria") è stata battezzata una nuova nata del tutto diversa, che costa molto di più. Tu chiedi prioritaria e ce l'hai prioritariamente in quel posto. Quella che era prioritaria viene adesso descritta come ordinaria (a 0,95! per spedire anche un foglio A4 a 10 km di distanza) e il suo bel nometto è Posta4. Ragazzi, potevamo arrivarci, no? Posta4, suvvia, è così intuitivo!
Ho capito male? attendo correzioni da Poste Italiane. Ma se così fosse, avete sbagliato a scrivere, perché quel che ho scritto qui ho letto là.


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Maestre d'asilo che usano le mani e leggi scritte coi piedi

Ancora sul caso dell'asilo di Pisa. Leggendo la trascrizione delle intercettazioni ambientali e le testimonianze emerge chiaro il quadro di una persona che ha problemi, non so se definitivi o temporanei, comunque gravi,

non di una persona che reagisce in maniera folle a comportamenti sbagliati dei bimbi, ma che agisce in maniera folle coi bimbi e basta. E pare non fosse la sola, notizia di stamane.
Mi chiedo chi decida se una persona è adatta a trattare con bimbi, a educarli etc. Al di là dei pezzi di carta. Se ci siano esami psicologici approfonditi e appropriati all'inizio e a cadenze regolari, controlli, etc. E perché nessuna delle colleghe o altri abbiano mai detto nulla. Non è obbligatorio essere adatti a rapportarsi con i bambini, premesso che usare violenza fisica e psicologica dovrebbe essere escluso anche se sei uno che non ci sa fare (ma uno che non ci sa fare coi bimbi può fare la maestra d'asilo? Allora io mi candido per la scalata del K2). Un quadro davvero sconfortante, fatto di pressapochismo in salsa italiana, stalla chiusa quando i buoi già sono lontani, menefreghismo condito con omertà, cavolocrazia anziché meritocrazia.
Sì, certo, ancora deve esserci un rinvio a giudizio, e poi primo grado, secondo grado, cassazione, corte europea dei diritti dell'uomo, corte della Via Lattea, ricorso al Tribunale dell'Universo, appigli e cavilli, ricusazioni e giochetti. Ma le immagini e gli audio sono evidenze incontrovertibili che nessuna sentenza potrà cancellare.
Chi ha permesso tutto questo (magari non vigilando, o peggio) dovrebbe essere punito con durezza; chi ha chiuso gli occhi meriterebbe una lezione indimenticabile; chi lo ha commesso (se verra' provato, chiaro....sic) merita di essere punito con ferocia, sempre nel rispetto della legge, si intende, di questa legge fatta coi piedi che se ti beccano senza ombra di dubbio a torturare ripetutamente bimbi di 2-3 anni ti danno i domiciliari, ma se hai in tasca un po' d'erba o hai la sola colpa di essere "clandestino" (termine assurdo quasi quanto i fatti descritti sopra) vedi il sole a quadretti.


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giovedì 4 febbraio 2016

Samp, nuovo obiettivo

Ad inizio stagione i giornalisti che se la danno da sapientoni ma che non sanno nulla e che adesso con allegra stoltezza ci massacrano parlavano di una squadra forte, certo più forte dell'anno prima.

Io stesso ero convinto potessimo stazionare nella parte sinistra della classifica, tentando pure un approccio alla qualificazione in Europa League. I giudizi che contano sono quelli fatti a bocce ferme, non dopo: dopo son tutti bravi.
Dopo 23 giornate si deve prendere atto del fatto che i valori tecnici indubbi in qualche caso non erano così indubbi e comunque non sono bastati a creare una squadra forte come quella che pareva possibile: carenze psicologiche, errori di vario tipo ai vari livelli (presidente, ds, allenatori, giocatori), un po' di sfortuna e un po' di fattori esterni hanno determinato la situazione attuale: 24 punti.
Quindi è bene cambiare obiettivo, esattamente come, nel loro contesto, hanno dovuto fare Inter, Fiorentina e Roma: fino a due mesi fa in lotta per il titolo, adesso quasi definitivamente fuori. Occorre prendere atto della realtà e della discrepanza tra legittime attese e andamento effettivo.
Adesso l'obiettivo è fare 40-42 punti, che dovrebbero garantire il mantenimento della categoria (spesso ne sono bastati anche 37 o 38, ma insomma). E non sarà facile. Potrebbero bastare 3 vittorie di fila, per dare un colpo di reni decisivo, ma ora come ora riusciamo a farci sfuggire di mano una partita già vinta in un modo che non lascia presagire giorni facili e filotti di vittorie. Quindi, per quanto incredibile possa sembrare, la corsa è su Carpi, Frosinone e Verona, e questo penso che al momento valga anche per Palermo, Udinese, Genoa, Atalanta; forse per Chievo, Torino, Bologna. Dico incredibile perchè tecnicamente a mio parere non dovremmo aver problemi a mettere almeno 8 squadre dopo di noi; ma la tecnica non è tutto, anzi.
Quindi stasera male perchè dopo il punto perso a Bologna per un rigore fantasia oggi abbiamo buttato nel cesso a 5 secondi dalla fine due punti d'oro: sarebbe bastato tener palla 20 secondi. Ma durante la partita, pur avendo fatto due gol, abbiamo combinato anche diversi pasticci. Tuttavia il Carpi (che al momento ha un gioco migliore del nostro) ha perso, quindi +1 e saldo attuale a +5. Pochi, d'accordo, ma lavoriamoci.
La cosa più difficile in questi casi è la fiducia in se stessi: se l'avessimo, faremmo punti; non facendoli, è sempre più difficile averla. Una dinamica nota.
Per noi lottare per restare in A o per vincere una coppa non fa differenza, concettualmente; non è certo un problema, siamo da bosco e da riviera; per i giocatori che ci rappresentano, le cose sono un po' diverse.
Speriamo che i fattori esterni non ci complichino troppo la vita (sfortuna, infortuni -stasera ben due in difesa!, arbitri che vedono l'impossibile e a volte ignorano il gigantesco); poi starà a noi correggere gli errori nostri, che sono parecchi. A volte, specie quando hai cambiato tanto in corsa come noi, darsi un gioco richiede tempo, proprio quando il tempo scarseggia.
Chi vivrà vedrà. Ne ho viste troppe , nel bene e nel male, per agitarmi più del dovuto.
E poi quei magici colori, francamente, danno allegria, sempre. Anche un'ora dopo essersi suicidati in un modo che ha non tanto dell'incredibile, quanto dell'inspiegabile, direi quasi volontariamente.

