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martedì 27 gennaio 2009

Perché gli arbitri sbagliano

Errori arbitrali a pioggia in serie A, solite polemiche. Al di là delle sviste, sempre possibili sino a quando ad arbitrare saranno uomini e non macchine (un rigore non visto, un pugno impunito, stessi falli valutati in maniera diametralmente opposta da campo a campo o addirittura nella stessa partita), ciò che infastidisce è il ripetersi di direzioni di gara poco serene, incerte, decisive nel determinare il risultato. Arbitri che tentennano e poi prendono una decisione cercando di farsi meno male possibile, ossessionati come sono dalle moviole che da lì a qualche ora li vivisezioneranno ed eventualmente li massacreranno rischiando di comprometterne le possibilità di carriera.
Lasciano da parte Calciopoli (lunga parentesi nera del nostro calcio, durante la quale, secondo quanto ha stabilito la giustizia sportiva, le designazioni erano truccate, gli arbitri avevano contatti telefonici frequenti e illegali con dirigenti e presidenti, i risultati, le ammonizioni e perfino le moviole serali erano pilotate), il problema degli arbitri c'è sempre stato e c'è tuttora. In una intervista rilasciata oggi a "Il Secolo XIX" Graziano Cesari, ex arbitro, oggi opinionista sportivo, riesce a descrivere bene il nocciolo del problema.

Graziano Cesari, lei che ne pensa? «Che c'è una categoria arbitrale - parlo in generale - facilmente condizionabile. Gente per la quale l'evento mediatico diventa infinito. Sabato hanno sbagliato? Il giorno dopo hanno fatto peggio. E questo per una questione di personalità: quando arbitri pensando di evitare le polemiche il risultato è questo».
Scusi, ci spieghi meglio: quale meccanismo mentale subentra? «Quando non vieni tutelato, vai a cercare più sicurezza. E, se non hai abbastanza personalità, credi che non mettersi contro le squadre più titolate sia una specie di salvagente per la tua professione in chiave futura. Abdicano al ruolo di giudice pensando all'ipotetico danno che potrebbero riceverne, perché arbitrare al vertice, oggi, frutta tanti soldi».

Semplice, no? Arbitri non indipendenti da coloro che devono arbitrare (nel senso che la soddisfazione o l'insoddisfazione di questi sono in grado di influire pesantemente sulle loro carriere) e non tutelati da chi dovrebbe tutelarli, oltre che a volte davvero poco preparati o con scarsa personalità non possono che produrre situazioni come quelle descritte. E poiché la situazione attuale fa comodo ai più forti ben difficilmente si riuscirà a cambiare, nonostante gli sforzi che Collina ora e altri prima di lui hanno di tanto in tanto profuso.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)


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