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martedì 9 giugno 2009

Breve analisi del voto (senza balle)

Scavalchiamo con un solo balzo le montagne di balle, giochi di parole, artifizi e salti carpiati che i televisori stanno riversando nelle nostre case sotto forma di commenti elettorali da parte dei vari pappagallini di partito ammaestrati da insetti e vermi striscianti in salotti dove brilla il falso e l'ipocrisia e andiamo dritti al punto. Se mi leggete vi fate un'idea di come sono andate le elezioni e la confrontate con la vostra; vantaggi: io non sono iscritto o pagato da nessun partito e cerco di essere obiettivo, inoltre ve la cavate con dieci minuti contro le ore e ore di deliri catodici o a cristalli liquidi.

Premessa: chi sostiene che le europee 2009 andrebbero paragonate con le europee del 2004 e non con le politiche dice una cavolata; il confronto non può che essere con le ultime politiche (2008) e noi questo lo diciamo ogni volta: è il criterio più logico e adottarlo sempre, e non quando conviene, evita di sparare un bel po' di assurdità. Così come delira chi sostiene che le europee non sono significative per il paese: segnatevi il nome, è lo stesso che se avesse vinto alle europee avrebbe festeggiato in piazza sino a mattina disturbandovi il sonno. Le Europee sono sempre anche un valido test interno, sensata o no che sia la cosa. Punto.

Allora, in due parole, vediamo cosa è successo alle europee e alle amministrative.

Europee 2009

POPOLO DELLA LIBERTA' - Perde un paio di punti; nessun dramma, ma profondissima delusione perché, chissà in base a quale logica perversa, forse il delirio di onnipotenza?, si aspettavano davvero di sfondare quota 40, di toccare in scioltezza i 45 punti e di superare di gran carriera il 50% con la Lega; al risveglio invece hanno scoperto di aver fissato l'asticella troppo in alto e si ritrovano con due punti in meno del 2008 e vedono quota 45 solo se si sommano ai leghisti. Berlusconi deve incassare e La Russa tenersi la barba. Perdere poco terreno dopo aver governato (fattore che spesso danneggia), in piena crisi economica (circostanza oggettiva e difficile) e sommersi da scandali e da vergogne di ogni tipo è un buon risultato, a nostro parere, tanto da poter definire il PDL il vero miracolato di questo giro elettorale, ma, incredibile a dirsi, la destra è delusa e Berlusconi già oggi ha individuato come cause del brutto risultato (eh??) Veronica (ma l'ha sposata lui), Kakà (ma lo vende lui, e a peso d'oro) e la Sicilia (regione che non ha ubbidito). Questo ci fa concludere che quelli del PDL sono fuori dalla realtà: In Inghilterra, al premier Brown, lo scandaletto dei rimborsi è valso una clamorosa legnata elettorale... fossi in loro mi accontenterei e tirerei un bel sospiro di sollievo: gli Italiani, soprattutto perché non informati correttamente da media servili e complici, non hanno fatto pesare quasi per niente alla destra le vergogne di cui si è macchiata di recente, dai voli di Stato alle promesse non mantenute, dalle menzogne quotidiane agli scandaletti da novella 2000. Se informati su tutto, gli elettori avrebbero travasato secchiate di voti dal PDL ad altri lidi, quindi perché lamentarsi? E' sufficiente rimettere le bandiere sotto naftalina e fare un mezzo sorriso, Bossi permettendo. In definitiva: una tenuta miracolosa salutata con grande delusione da chi veleggiava già verso lidi irreali.

