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domenica 7 giugno 2009

Coco Avant Chanel - L'amore prima del mito (di Anne Fontaine)

Titolo originale: Coco avant Chanel. Francia, 2009. Regia: Anne Fontaine. Cast: Audrey Tautou, Alessandro Nivola, Marie Gillain, Emmanuelle Devos, Benoît Poelvoorde, Etienne Bartholomeus, Yan Duffas, Fabien Béhar

Ti aspetti un film patinato e tutto lustrini, più forma che sostanza, più riflettori della ribalta che ombre del cuore, invece ti accomodi in sala e scorre sullo schermo un film elegante ma non patinato, delicato e misurato ma non plastificato, forse un po' troppo lungo ma in definitiva mai noioso, anzi a tratti ipnotico (forse è questa ipnosi che scaturisce da alcune scene a farti perdere il senso del tempo per brevi tratti e a non farti avvertire quindi nella loro interezza i 110 minuti di pellicola).
Ti aspetti un polpettone tirato via sulla vita di Gabrielle Coco Chanel, a metà tra il documentaristico, il kolossal e il celebrativo, invece trovi "solo" la storia di una donna, raccontata soprattutto dal punto di vista dei sentimenti, senza alcuna concessione a tentazioni apologetiche e con ben pochi riferimenti alla sua notevolissima carriera di cui vediamo solo uno scorcio a fine pellicola.
Un film che narra con semplicità la vita di una donna, facendo emergere senza forzature, qua e là, i tratti unici della sua personalità e del suo genio: sono piccoli e impercettibili le sfumature grazie alle quali però capiamo con certezza di avere di fronte una persona davvero particolare il cui talento e la cui "stranezza" non vengono mai urlati o sbattuti in prima pagina ma sempre lasciati abilmente emergere da soli con maestria lungo il placido fluire della vicenda. Possiamo dire che questa volta il titolo scelto è davvero appropriato: "Coco Avant Chanel – L’amore prima del mito". Insomma, abbiamo la percezione costante dell'unicità della donna (per la sua visione delle cose, il suo modo di rapportarsi al mondo, per le sue incantevoli intuizioni) e della bravura della stilista (di cui apprezziamo il talento davvero innato per l'abbigliamento e il colpo d'occhio leggendario), senza che si possano ravvisare artifici studiati per far emergere nè l'una nè l'altra: merito della leggerezza e della naturalezza della narrazione, un risultato che sullo schermo non è mai facile ottenere.
Non biografia epica, dunque, nè polpettone celebrativo, ma neppure melodramma: semplicemente ma non banalmente, la vita di Chanel da quando bambina viene abbandonata in un orfanotrofio a quando, adulta, dopo varie vicissitudini soprattutto del cuore, trova finalmente la sua strada e diventa quello che per tutti ancora oggi è ma che, come detto, per fortuna nel film non vediamo se non di sfuggita, grazie alla inconsueta ed indovinata scelta del regista.
Elegenza, si diceva: ma non tanto dei vestiti e dei cappellini, che pure abbondano, quanto degli ambienti, dei dialoghi, dei sentimenti, degli sguardi e certamente molto merito va a Audrey Tatou che sembra proprio avere il viso e il corpo perfetti per questo ruolo.
Alcune recensioni non danno il giusto peso a questo film che invece può annoverarsi tra quelli da vedere; rassegniamoci al fatto che molti, ieri sera, abbiano preferito in sala 1 Terminator Salvation (in attesa di entrare, curiosando sulla fila alla cassa, potevo con certezza del 90% indicare chi avrebbe salito le scale della sala 2 o imboccato la rampa della sala 1 solo giudicando a colpo d'occhio figura, modo di vestire e composizione degli spettatori in attesa di pagare il biglietto... due uomini o due o più ragazzi: Terminator; coppia uomo-donna: Coco Chanel; coppia ma con lei vestita da maschiaccio, capelli lunghi, t-shirt nera con scritta heavy e jeans sbrindellati: Terminator; gruppo di cinque adolescenti in piena fase ormonale: Terminator, ecc. Le multisala hanno mille difetti, almeno offrono la possibilità di fare questo innocuo giochetto socio-cinematografico: si deve pur ingannare l'attesa...)

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)


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