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domenica 31 gennaio 2016

I due fattori

Nella vita due fattori sono importanti:
-1. pazienza
-2. culo (per i puristi: buona sorte)
La salute è gia' insita nel punto 2.
Il resto è opzionale. A volte graditissimo, quasi essenziale, ma non essenziale.
Poi si sa, nulla è essenziale come il futile.

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Quella insostenibile pena del Family Day

Puntavano al milione, è stato un flop clamoroso. Dicono di avere raggiunto i due milioni, erano in realtà 350.000. La matematica non è un'opinione. In quella piazza e in quelle vie più persone non ci stanno fisicamente, sarebbe ora di finirla con le palle rimbalzate dai media servi e sciocchi.
Hanno buttato una giornata per cercare di impedire la felicità altrui, hanno vomitato odio.
Non vogliono che altri abbiano i diritti di cui loro godono, scendere in piazza per negare diritti è davvero meschino, penoso, squallido.
Hanno idee inumane, preumane, subumane; medievali, retrograde, razziste, omofobe. Culturalmente, fanno orrore.
Non conoscono la coerenza: in piazza c'erano orde di adulteri, pluridivorziati, pedofili o complici di pedofili, concubini, ragazze madri: il loro Dio direbbe ben altre cose. Se questa è la loro idea di famiglia, non si può che migliorare.
Sarebbero egoisti se l'estensione dei diritti indebolisse i loro; poiché così non è, sono solo disinformati e stupidi.
Ho sentito discorsi saturi di niente, mere bolle di vuoto, neuroni in difficoltà che giocavano ad acchiapparella. Nulla può giustificare la loro posizione.
Sono uno dei tanti motivi per cui il nostro paese è la vergogna dei paesi civili.
Sono indistinguibili da chi era contro l'abolizione della schiavitù o l'estensione del diritto di voto alle donne.
La storia li renderà irrilevanti, da macchiette quali sono ora.
I cartelli e le affermazioni del tipo: "sbagliato è sbagliato anche se dovesse diventare legge" sono in tutto e per tutto crimini contro l'umanità e come tali andrebbero giudicati, esattamente come il più bieco negazionismo: qui non si tratta di libertà di espressione, questa è discriminazione, è violenza, è sopruso.



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martedì 26 gennaio 2016

Una regola per quando si deve decidere un aspetto della vita del figlio

Ho pensato a lungo dove mettere la spunta su quell'infido allegato alla domanda di iscrizione alla scuola dell'infanzia di mia figlia. E ne abbiamo parlato in casa. E ho chiesto spiegazioni a chi poteva darmele, per avere un quadro completo.


Non perchè sia in dubbio quanto a simili temi (so bene cosa io sono e cosa non sono, nei limiti si intende: l'invito "conosci te stesso" è di fatto irrealizzabile, nella sua completezza), ma perchè a tre anni si devono valutare tanti aspetti. Alla fine ho ritenuto che i vantaggi fossero per me inesistenti, gli svantaggi forse lo stesso ma potenzialmente presenti, sebbene blandi. E siccome l'incidenza oraria settimanale è minima (1/40 o poco più) e la questione non rilevante, ho preso con l'altra genitrice (genitore 2) una decisione prettamente logica.
In generale, ho elaborato senza volere una regola che gia' avevo in testo e seguivo, ma che aveva bisogno di una sistematizzazione teorica. Forse vi potrà essere utile, o no. A me serve da sempre e servirà.

1) Se la decisione che si deve prendere, riguardo a un figlio, tocca un tema essenziale (es: l'istruzione scolastica, oppure la buona salute, ecc.), una decisione va presa, e generalmente anche in tempi medi o brevi (no kalendas please); pertanto, se i due genitori sono in discaccordo, devono sedersi a un tavolo e, a costo di esaminare la questione per giorni, addivenire ad un accordo quale che sia: la priorità è decidere, e cercare di farlo il meglio possibile dato il disaccordo. Esempio esagerato ma chiaro: se io voglio che mio figlio faccia le scuole a Pisa, e mia moglie vorrebbe invece che andasse a Livorno, non è che per via del mancato accordo nostro figlio può restare a casa sino a quindici anni e crescere analfabeta.

2) Lo stesso sarebbe auspicabile accaddesse nel secondo dei tre casi che prevedo, e cioè quando il tema è non rilevante in assoluto, oggettivamente, ma lo è soggettivamente, vale a dire è importante per il figlio poichè asseconda un suo spiccato desiderio o accarezza un suo innegabile talento potenziale, purchè, è ovvio, non sia illegale o pericoloso: in questo caso occorre prendere una decisione, possibilmente nel senso desiderato dal figlio, ma dopo aver esaminato bene la questione (es: a 16 anni vuole iscriversi a un corso di aramaico, oppure vuole farsi un tatuaggio o in alternativa un piercing o partire per il Polo insieme a un gruppo di teppisti pregiudicati e restarci 56 mesi da solo e senza viveri -me li procurerò là, dice: non si possono dire troppi no, su qualcosa occorre cedere, magari non sui 56 mesi).