PARTITO DEMOCRATICO - Si aspettavano un immane tracollo, temevano di sparire sotto il 20% (e anche qui, chissà poi perchè), hanno perso sette punti, che non è poco, ma meno di quel che paventavano; si ritrovano a 26 e col PDL che ha il motore ingolfato: moderata soddisfazione, del tipo però: scampato pericolo. Inoltre grazie all'esplosione dell'Italia Dei Valori in totale sono a 34, mentre erano a 37,6 un anno fa: appenna accennato sorriso di circostanza. Pagano come sempre l'astensione e la disaffezione, la novità è che per la prima volta questa malattia tocca un po' anche la destra. Anche il PD è vittima dunque di una previsione senza senso elaborata dai suoi dirigenti, probabilmente dopo un'indigestione di pinoli, che finisce per far apparire una comunque significativa perdita come una sostanziale tenuta; impossibile capirci qualcosa. Certo è che questo partito non decollerà mai sino a quando candiderà pregiudicati o rinviati a giudizio e sino a quando, guarendo dalla sindrome del "questo, ma anche quello", non assumerà una posizione un po' più definita sui temi più caldi, anche a costo di perdere qualche ala estrema tipo gli oltranzisti cattolici. In definitiva: calo significativo mascherato però dal boom di Pietro e dal rallentamento di Berlusconi; si sentivano polverizzati e si scoprono ancora tutti interi seppure a brandelli; ballano dunque di gioia quando invece dovrebbero ringraziare la sorte e mettersi davvero a lavorare, cominciando in primis dalla benedetta questione morale, che se per gli elettori di destra sembra un mero optional per quelli di sinistra è un fattore essenziale, tanto è vero che da qualche anno, anche per questo motivo (o solo?) vanno al mare anziché alle urne.

LEGA NORD - Si confermano e aumentano pure, arrivando al 10 nazionale e al 20 in certe regioni del Nord. Ottimo risultato, sebbene basato su alcune delle peggiori pulsioni dell'animo umano (la paura del diverso, l'egoismo alimentato dalla crisi economica, i richiami all'ordine di fronte all'invasione islamica, ecc.), ottenuto capitalizzando molto furbescamente i pochi risultati ottenuti dal governo dei quali sono riusciti a prendersi tutto il merito lasciando Berlusconi col cerino in mano. Peccato che adesso aumenti il loro potere "ricattatorio" nei confronti del PDL (già oggi Bossi ha incassato la prima cambiale: Berlusconi proprio poche ore fa dal sì è passato al no, sul referendum, che come sappiamo la Lega teme con orrore) e peccato che a vincere in Europa siano dei puri antieuropeisti come i leghisti, che proprio non mi sento di definire equilibrati, solidali, cosmopoliti. Elettoralmente parlando non si può però negare che si tratta di una gran bella percentuale, sia pure con profonde venature nordiste. La Lega c'è e sta bene, Berlusconi e Fini sono avvisati.

UNIONE DI CENTRO - I primi exit poll, domenica sera, li prendono a pesci in faccia: il panico serpeggia, sta a vedere che restiamo sotto il 4 e tutti a casa, poi il morale si risolleva mano a mano che passano le ore e una soddisfazione falsamente tranquilla prende il posto della fifa più blu. Aumentano di un punticino, forse beneficiano di qualche transfuga cattolico deluso dalla non cristallina moralità del centrodestra con le sue ville del piacere e i suoi voli rubacchiati. Si confermano con sicurezza, quindi, ma nulla di più. Come tutti i partiti che non si chiamino PDL o Lega scontano la scarsa esposizione mediatica e, sperabilmente, il fatto di aver collaborato per 14 anni con l'uomo di cui adesso dicono tutto il male possibile: la coerenza latita. Chi dice che Di Pietro non ha futuro cosa dovrebbe dire allora dell'UDC? Di certo senza attaccarsi al treno del cavaliere o a quello degli ex mangia-bambini non andranno mai da nessuna parte. Alcune candidature gridano vendetta ancora oggi: non solo Filiberto, ma anche i pregiudicati e gli eterni.

