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martedì 4 agosto 2009

Peer-to-peer e giurassica (e interessata) ottusità

Ogni volta che leggo che una persona è stata condannata a pagare cifre assurde per aver scaricato da Internet qualche canzone sorrido e mi preoccupo. Mi preoccupo per le persone condannate, in genere studenti con quattro soldi in tasca, sorrido per la profonda imbecillità umana.
Le grandi major discografiche dove vogliono arrivare? Pensano di poter ottenere 675.000 dollari dal venticinquenne statunitense Joel Tenenbaum? Pensano davvero di potersi opporre a mani nude contro la marea, semplicemente facendo causa a uno studente che scarica 30 brani musicali da Internet e ottenenendo, grazie a leggi vetuste e a giudici rigidi come bastoni, sentenze talmente spropositate da risultare alla fine inutili?
La verità è che va definita una volta per tutte una nuova legge sul copyright, che sia al passo coi tempi e che tenga conto della realtà come è oggi e non come era un secolo fa. E va tracciata una profonda distinzione tra chi scarica 20,50 o 100 brani per ascoltarli sul suo pc o sull'autoradio (non si potrebbe fare, ma se non volete che si faccia agite su chi mette a disposizione il download, non su quei poveracci che lo effettuano senza fine di lucro) e chi sul download e sul commercio di brani mp3 ci guadagna, quindi fa lucro e non solo "profitto". Dai tempi di Napster molta acqua è passata sotto i ponti, ma per alcuni sembra che non sia accaduto nulla. Le major, anzichè opporsi al cambiamento (inevitabile, ripetiamo, piaccia o no) farebbero meglio a tranciare i loro mega profitti ingiustificati (spesso realizzati sulle spalle di chi musica la fa davvero, cioè gli artisti) e ad adattare con intelligenza e lungimiranza i loro modelli commerciali al peer-to-peer, invece di opporvisi ottusamente. Sarebbe auspicabile, in altre parole, che prendessero atto che un determinato modello di distribuzione della cultura, basato sulle case discografiche e cinematografiche, è ormai obsoleto, spazzato via dagli eventi, dal progresso tecnologico, dal futuro. Mettere sullo stesso piano, poi, chi si scarica un po' di canzoni per se stesso e chi ne commercia migliaia è una bestialità che squalifica del tutto le già vacillanti ragioni di chi intenta cause di questo tipo.
Spesso poi, sull'onda di una legittima (dal punto di vista legale) battaglia per il rispetto del diritto d'autore, si cerca, anche e soprattutto nel nostro paese, grazie agli illuminati governanti che ci siamo ritrovati negli ultimi dieci anni, di mettere sotto controllo Internet, più in generale, al fine di mettere il bavaglio all'ultimo media libero rimasto: come interpretare diversamente le più recenti proposte di legge presentate nel nostro paese e che, se approvate, ci farebbero retrocedere, nella classifica dei paesi liberi, allo stesso livello di dittature illiberali come quella cinese e quella birmana? E come non citare la proposta di quel genio che risponde al nome di Sarkozy di vietare l'accesso a Internet a chi si renda colpevole di determinate azioni sul web, proposta già bocciata dal parlamento europeo perchè evidentemente lesiva di un diritto irrinunciabile dell'utente e giudicata irricevibile dal Consiglio Costituzionale francese che ha stabilito che la connessione a internet è un diritto fondamentale del cittadino e che quindi nessuna autorità può alienarlo? Speriamo che questo basti per instillare un flebile dubbio nelle granitiche menti di chi va avanti imperterrito lungo una strada impraticabile, ma ne dubito. Fino alle proposte di scaricare la responsabilità del controllo e la colpa di eventuali violazioni sui provider: mossa non realizzabile da un punto di vista pratico e che sarebbe ottusamente mortale per tutto Internet. Ma il punto è proprio questo: ci sono persone che per ignoranza o per interesse o per tutte e due le cose vogliono affossare Internet; saranno spazzate via in una nuvola di ridicolo.
Ci sono persone, insomma, generalmente sopra i 60 o comunque al soldo di multinazionali o di centri di potere e di interesse mostruosi, che cercano di disciplinare una materia di cui non sanno nulla per piegarla ai fini di chi dà loro mandato di agire; o che, semplicemente, non ne azzeccano una per incompetenza.
Non si può fermare il futuro, magari per difendere gli interessi e i privilegi di una parte. Ci sono governi che da anni hanno capito che Internet è il futuro e ne agevolano in ogni modo lo sviluppo e la fruizione; ce ne sono altri che ancora non hanno capito o non hanno voluto capire niente. Tutto questo dibattersi di menti giurassiche e miopi non potrà fermare il trend attuale che va verso una circolazione sempre più facile delle informazioni tra individui e che naturalmente spaventa chi ha paura di perdere le sue posizioni di privilegio o chi ha tutto da temere da un'informazione libera e partecipata. L'enorme potenzialità del digitale ha relegato in un angolo le major, è quindi naturale che esse scatenino tutte le offensive possibili per sopravvivere. Le norme riguardanti il copyright e il file sharing andrebbero cambiate, questa è una verità lampante, ben chiara nella mente dei giovani e di chi più in generale sa davvero cosa è e cosa può fare Internet per gli uomini; solo i politici, che non sono giovani e che hanno le mani legate da chi comanda, cioè i grandi imprenditori, non l'hanno ancora capito e c'è da chiedersi quanto tempo impiegheranno a capirlo e a svincolarsi dai poteri forti che li condizionano. C'è chi pensa di poter fermare il fenomeno della condivisione delle informazioni e della loro libera circolazione nel web; se credesse di poter fermare la storia, sarebbe lo stesso.
Questo non è un invito a violare le leggi esistenti. E' un invito rivolto a chi comanda a cominciare a usare il cervello e il cuore, dimenticando il portafoglio e colmando eventuali gap conoscitivi con un corso di apprendimento rapido; è un invito a cambiare leggi assurde, ormai inadatte ai tempi in cui viviamo, inutili, prima che si creino danni inutili e che vengano spazzate via da sole dal progresso che, come è noto non si ferma di fronte a niente, solo a volte ci mette un po' di più, se si scontra con radicate, obsolete e scioccamente resistenti posizioni di privilegio.

autore: mauroarcobaleno (blog.mauroarcobaleno.it)

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1 commento:

Tamaki ha detto...

Non ce la faranno MAI a combattere il download di musica da internet. E MAI MORIRA' LA PIRATERIA. (qua ci sta la risata..è..)

by g.