3) Il terzo caso è infine quello che ci riguarda oggi e che si ha quando il tema in discussione concerne aspetti non rilevanti o addirittura irrilevanti, opzionali o comunque non importanti né essenziali alla vita, allo sviluppo del figlio e da questo desiderati ma poi nemmeno tanto (c'è una voglia generica, quasi svogliata, direi... non una predilezione ben orientata per quanto acerba): in questo caso la decisione sarà ovviamente negativa se i due genitori propendono entrambi per il no o uno per il no e l'altro si astiene; positiva nel caso in cui entrambi o uno dei due siano chiaramente per il sì. In quest'ultimo caso, se c'e' disaccordo, magari non grave ma non componibile, la cosa migliore è non decidere, quindi optare per il no.

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domenica 24 gennaio 2016

Ora di religione: un assurdo logico

Nei primi anni di apprendimento (asilo, elementari) anziché l'ora di religione (che è un assurdo logico in un paese democratico, civile e laico:


chi vuole educare ai principi cattolici suo figlio può benissimo farlo al di fuori di una struttura pubblica e senza gravare sul bilancio pubblico)
sarebbe molto più produttivo prevedere, nella misura di 2-5 ore settimanali, a crescere con l'età, i corsi di LINGUA INGLESE, IGIENE PERSONALE E LAVORI DOMESTICI, EDUCAZIONE STRADALE, EDUCAZIONE CIVICA. Tutte materie essenziali la padronanza delle quali farà di ciascun bambino e bambina una persona indipendente, responsabile e civile, oltre che in grado di competere con i pari età degli altri paesi europei, in particolare nordici. Tutti, infatti, presto o tardi, avremo bisogno dell'inglese e di saper badare a noi stessi, oltre che di conoscere le minime regole del vivere in società comportandoci come persone degne di questo nome e non come bestie immonde.

So bene che in un paese retrogrado, reazionario, paludato e sotto il giogo di Santa Romana Chiesa simili richieste suonano utopiche come quella di pari diritti per gli uomini di colore nell'America della schiavitù: siamo governati da persone di qualità non pervenuta e in buona parte ce li meritiamo perché ci rispecchiano.

Tuttavia io lo dico, perché prevedere l'insegnamento di religione anche in quei gradi di istruzione in cui ai miei tempi non era previsto nulla di tutto ciò è un passo del gambero che non ha senso: la Chiesa cattolica è quella che ancora pochi decenni fa non sapeva se alla donna potesse essere riconosciuta o no un'anima, è quella che copre, minimizza e insabbia i numerosi casi di pedofilia che si verificano al suo interno, è che quella che ha intriso di sangue secoli e secoli di storia, è quella che ha perseguitato e bruciato chi osava opporre le verità della scienza e del libero pensiero agli stupidi dogmi di cui è imbevuta, è quella che predica valori spirituali e povertà e poi vive nell'oro più pacchiano e nel lusso più vergognoso, è quella che si è inventata un Dio che va ben oltre le probabili e sagge parole del personaggio storico Gesù e in suo nome ha stabilito regole inumane partorite da menti umane complessate e contorte desiderose di controllare le masse per i propri biechi interessi, è quella che combatte con tutte le sue forze a favore della famiglia "tradizionale" (marito, moglie, amante, divorzi, secondi matrimoni) e per negare a chi eterosessuale non è o non intende sposarsi all'altare gli stessi diritti civili che per natura appartengono a tutti, compreso quello di poter adottare uno delle migliaia di bambini soli e infelici del mondo, e che un paese di cacca come il nostro si ostina a non riconoscere a tutti. Perché sappiatelo, cari omofobi, cattolici, razzisti e retrogradi disturbati del 2016, a voi non è richiesto se concedere o no questi diritti, perché questi diritti esistono da sempre: voi li state semplicemente negando, in un particolare momento storico e in una particolare area geografica, commettendo con ciò un abominio: non si chiede a voi, menti illuminate da una lampadina da 2 volt, di concedere un diritto, ma di rimuovere gli ostacoli (che voi avete messo o avete rinforzato) alla libera fruizione dello stesso, che non deve essere "concesso", ma solo "non ostacolato" in maniera inumana. Family Day un paio di sapete bene cosa.

E' inutile far finta che non sia così. Chi insegna religione nelle scuole è prescelto dalla Chiesa e formato allo scopo. Non mi importa che ai bambini piccoli siano impartite elementari nozioni di amore e fratellanza: lo si potrebbe fare lo stesso, a casa e a scuola, senza prevedere l'ora di religione: le valide maestre del servizio pubblico non sono in grado di educare ai sani principi le nostre creature? Ci vuole un inviato del Vaticano? Piccoli o no, fin dall'inizio la strada è comunque quella, sebbene solo accennata all'inizio, ed è una strada sbagliatissima.

Tutte le religioni sono per me, è noto, malattie. Difficilmente curabili e pericolose. Parlo sulla base di secoli di storia, di migliaia di esempi ed esperienze, della mia vita.

Non c'è bisogno di credere in un Dio che discrimina gli omosessuali o i conviventi e che appoggia i vergognosi obiettori-medici pagati dallo Stato che si rifiutano di applicare le leggi per essere persone di specchiata moralità; non c'è bisogno della religione, basta l'etica, che è ben altra cosa, ben più importante per poterci chiamare esseri umani.

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sabato 23 gennaio 2016

Diritto o Carnevale?

