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domenica 16 agosto 2009

Davigo e Gomez per riflettere

Oggi, domenica postferragostiana, una specie di Ferragosto bis, ci vedo bene Davigo e le sue illuminate parole sulla mensola del mio blog e, a seguire, una piccola perla di Gomez.

“Questo è un paese infarcito di una infinità di regole la cui violazione è abitualmente tollerata. Un paese serio è un paese dove ci sono poche regole fatte ferreamente rispettare. Questa è la differenza fra il suddito e il cittadino: il suddito è un soggetto cui sono imposti infiniti obblighi e infiniti divieti; normalmente gli si permette di farne strame ma se alza la testa gli si chiede conto e ragione di tutte le violazioni fino a quel momento perpetrate. Il cittadino è un uomo a cui sono imposti pochissimi obblighi, pochissimi divieti per la cui violazione non c’è perdono, non ci sono il condono edilizio, il condono fiscale, l’amnistia, l’indulto: c’è il rigore. Ma, rispettati quegli obblighi, è un uomo libero e più nessuno può infastidirlo”.

Grazie a Piercamillo Davigo, magistrato. Ci vorrebbero una lastra di marmo, caratteri oro e un incisore, ci sono volontari…?


Come non riportare questa piccola perla di Peter Gomez?
Si parla di privacy e di Berlusconi che possiede “Chi” e giornaletti scandalistici vari ma al contempo non vuole paparazzi alle calcagna che possano renderci noti i suoi scollacciati usi privati così diversi dalle sbandierate pubbliche virtù: una delle sue mille insanabili contraddizioni di uomo e di politico.

«Pensate, tutti voi siete stati fotografati. È una cosa intollerabile. Dobbiamo difendere la privacy delle persone, dovunque, soprattutto a casa loro», ha spiegato Berlusconi ad amici e parenti.
Resta però da chiarire chi siano le «persone» che avranno garantita la privacy (peraltro già oggi tutelata da una serie di severissime norme). Tutti i cittadini o solo alcuni di essi? La domanda non è provocatoria. Nel 2003, nei mesi delle polemiche sulle leggi ad personam, Berlusconi aveva detto: «In una democrazia liberale chi governa per volontà sovrana degli elettori è giudicato, quando è in carica e dirige gli affari di Stato, solo dai suoi pari, gli eletti dal popolo». Un concetto estratto in fotocopia dalla Magna Charta di Giovanni Senzaterra che all'articolo 21 recita: «I conti e i baroni non siano multati se non dai loro pari». Era il 1215. Le macchine fotografiche non erano state ancora inventate. Altrimenti Giovanni Senzaterra avrebbe certamente pensato anche a quelle.

Grazie a Peter Gomez, giornalista e scrittore. L’articolo intero è qui:
http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/2009/08/13/privacy_democrazia_e_feudalesi.html

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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