ITALIA DEI VALORI - Quasi raddoppia rispetto alle politiche del 2008 e anche in quell'occasione aveva raddoppiato rispetto al precedente risultato: un exploit annunciato e di grande spessore. Per Casini a vincere è il populismo di Di Pietro, a mente fredda sembra invece che paghi l'essere coerenti e dalla parte della legalità; rispetto al PD è premiato per la sua vera e ferma opposizione a questo governo, sui temi concreti e non solo sul piano ideologico. Se si darà un'organizzazione migliore e maggiormente articolata potrà aumentare ancora. Lo ha votato anche chi ha apprezzato la trasparenza della condotta, la fermezza e la tenacia della battaglia parlamentare, la innovativa e oculata scelta dei candidati: molti volti nuovi provenienti dalla società civile e non dai corridoi di partito e soprattutto gente senza pendenze con la giustizia. E l'unico leader politico ad aver capito l'importanza del web e la necessità di essere trasparente; poteva evitarsi però un paio di candidature, non perchè di pregiudicati, questo proprio no, ma perchè inopportune (una è spot l'altra è rischiosa). Se Di Pietro non perde la bussola la navigazione riserverà altri trionfi, ora è il momento di darsi una struttura più precisa.

PRC-PDCI, SINISTRA E LIBERTA', LISTA BONINO E PANNELLA, LA DESTRA-MPA-PENS-ADC - Non superano la soglia di sbarramento del 4%, stabilita di recente dai "grandi", ma chi afferma che non esistono perché non hanno rappresentanza parlamentare non ha capito nulla. E comunque i primi due, se uniti, avrebbero fatto quanto l'UDC se non di più. Occorre unirsi attorno a idee comuni, non dividersi per il piacere di avere ciascuno il proprio minuscolo orticello. In mancanza, non si incide sulla vita del paese e Dio solo sa quanto ci sarebbe bisogno in fasi come questa di maggiori istanze di carattere sociale.

ASTENUTI, IMBRATTASCHEDE, BIANCHI - E' un partito di tutto rispetto come numeri, circa il 30%. Peccato che non conti nulla e che sia solo da biasimare. Queste persone non eleggono nessuno, non scelgono nessuno e non puniscono nessuno. Decidono di stare spaparanzati sul divano o stesi sulla sabbia a cuocersi le chiappe invece di esercitare un diritto-dovere democratico. Non potranno lamentarsi granché, sputano sulla possibilità di esprimere un voto che davvero poca cosa non é. Si può capire la loro delusione, è anche la nostra, ma non votare non è una tattica, è un suicidio e per di più inutile.


Quanto alle Amministrative 2009, situazione ancora incerta (ci saranno molti ballottaggi) ma si può già dire che la destra è andata significativamente meglio; i ballottaggi potranno mitigare ma non eliminare questa tendenza già abbastanza chiara.

Per finire, due rimpianti:
il fatto che abbia votato solo il 67% circa, di cui abbiamo già detto;
il fatto che, con un'informazione libera, gli Italiano avrebbero potuto scegliere con maggiore consapevolezza, e questo vale per qualunque politico o capo di partito si veda usare cortesie inaccettabili da parte dei media, cagnolini scodinzolanti di questo paese a libertà di stampa limitata. Proprio oggi da una ricerca del Censis emerge che i canali dai quali gli Italiani assumono informazioni su quel che accade nel mondo e si formano un'opinione politica sono soprattutto i telegiornali e la carta stampata: come stupirsi quindi se poi votano male? Non sanno tutto e di quel poco che sanno, spesso, ne hanno avuto versioni di parte.

Tutto il resto sono balle, più o meno: davvero non sentite il rumore dei vari portavoce di partito che in queste ore si stanno freneticamente arrampicando sugli specchi, in tivù e sui giornali, per conto dei loro datori di lavoro?

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)


2 commenti:

Veneris ha detto...

Ma Di Pietro ha raddoppiato anche il numero dei votanti? Oppure ha mantenuto i suoi ed è stato premiato dall'astensione per gli altri?

mauroarcobaleno ha detto...

Rispetto alle politiche del 2008 è passato dal 4,4% (4,3% al Senato) all'8,0%; i voti sono passati da 1.593.675 presi alla Camera (e 1.414.118 che aveva preso al senato) a 2.452.569, quindi i voti sono saliti del 50-55% a occhio, ciao