Se durante un litigio dai dell'omosessuale usando un termine dispregiativo a una persona che notoriamente e' omosessuale, si tratta di un'offesa discriminatoria (dice) che va punita severamente con mesi di squalifica, ma se dai dell'omosessuale usando un termine dispregiativo a una persona che notoriamente non è omosessuale invece è semplicemente un insulto e bastano due giornate di squalifica:

mi sembra una logica aberrante perché se io do dell'omosessuale a uno che notoriamente pare non esserlo uso il termine omosessuale con connotazione fortemente dispregiativa; ti dico questa parola perché per me è una parola offensiva e con questo io ti voglio offendere quindi sono omofobo poiché attribuisco qualità spregevoli all'essere omosessuale.
Ecco perchè mi sfugge il senso delle due giornatine comminate all'allenatore del Napoli.
Occorre rivedere questa cosa perché mi sembra che non torni per niente. Leggo poi che in Eccellenza una squadra e' stata penalizzata di un punto in classifica per offese reiterate dei tifosi al guardalinee donna; il giudice dice: quando un insulto riguarda la sfera sessuale di una persona si deve intendere come discriminazione sessuale.
E allora?
Occorre riscrivere la norma e subito, altrimenti è un carnevale più che il diritto.

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giovedì 21 gennaio 2016

Sarri vs. Mancini

Il fatto che Mancini in passato possa aver usato la parola "frocio di merda" rivolto a un giornalista con cui stava discutendo (lo apprendo da internet) cosa c'entra con le inaccettabili frasi omofobe di Sarri di alcuni giorni fa, ammesse dallo stesso Sarri, che fra l'altro in materia è recidivo? Oggi discutiamo di Sarri. Vogliamo perdonarlo perché ha dato sicuramente del finocchio a uno che forse quindici anni fa diede del finocchio a un giornalista?

In Italia funziona sempre così: tutte le volte che, per esempio, uno ruba la reazione non è: puniamolo, ma: adesso cerco di dimostrare che rubi o hai rubato pure tu che hai osato denunciarlo. Come se in questo caso il furto di uno annullasse quello dell'altro e non fossimo invece in presenza di due ladri.
Io oggi discuto di Sarri, perché il fatto è di pochi giorni fa, è clamoroso, è certo (ammesso da Sarri), non ha la scusante di una provocazione (Mancini stava parlando col quarto uomo) che magari ci potrebbe essere stata in quell'altro episodio tirato fuori dagli archivi, davvero non so, ed è successo durante un incontro ufficiale davanti a milioni di spettatori e non durante una discussione privata davanti a qualche persona che era nelle vicinanze e che ha ascoltato per caso.
Del presunto fatto di 15 anni fa si sarà discusso a suo tempo e si può farlo pure ora, come no, la legge è uguale per tutti, ma senza agganciarlo furbescamente a questo, perché farlo è disonesto. Perchè se io ti vedo rubare e ti denuncio, tu non puoi dire che ti pare che anni fa ho rubato pure io: cosa toglie questo, semmai, al tuo furto di oggi? Se tu sei nella merda, non ti salvi smerdandomi, a torto o a ragione. Applicando questa logica aberrante, se da domani uno insulta Sarri con frasi omofobe o altro, Sarri non avrà diritto di dire nulla. Ragioniamo, please.

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domenica 17 gennaio 2016

Aspettiamo il Family Day

Aspettiamo il Family Day, periodica riunione di persone che in buon numero si sono sposate, hanno divorziato, si sono risposate, hanno di nuovo divorziato; che in buon numero tradiscono moglie e figli e il fine settimana vanno a puttane o in cerca di amori diversi; di preti che non hanno famiglia quindi ne sanno molto oppure ce l'hanno clandestina; di politici che hanno firmato programmi che prevedono la regolamentazione delle unioni "civili" e che su quelli sono stati eletti (eletti si fa per dire) e che ora al primo stormir di sottana vescovile si rimangiano tutto. E' bello ogni tanto rivedervi in faccia, e ridere a crepapelle. Sono questi quelli che sanno far crescere i bambini e sono questi quelli che difendono i sacri valori della famiglia, che amano così tanto al punto da averne avuta più di una, o da averne più di una contemporaneamente.

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sabato 16 gennaio 2016

Trave e pagliuzza, vecchia tattica


Loro.
In sei anni subiscono un tentativo di infiltrazione mafiosa o poco più. L'ultimo in un comune che gestiscono ma che è stato sciolto gia' varie volte per mafia, in passato.
Lo respingono.
Quando viene fuori che il sindaco, pur avendolo respinto e pur essendo stato eletto indipendentemente dai presunti voti sporchi, non ha detto tutta la verità, in soli 7 giorni decidono di espellerla. Sono favorevoli ad andare a nuove elezioni. Sono favorevoli a pubblicare tutte le intercettazioni del caso. Pubblicano addirittura gli screenshot degli scambi di chat tra il sindaco e i dirigenti del movimento.

Gli altri.
Non buttano fuori nemmeno i condannati, che continuano gestire la cosa pubblica, figurati gli indagati o i chiaccherati. Hanno decine di comuni sciolti per mafia. Hanno Roma Capitale e ci hanno messo un anno prima di agire. Gliene arrestano o indagano uno o quasi al giorno. Le condanne fioccano. Si oppongono alla diffusione delle intercettazioni (Napolitano le ha fatte bruciare).
Ma, con la gentile collaborazione del 90% dei media, da giorni stanno spargendo merda su loro e ingigantendo un caso piccolo e insignificante se paragonato al marciume che li affossa, e che in questo modo cercano di nascondere. Vecchia tattica: esaltare la pagliuzza del tuo avversario di modo che non si pensi più alla trave che hai nell'occhio dell'etica.

M5S, PD

Io non dico nulla. Ma piuttosto che non votare (sbagliato), se si vuole provare a cambiare, non puoi votare sempre gli stessi o i presunti nuovi che avanzano e che sono uguali o peggio di quelli che volevavo sostituire e rottamare: ti hanno detto mille bugie e si comportano peggio dei precedenti, non esiste differenza tra loro. Devi votare facce nuove, che hanno regole nuove e che, pur facendo errori da inesperienza (anche loro sono uomini ahimé), le applicano con coerenza.

Poi se ti fregheranno pure loro, ok: ma avrai poco da rimproverati. Nell'altro caso avrai da rimproverarti eccome: se ti arriva merda te la sei voluta.

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venerdì 15 gennaio 2016

Capre del mattino

Se lo avessi sottomano gli darei tante di quelle legnate (educative) che sicuramente gli cambierei l'indole.
Parlo del neurone della fretta di quelli che la mattina si alzano tardi, si lavano i denti mentre sorseggiano il caffè, salutano la moglie con un grugnito e indossano due calzini spaiati, prendono l'accendigas in mano anziché le chiavi dell'auto e scambiano la vicina per una nuova fioriera messa lì la sera tardi da qualche condomino intraprendente. E, soprattutto, pensano di poter poi recuperare correndo come capre impazzite sulle strade, rischiando la vita loro (chissene) e degli altri (e qui se permettete mi arrabbio di brutto).


L'unica remora che potrei avere è che se eliminassi o rendessi invalido quel neurone i tizi in questione, poco più che mononeuronici, si troverebbero impossibilitati a svolgere con scioltezza anche le funzioni più modeste del nostro percorso esistenziale quali scaccolarsi con cura in coda al casello o fare zapping ragionato stravaccati in poltrona.

Ti stanno a due millimetri dal paraurti posteriore, roba che se sfiori il freno per un attimo ti ritrovi con un nuovo design sul baule (un bel "trasferello" di imbecille), sfanalano imperiosamente (ma quando devono mettere la freccia pare invece che abbiano una paresi al braccio sinistro), si allargano più volte per tentare il sorpasso o per simularlo al fine di metterti pressione e poi rientrano, scalpitano come capre appunto, con le quali mi scuso per l'infido paragone. Si tratta di decerebrati cheper guadagnare 30 secondi sull'arrivo al lavoro sarebbero disposti a vendere la mamma su ebay, ma che piuttosto che mettere la sveglia 5 minuti prima si farebbero mozzare il braccio destro da un serial killer in pensione, dotato di ascia arrugginita e quindi a rischio tetano.

Naturalmente l'unico effetto che un simile australopiteco poco dotato ha sul mio stile di guida è che se prima andavo a 45-55 laddove il limite è di 50, subito scendo a 49 e metto una goccia di attak sulla lancetta del contachilometri. Se tu sei un bastardo io divento ligio più che mai, se tu metti a rischio la mia vita perchè la sera ti sei addormentato sui porno annunci delle tv private io divento il campione del codice stradale, l'automobilista ideale (non che di solito sia molto lontano da questo standard, comunque).

A costoro, feccia del consesso degli automobilisti e rifiuto organico della società, non andrebbe tolta la patente: andrebbe demolita l'auto sul posto, con cerimonia pubblica e in presenza di fanfara e autorità locali, e inibito l'uso di qualunque mezzo di trasporto per 215 anni, altri pianeti della Via Lattea inclusi, incluso pure il trenino elettrico di Natale del nipotino di cotanto zio. Non meritano di morire, certo che no, sebbene con il loro comportamento rendano più scivolosa la tua strada verso l'inferno e spesso qualcuno riescano a mandarcelo davvero per la loro disgustosa imprudenza. Meritano di essere marchiati a fuoco sulla fronte con la I di imbecille. Si direbbe quasi che l'imbecillità l'abbiano inventata loro: prima non c'era.

Sono indegni di sedere su un qualunque sedile di mezzo in movimento; spesso, con leve e pulsanti, comandano una settantina di cavalli (motore) e ciò è bizzarro trattandosi di veri asini.

Domattina alle 7 si ricomincia.

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venerdì 8 gennaio 2016

Dove acquistare i libri

Se potete non acquistate i libri al supermercato. Ho qualche riserva anche sulle edicole propriamente dette ma qui non mi sbilancio perché, sebbene non mi piaccia la moda del libro allegato alla rivista o quella, di nuovo spuntata fuori, delle "riduzioni", so che le edicole faticano a sbarcare il lunario, quindi dirrei comprateli nelle librerie o nell edicole-librerie: mi pare un giusto compromesso. Eviterei però i libri gadget uniti a settimanali e quotidiani.

Sui supermercati invece mi sbilancio e vi spiego perchè. SI risparmiano è vero dai 2 ai 4-5 euro a volte, ma un supermercato non ha bisogno di vendere libri per vivere e così facendo uccide le librerie. Colpa di leggi sbagliate o furbescamente e legalmente aggirate perchè scritte (appositamente?) male.
In Italia non legge quasi nessuno. Io, negli ultimi anni, ho letto davvero poco, ma ho sempre continuato a comprare libri; leggo poco per via di alcune circostanze comprensibilissime tra cui la nascita di una marmocchia. Ma mediamente ho letto e leggerò molto. Pensate a come si potrebbe incentivare la lettura solo realizzando programmi tv di qualità aventi per argomento la letteratura, specie classica, italiana e straniera. Oggi si parla di libri un po' da Fazio, c'era e non so se ancora c'e' Per un pugno di libri, poi il vuoto. Non considero il politico o comico o tuttologo di turno che va a strombazzare la sua aultima fatica: 8 volte su 10 è robaccia. Non si vuole stimolare alla lettura perchè la qualità richiede sforzi e all'inizio la pazienza di sopportare ascolti non elevati. Inoltre chi legge sa, ragiona e diventa più difficile da gestire e manipolare con le tv e la stampa di regime.
E poi, francamente, il libro non è proprio un prodotto, nel mio modo di vedere le cose.
I supermercati, se non vendono libri, nemmeno se ne accorgono, quindi il mio non è un invito contro, ma pro.
E' un'opinione, anch'io a volte li ho comprati lì, perchè magari avevo fretta, dovevo fare un regalo e ormai il tempo stringeva etc. In tutti i casi in cui non ho fretta, evito.

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martedì 5 gennaio 2016

Storie di tutti gli anni


Tutti gli anni, anzi due volte l'anno, la stessa trita e ritrita e consumatissima e noiosa storia: "è un obiettivo stagionale!"
Pazienza, ci vuole tanta pazienza. Ma quanta ce ne vuole però, eh?

Se son dietro, tacciono, ma senti in lontananza, sottile sottile, quasi impercettibile eppur presente, quasi di fondo, il rumore della fatica che fanno a tacere e a non ricordare quei 9 di cui almeno 5 vinti in quattr'ore o, se sono a corto di cose da dire, a ironizzare stancamente ed inutilmente su una maglia che da sole vale lo spettacolo, ché sarebbe come criticare l'arcobaleno, porcoggiuda; se si avvicinano, rumoreggiano, se per caso son davanti non quieti dal frastuono, se vincono il derby è come il Mundial, se lo perdono sono stati derubati, e tri-tri e tra-tra e cu-cu e bu-bu e la-lla' e la-llì ecco qui il solito barnum, siore e siori!

Ma lo sarà per te che lo hai detto, un obiettivo stagionale (senti che enfasi), porca di quella paletta, e che sempre lo dici, e che se lo vinci ci costruisci un'annata intera (sai che fondamenta) e se lo perdi ti lamenti un'anno intero per presunti e inventati torti (cfr. gol del Gabbia, please, che palle che sei, impara ad essere sportivo, se dovessi tirar fuori io le ingiustizie sesquipedali subite in queste partite del tutto particolari ci vorrebbero settimane, penso solo al Matuzalem, al Nappi etc), lo sarà anche per qualcun altro questo obiettivo s-t-a-g-i-o-n-a-l-e (tutti o quasi tutti dei loro e qualcuno un po' così dei nostri), il giorno che lo sarà per me vorrà dire o che sto sragionando di brutto-brutto-brutto o che, essendo magari a fine stagione ed essendo dio-non-voglia sfumati tutti i possibili obiettivi, resta quello e allora sia!!!!!; ma solo in quel particolarissimo caso e poi francamente mi pare la classica situazione da non augurarsi, eh!

Sono sempre tre punti, anche se ammetto che psicologicamente pesano di più, ma una grande squadra (per grande non parlo del fatturato o della posizione in classifica o della sala dei trofei, parlo della mentalità) deve saper prescindere da questi fattori, il più possibile, non dico del tutto (siamo uomini perdinci), ma il più possibile. Poi, chiaro, è meglio vincerlo che perderlo, ca va sans dire, ocorboia! Ma più di questo no, proprio no, decisamente no, assolutissimamente no, non-se-ne-parla-proprio-per-niente-no, sarebbe davvero miserevole ed angusto pensarlo come un obiettivo stagionale, gli obiettivi sono altri (bel gioco, spettacolo, fairplay, divertimento, e poi certamente piazzamenti, qualificazioni, coppe, scudetti, tanto per dire non singole vittorie all'anfield perse nel buio assoluto di un niente prima e di un niente dopo ma dieci anni di gloria come minimo e un nome da difendere oltre Alpi), sarebbe, ripeto, troppo angusto, noi vogliamo spazi aperti e cieli immensi, il cielo è sempre più blu #cerchiato e noi adesso abbiamo pure un aeroplanino per volarci, anche se a dire il vero la fantasia e la gioia mai ci sono mancate, eh già... #derby

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Vi credete sul palco invece siete in cantina

Uno sta su Facebook e ha 300 amici (ho visto gente che ne ha 4000). Poniamo che di questi 300, 40 pubblichino qualcosa tutti i giorni, 40 ogni due giorni, 80 una volta ogni 4, gli altri ogni 7 giorni.

In una settimana il tipo si troverà davanti sui 650 post, cui aggiungiamo i post a cui ciascuno di questi amici mette mi piace, o appone un commento, o condivide. Il nostro eroe avrà ogni settimana 1500 cosette da spulciare, piu' di 200 al giorno. Come fa? Semplice, ne vede o si accorge di 40 o 50 al massimo ogni 200 (stima per eccesso), quindi si perde il 75% del flusso di produzioni dei suoi amici di social (se ne ha 4000 come fa ad esaminare 8000 news ogni 7 giorni?). Probabilmente becca e anche più volte le segatine tipo frasette stupide o massime trite e ritrite, e si perde l'unica osservazione intelligente che l'amico abbia mai fatto dai tempi dell'esame di maturità.
Voi direte: e chi se ne frega? Giusto. Ma io volevo arrivare a un punto ben preciso.

Il punto è che per come è strutturato FB se io pubblico una foto con qualche riga ho più visibilità che se pubblico solo qualche riga, fateci caso: nel primo caso il cervello di FB mi ripesca più volentieri per mettermi davanti ai vostri occhi, quindi se dovete dire una cosa importante allegate una foto, anche del vostro alluce, ma allegate.
E qui arriviamo al nocciolo. Per come funziona 'sta roba, può capitare che io scriva ehi ieri mi sono sbucciato il ginocchio cercando di stare in equilibrio a testa in giù sull'asse del cesso e che questo stato, magari associato a una foto della sbucciatura con tanto di cerotto, venga visto da molti miei amici, che commenteranno ma cosa cazzarola fai idiota etc. Se invece devo dire al mondo che ho scoperto un errore nella famosa E=mc2, e magari non metto foto, oppure la metto, può capitare che mi leggano in quattro gatti e si accorgano che la cosa merita in due.

Quindi se ne potrebbe ricavare che se vi state per suicidare e sotto sotto volete essere fermati non dovete affidare il vostro messaggio a FB: rischiereste per davvero di restarci secchi. E, al contrario, se ieri avete alzato il gomito e vi siete scolati tre quarti di boccia di martini bianco a stomaco semivuoto, pubblicando poi qualche bello scattino in mutande sul social, aspettatevi che lo notino tutti, anche la vostra cattolicissima insegnante delle elementari e il vostro integerrimo e naturalmente astemio datore di lavoro.

Per farla breve: quando uno scrive una cosa e pensa di star parlando al mondo, probabilmente verrà letto da due sfigati semianalfabeti in tutto, di quelli che non saprebbero apprezzare nemmeno sotto tortura la differenza fra Dostoevskij e Volo.
Ma allora cosa ci sto a fare su FB se mi perdo o rischio fortemente di perdermi quel che pensano i miei amici, le foto delle loro imprese, le loro riflessioni suicide del dopocena? Non lo so, ma avete fatto caso alla circostanza per la quale di Belen, anche se la seguite, voi andate spesso a cercare direttamente l'ultimo post sul suo facebook, mentre di Piero il vostro amico no, aspettate che FB ve lo sottoponga alla cortese attenzione nel flusso magmatico di news quotidiano, e se non lo fa, pace all'anima sua?
Tutto questo per dire che se io conosco due o tre tipi brillanti nello scrivere, e due o tre tipe brillanti nello scrivere ma anche nel... porsi, diciamo, e magari con spiccata propensione al selfie testacoronarie, sarò io a tampinarli, andando sul loro diario a vedere cosa combinano, e non aspettero' che Mr. Facebook, a capriccio suo ed in base ad algoritmi astrusi, mi faccia vedere o no quella osservazione intelligente del mio amico talentuoso o quella foto sconvolgente della mia amica a suo modo anche lei talentuosa...
Svegliatevi dunque, altrimenti passate la vita a mettere mi piace alla solita vaccata sulla nutella e vi perdete la quarta della top model al mare o l'acume letterario del secchione ex compagno di scuola.


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sabato 2 gennaio 2016

Il ragno ha preso atto

Questa mattina aprendo l'ombrello ho notato un ragno.

Io odio visceralmente i ragni, ma sono politically correct: se posso non li ammazzo, li accompagno alla porta. Se invece cominciano ad agitarsi, a scappare, etc, non mi lasciano grandi scelte. Il ragno di stamane, brutto più che no, e che ho ribattezzato Fausto, era stupito: dopo due mesi di pace forse si era convinto di non dover temere più nulla. In ogni caso è stato ragionevole: è gennaio, piove, ha abbozzato. Fausto ha tolto le tende, anzi: la tela. L'ho sbattuto sul marciapiede, andrà in cerca dell'ombrello di uno ai domiciliari, ha detto (non dovrebbe aver problemi). Era un ragno vecchio, sa come gira il mondo. Non gli è saltata la mosca al naso, anche perché, nel caso, avrebbe risolto per il pranzo. Quando un ragno non fa storie il mondo ti pare più bello. Comunque mi fanno irrimediabilmente schifo; ma non è che non ci parlo, con chi mi fa schifo (siete sollevati, lo so).

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venerdì 1 gennaio 2016

Tutte le cose quando diventano religioni sono già degenerate

Sono pienamente convinto del fatto che prima o poi arriveremo a ridurre le emissioni inquinanti e a salvare questo pianeta ormai avviato a una morte sicura, ma lo faremo non per salvare noi stessi e i nostri figli ma gli animali domestici; gatti e cani in particolare, perché come spesso accade la cosa ci sta prendendo la mano e un atteggiamento sicuramente giusto e degno di una societa' civile e cioè quello di trattare gli animali bene si sta trasformando in una deviazione aberrante per cui gli animali vengono ad essere quasi più importanti delle persone e a volte più importanti e questo francamente non ha e non avrà mai senso: un essere umano è sempre e comunque più importante di un animale. Ogni cinque secondi muore una persona di fame nel mondo e noi ci prendiamo cura di cani e gatti in maniera maniacale. Tutte le cose giuste o giustissime quando perdono di vista i limiti della realtà ed eccedono diventano ingiuste e assurde. E lo dice uno che non farebbe mai del male ad un animale, ma mi chiedo: e le piante? Oggi si brucia una pianta o butti nel cassonetto una pianta sana e nessuno ti dice nulla probabile che fra trent'anni sarai incriminato... trattiamo bene tutto e tutti anche l'ambiente che ci circonda! ...ma non perdiamo di vista la giusta distanza e il giusto rapporto fra le cose. Perchè fra essere bravi politicamente corretti ambientalisti e fissati il passo è brevissimo.

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martedì 29 dicembre 2015

Oggetti

Gli oggetti non si stancano, sono capaci di occupare in silenzio anche per anni il posto in cui un giorno li hai messi , ogni tanto ci posi lo sguardo ma senza pensarci, sovrappensiero, e tiri dritto, loro non si offendono...

hanno una memoria, questo sì, portano scritto su di loro tante cose, a cui magari ora non vorresti pensare... il loro modo di fartela pagare, o di farti sentire che ci sono, è proprio questo: dopo dieci anni li noti e sprofondi in un piccolo baratro domestico, in un inferno pret-a-porter, poi riemergi e torni alla tua vita con una piccola ferita in più, che poi è una che ferita che già avevi e sul quale per un attimo hai versato un po' di sale. Ogni oggetto non è mai neutro, può rallegrarti, regalarti un sorriso al ricordo di un episodio piacevole, ma può anche aprirti il cuore in due senza anestesia. Non li buttiamo per scrupolo, li mettiamo lì, ma non ci rendiamo conto che stiamo seminando la nostra vita, la nostra casa, di mine silenziose e letali. Ci circondano, riempono il vuoto delle nostre case, arredano un mobile, un muro, salvano dall'anonimato un angolo o una credenza, oppure marciscono in fondo a un cassetto o sotto una pila di masserizie in un armadio ammuffito... sono questi quelli più cattivi, quando frughi nel cassetto e te li trovi davanti agli occhi sono spesso i più feroci nel dilaniarti, forse perchè nemmeno l'onore di godere della luce e degli sguardi degli ospiti occasionali gli hai dato. Un oggetto non è mai un oggetto, è un mondo nel mondo della tua vita su questo mondo.

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Ti ricordi di quando mi hai acquistato? Era un giorno di pioggia, eri felice, avevi appena lasciato Firenze alla volta di Arezzo, pensavi sicuramente a dove mi avresti messo, e di certo non era quassù... O ricordi di quando mi hanno regalato a te? Sì, è stata lei... all'epoca non l'avevi notata, poi sappiamo come è andata, adesso solo parlarne fa male... Io sono qui da almeno vent'anni, mi avrai tolto la polvere cinque volte in tutto questo tempo, meccanicamente, senza notarmi davvero, ho visto più volte nei tuoi occhi il lampo di chi si chiede se è meglio buttarmi o no e poi rinuncia per pigrizia o per scrupolo, non si sa mai, potrebbe essermi utile (sono una lampada), potrei regalarlo... Non mi hai mai usato per lo scopo per il quale sono nato, mi avrai acceso due volte all'inizio giusto per vedere che effetto facevo e se ti avevano regalato una cosa che funzionava o no, hai preferito accantonarmi per riempire un vuoto con la mia espressione forse buffa per te, adesso è il momento di vendicarmi, ti investo coi ricordi che mi porto marchiati addosso e che per te sono come lame affilate e incandescenti che ti attraversano gli occhi e ti bruciano la mente, ti apro davanti il baratro di un tuo passato, uno dei tanti, uno dei possibili, uno di quelli che non è diventato futuro.

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domenica 27 dicembre 2015

I fantastici giorni delle feste

I giorni di festa sono terribili perché è impossibile mantenere le attese che abbiamo in testa, anche quando va tutto bene, figurarsi quando non tutto va bene... Si fanno tante chiacchiere, ma poi sul fondo non resta niente, evapora tutto...

per buona creanza si nascondono per qualche giorno o per qualche ora i risentimenti, si archiviano le offese, si esibiscono sorrisi falsi come le monete da tre euro ma scintillanti come lastre di acciaio al sole delle Alpi, si mette tutto quello che non è appropriato in un ripostiglio sempre troppo piccolo, e quando capita che la porta si apre da sola è come aver aperto la porta dell'Inferno: anche i piccoli dissidi nei giorni di festa sono molto più violenti, agitati magari anche da un bicchiere di troppo. In genere digestioni lente e sonnolenze postprandiali acquietano gli animi, più che la bontà ritrovata sotto Natale a garantire la pace ci pensa l'abbiocco da desinari luculliani e il rimbambimento da riscaldamenti fatti girare a palla. Un pastiche di grassi saturi e di irritanti convenzioni sociali capaci di stendere e riportare a più miti consigli anche il più bellicoso dei convitati. Passata la festa ci si sente pesante la pancia e vuota la testa e forse è meglio così, ci prepariamo dopotutto allo stato amorfo tipico del lunedì lavorativo che incombe, questa volta reso più sopportabile dalle altre feste che a metà settimana irromperanno fra botti e lazzi nella nostra vita, pronta a festeggiare l'arrivo di un anno nuovo e desiderosa di liberarsi di quello corrente che ormai ha sparato le sue cartucce e francamente nemmeno erano granché. La sera della Befana un attento osservatore potrà leggere nei nostri sguardi il terrore dell'incipiente ritorno alla normalità di un gelido gennaio e addirittura il folle sgomento che solo il pensiero degli addobbi da riporre è capace di generare. Li metteremo in cantina, proprio accanto alla bandiera della pace, a quella della Francia e ai nostri bei sogni di gioventù.
A parte questo, tutto bene, eh.

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giovedì 24 dicembre 2015

Fra poco aprirò i regali

Domani (o stasera) aprirò i vostri regali, e poi vi ringrazierò. Comincerò da quelli più piccoli e con la carta più schifosa, lascerò in fondo quelli dal packaging più sontuoso, chi fa il pitocco sulla carta non può aver buttato più di tanto sul regalo.


Farò aprire a mia figlia i suoi (9 su 10), ma lei non vi ringrazierà. Lo farò io per lei, se non avete obiezioni.
E' il mio 49° Natale, ormai so come si fa. Sono a mio agio. Ho ricevuto pochi regali, perchè vi siete concentrati su mia figlia, e avete fatto bene: quando poi volete un favore andate da lei però (scherzo. ahahaha. avete riso? no? non avete senso dell'umorismo).
Prima di aprire un regalo lo prendo in mano, lo peso, lo odoro, lo scuoto, me lo rigiro fra le mani, lo guardo da vicino e da lontano, mi concentro sulla persona che me lo ha regalato, poi lo apro. Ripiego con cura la carta che poi butterò comunque. Valuto se conservare o meno i fiocchi intergi, che poi butterò comunque.
Se c'e' un biglietto lo leggo dopo aver aperto il pacco e aver visto di cosa si tratta. Ve l'ho detto, ormai sono un professionista della notte di Natale. Io faccio molti regali, tutto l'anno, preferisco farli piuttosto che riceverli, ma voi che non mi avete regalato nulla non avete scuse, pirloni: non potevate saperlo. Se vi ringrazierò con troppo calore, e voi vi chiederete perchè dato che mi avete regalato un libro (brutto) della newton compton da 0,99, sappiate che vi starò prendendo allegramente per il sedere; se vi ringrazierò sommessamente, per il vostro dono immaginifico, sappiate che sarò stato emotivamente sopraffatto dalla vostra munificenza.
Ne aprirò parte stasera, parte domattina, parte domani pomeriggio, sotto tre alberi diversi in tre case diverse; sono come un cane, mi piace provare sempre alberi diversi.
Arrivare a sera sarà un lampo, e sabato già saremo colmi di rimpianti, in attesa di scatenarci per l'arrivo del fantastico 2016, che più del 2015 non dovrebbe avere alcunchè, forse giusto quel giorno per il quale è definito bisestile.
Buone feste a tutti, non esagerate con l'entusiasmo: potrebbe portarvi troppo lontano, e potreste poi non trovare la strada per tornare.

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